di Anna Mori – Nella terza e ultima parte dell’intervista a Gazzetta della Spezia, il direttore di CNA La Spezia affronta il nodo della spesa turistica, il rapporto tra Spezia e Cinque Terre e la direttiva Bolkestein, fino alla sfida più generale del futuro del territorio
Dopo aver analizzato nella prima parte la struttura dell’economia spezzina, l’innovazione, i giovani e il rapporto tra formazione e imprese, e nella seconda il porto, la logistica, il lavoro e il confronto con le istituzioni, l’intervista a Pasquale Cariulo arriva ai temi legati più direttamente alla capacità del territorio di trasformare i flussi e le opportunità in ricadute economiche.
Il turismo, il rapporto tra Spezia e Cinque Terre, la spesa dei visitatori e il futuro delle imprese balneari attraverso il tema delle concessioni sono al centro di quest’ultima parte del confronto. Un percorso che si chiude con una riflessione più ampia sulla necessità di mettere insieme competenze, imprese, università e istituzioni.
Turismo: tanti visitatori, ma quanta ricchezza rimane sul territorio?
I dati relativi ad arrivi e presenze restituiscono l’immagine di un territorio turistico forte. Ma per CNA la domanda fondamentale è un’altra: quanto di quel flusso si traduce effettivamente in economia per le imprese locali? “Dal nostro punto di vista la cosa più interessante non è soltanto sapere quante persone arrivano, ma capire quanto poi rimane nell’economia e quanto business viene generato da tutto questo”.
Secondo Cariulo, le testimonianze raccolte tra gli associati non restituirebbero, almeno per il momento, un quadro altrettanto positivo. “Abbiamo tra i nostri associati anche gestori di case vacanze che ne hanno centinaia e ci hanno detto: abbiamo fatto lo stesso fatturato dell’anno scorso, ma abbiamo dovuto aumentare del 10 per cento il numero delle case, perché i prezzi sono calati. Quindi l’economia generata dal flusso turistico non è direttamente proporzionale al flusso turistico”.
La stessa sensazione arriverebbe dalle imprese che lavorano nella filiera alimentare. “I nostri associati che fanno ingrosso alimentare ci dicono che i ristoranti comprano meno materie prime. Evidentemente c’è un problema”.
Un problema che, nella lettura di Cariulo, è il risultato della somma di più fattori: costi energetici, carburanti, bollette, salari che non crescono nella stessa proporzione e una conseguente difficoltà del ceto medio. “Se il turista è già in difficoltà perché deve fare il pieno di benzina per arrivare, comincia a scegliere la casa che costa un po’ meno o comunque cerca di spendere meno. A livello familiare, magari invece di andare al ristorante si prende una pizza, perché alla fine del mese bisogna arrivare. Turisti alto spendenti ci sono, ovviamente, ma hanno percorsi diversi”.
Il punto, quindi, non è soltanto quanti turisti arrivino, ma quanto spendono e dove. “Non è solo il fatto che il turista passa e si ferma. È quanto poi c’è di ricaduta economica: quanto spende al ristorante, quanto gira, cosa compra, quanto spende nei souvenir. È tutto l’indotto che c’è dietro il turismo. In questo momento non ci sembra così fiorente. I turisti ci sono, per fortuna ci sono sempre, ma ci sembra che spendano un po’ meno”.
CNA sta cercando di arrivare anche a una quantificazione più precisa di questo fenomeno, consapevole però delle difficoltà metodologiche.
Spezia e Cinque Terre: più autonomia, senza ignorare il grande attrattore
La discussione sul turismo porta inevitabilmente al rapporto tra Spezia e Cinque Terre. Per Cariulo, l’obiettivo non può essere immaginare un territorio completamente separato dal grande attrattore internazionale rappresentato dalle Cinque Terre. “Non credo che il turista possa decidere di venire a Spezia senza sapere che vicino ci sono le Cinque Terre, Porto Venere, Lerici. Non credo che succederà mai. Però tutte le iniziative di qualificazione e di ricollegamento al patrimonio storico e culturale vanno nella direzione giusta per costruire una propria autonomia come destinazione turistica”.
Il rapporto viene descritto come quello tra un grande attrattore e un territorio che può beneficiare della sua capacità di richiamo, senza limitarsi a esserne una semplice appendice. “Le Cinque Terre sono la Serie A e gli altri territori possono essere una Serie B fiorente, che può anche vincere il campionato di Serie B, ma non diventano Serie A così facilmente. Il volano attrattivo delle Cinque Terre non scompare”.
La strategia, quindi, dovrebbe essere quella di intercettare il visitatore e convincerlo a restare più a lungo. “Il turista che arriva per le Cinque Terre deve avere la possibilità di fare anche altro, di dedicarsi a esperienze che non c’entrano necessariamente con le Cinque Terre. Il gioco è tenerlo qui qualche giorno in più”.
E proprio la bellezza complessiva del territorio può diventare un elemento di forza. “Siamo tanto abituati alla bellezza che a volte non ce ne rendiamo conto. Il turista se ne accorge e viene anche per altre cose, non solo per le Cinque Terre, che possono essere sicuramente il “prodotto civetta” che attira e poi il visitatore si rende conto che c’è tanto altro”.
Bolkestein, territorio e concessioni: “Il know-how locale ha un valore”
L’ultimo capitolo dell’intervista riguarda uno dei temi più delicati per molte imprese del territorio: la direttiva Bolkestein e le concessioni balneari.
Cariulo parte da una considerazione di carattere generale sulla logica della normativa. “A volte sono anche un po’ stupito che piaccia così tanto questa normativa fortemente liberista, che secondo me ha un grave difetto: non tiene in nessun modo conto del fatto che esistono delle territorialità. Ci sono know-how specifici di un territorio, attività e imprese che storicamente hanno costruito delle virtuosità che si inquadrano nel nostro territorio”.
Il punto, secondo il direttore di CNA, non è mettere in discussione il principio della concorrenza, ma individuare criteri che tengano conto anche della conoscenza concreta del territorio. “Se vogliamo aprire a un libero mercato estremo e dare la possibilità di accedere a qualunque concessione a chiunque, chiunque può partecipare. Se porta un progetto interessante, che sposa i parametri, può vincere la gara. Questo è un principio liberista. Ma credo che in certe tipologie di attività si debba in qualche modo compensare con una premialità legata alla territorialità”.
Il concetto di territorialità, precisa, non dovrebbe essere inteso come una semplice preferenza per chi vive in una determinata città. “Non dico di premiarti perché sei di Spezia. Dico di premiarti perché sai cosa vuol dire gestire un posto che dietro ha le montagne e davanti il mare, perché sai che vivi in un luogo nel quale ogni centimetro quadrato vale oro. Hai un’esperienza, una connotazione, un know-how cresciuto negli anni che in qualche modo ha un valore e non può essere ignorato”.
Anche la valutazione dei progetti, aggiunge, dovrebbe tenere conto della conoscenza delle caratteristiche del territorio. “Se deve vincere il migliore, io penso che il migliore sia anche quello che ha queste caratteristiche, oltre a tutto il resto. Dire che uno è migliore solo perché fa un progetto migliore degli altri, ma non ha nessuna esperienza territoriale, credo sia incompleto. Nei progetti uno racconta quello che vuole, poi bisogna vedere cosa può realmente essere fatto. Chi conosce il territorio sa magari che un certo sviluppo non è realizzabile per determinati motivi e proprio per questo può non proporlo”.
Sul percorso delle concessioni, Cariulo sottolinea poi le difficoltà create dall’incertezza delle regole e dalle diverse tempistiche delle amministrazioni, con particolare riferimento alle imprese che devono programmare investimenti e stagione.
La posizione dell’associazione, spiega, è stata soprattutto quella di chiedere certezze. “Se un Comune decide che le spiagge devono essere tutte libere, è una scelta politica. Basta essere consapevoli della scelta che si sta facendo: vuol dire che poi i bagni e la pulizia li deve fare il Comune. Se invece il Comune decide di affidarsi a imprese private per offrire un determinato servizio ai cittadini, le imprese devono fare business. Non sono Onlus. Per fare business c’è bisogno di tempi certi e regole certe”.
Il problema, secondo Cariulo, è prima di tutto la possibilità per un’impresa di programmare. “Le imprese non hanno bisogno di tanto. Hanno bisogno di sapere le regole e i tempi. Poi fanno il loro business plan e sanno se possono o non possono investire, quali margini possono avere e quanto devono far pagare una sdraio”.
Il riferimento è anche alle difficoltà affrontate dalle imprese che hanno operato con concessioni temporanee. “Se un cliente viene da me e mi dice che vuole fare la stagione, io come posso fargli firmare un contratto per tutta la stagione se non so se la stagione la posso portare avanti? Se il Comune mi dà una concessione temporanea perché serve qualcuno che pulisca le spiagge e metta il bagnino, ma non mi dice per quanto tempo, come faccio a vendere un servizio e investire firmando un contratto che non so se potrò rispettare?”
Il fatto che la stagione sia stata portata a termine, nel caso citato da Cariulo, ha consentito almeno di ammortizzare gli investimenti effettuati dalle imprese. “Per fortuna chi ha preso queste concessioni temporanee è riuscito a finire la stagione. Le gare sono ancora lì, ma perlomeno gli investimenti fatti a maggio e giugno sono stati ammortizzati nell’arco della stagione. Altrimenti uno avrebbe potuto spendere ad esempio 50 mila euro e trovarsi dopo un mese a casa perché la concessione era stata data a un altro”.
Il ragionamento si chiude con un’ultima considerazione sui costi e sulle aspettative legate alle gare. “La Bolkestein non risolve tutti i problemi. In alcuni casi ha portato ottimi risultati, ma generalmente i costi non vengono abbattuti”.
Un territorio davanti a una fase di trasformazione
Dalla conversazione emerge così una lettura del territorio che non si ferma ai dati positivi della crescita, ma guarda soprattutto alla capacità di trasformare quella crescita in valore diffuso.
Per Cariulo la sfida riguarda contemporaneamente le grandi filiere e le imprese più piccole, la tecnologia e i mestieri tradizionali, il porto e la logistica, il turismo e la sua effettiva ricaduta, la scuola e il lavoro, la necessità di attrarre competenze e quella di creare le condizioni perché chi vive e studia alla Spezia possa scegliere di restare.
Una strategia che, nella sua impostazione, passa soprattutto dalla capacità di mettere insieme soggetti diversi. “Abbiamo l’industria, abbiamo le micro e piccole imprese, abbiamo l’università, abbiamo un territorio che ha grandi attrattori e grandi opportunità. Dobbiamo riuscire a costruire le professionalità che servono, accompagnare le imprese nella trasformazione e mettere insieme questi elementi. Il futuro non può che partire dai giovani, ma deve partire anche dalla capacità di tutto il territorio di lavorare insieme”.
È, in fondo, la prospettiva con cui Cariulo guarda al primo anno alla guida di CNA La Spezia: non soltanto fotografare ciò che sta accadendo, ma provare a costruire, attraverso l’associazione, gli strumenti perché le imprese possano affrontare una fase nella quale velocità del cambiamento, competenze, innovazione e capacità di fare rete saranno sempre più determinanti.
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