Dopo anni di costruzione normativa, l’economia circolare europea entra nella fase più complessa: quella dell’attuazione concreta. L’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) non è più soltanto il nuovo quadro legislativo europeo per prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili: nel corso del 2026 sono arrivati alcuni dei tasselli necessari per trasformarlo in un sistema operativo, dal primo Working Plan 2025-2030 alla costruzione dell’infrastruttura del Digital Product Passport (DPP). Un cambiamento che coinvolgerà progressivamente intere filiere industriali: tessile, acciaio, alluminio, batterie, elettronica, arredamento e molti altri settori.
Il ruolo del tavolo italiano sul Regolamento Ecodesign
In questa fase il ruolo dei tavoli nazionali diventa centrale: tradurre le norme europee in strumenti comprensibili e applicabili dalle imprese. Tra le persone impegnate su questo fronte c’è Giorgia Di Giovanni, funzionaria tecnica della Divisione III – Energia e imprese, economia e tecnologie verdi, economia del mare della Direzione generale per la politica industriale, la riconversione e la crisi industriale, l’innovazione, le PMI e il Made in Italy del Mimit, coinvolta nei lavori del tavolo Ecodesign e nei dossier collegati a batterie e filiere industriali. “Al momento, essendo i lavori in Ecodesign molto sostanziosi, sto prevalentemente seguendo i lavori nel tavolo e di collaborazione con il Mase nei gruppi di lavoro”, racconta a EconomiaCircolare.com l’ingegnera Di Giovanni, che il primo ottobre a Roma sarà speaker a Intelligenza Circolare, la conferenza nazionale dell’omonimo Osservatorio sulla doppia transizione. La sua attività riguarda anche altri dossier, tutti molto impegnativi: “Mi occupo del tavolo sul mercurio, sono all’interno del tavolo batterie, faccio parte della segreteria dell’organismo di vigilanza dei consorzi per i rifiuti di imballaggi”.
ESPR: dalla strategia ai primi requisiti di prodotto
La Commissione europea ha individuato nel Working Plan 2025-2030 i primi gruppi prioritari per realizzare nel concreto le previsioni generali del Regolamento Ecodesign (ESPR): gli studi preparatori per ferro e acciaio e per i tessili sono già stati realizzati dal Joint Research Center (JRC), il braccio scientifico della Commissione. Anche sulle misure orizzontali su riparabilità e contenuto riciclato per alcune apparecchiature elettriche ed elettroniche si è iniziato a lavorare. E nei prossimi mesi e anno toccherà a mobili, pneumatici, materassi, alluminio. Il lavoro tecnico è in corso anche nei gruppi di lavoro che in Europa afferiscono all’Ecodesign Forum, lo strumento di confronto tra Commissione, Stati membri e stakeholder che ha in programma quattro nuovi incontri tra novembre e il primo dicembre. “Siamo in una fase di discussione per capire quali requisiti si vogliono inserire o meno” spiega Giorgia Di Giovanni. Tra i dossier più avanzati ci sono tessile e ferro-acciaio, ma il percorso richiede coordinamento con altri strumenti europei, come il lavoro sull’industria siderurgica.
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Ecodesign Forum: i nuovi appuntamenti
Proprio per approfondire i temi più urgenti l’Ecodesign Forum è convocato a partire da ottobre per 4 nuovi incontri dedicati a specifici prodotti: il 21 ottobre si discute di lavastoviglie commerciali e domestiche, il 3 novembre di lavatrici e lavasciuga domestiche; in un altro appuntamento di novembre il confronto si concentrerà sulle batterie, mentre il primo dicembre il focus dell’Ecodesign Forum sarà la riparabilità.
Gli incontri sono previsti in formato ibrido e il confronto riguarda non solo i requisiti tecnici, ma anche la capacità delle imprese di prepararsi per tempo. Come sottolinea Di Giovanni, la complessità deriva anche dalle tempistiche: “I lavori in Commissione sono molto serrati: la documentazione preparatoria necessità della massima cura e attenzione e talvolta arriva a ridosso dell’incontro convocato per discuterne”.
Il Digital Product Passport diventa operativo
Con Di Giovanni abbiamo approfondito un altro dei temi che saranno discussi a Intelligenza Circolari: il Digital Product Passport, destinato a diventare una delle principali infrastrutture della nuova economia circolare europea.
“A luglio 2026 la Commissione ha reso operativo il Registro europeo del DPP, elemento fondamentale del sistema previsto dall’ESPR. Il registro consente agli operatori economici di registrare gli identificativi dei prodotti e i relativi metadati, mentre i dati completi del passaporto restano gestiti secondo un modello decentralizzato” spiega la funzionarie del Mimit. Parallelamente sono stati pubblicati i primi standard armonizzati (CEN-CENELEC) per garantire interoperabilità, identificazione univoca, scambio dati, API e gestione delle informazioni. “In attuazione del Regolamento Batterie – aggiunge Di Giovanni – il 18 febbraio 2027 scatta l’obbligo del DPP per alcune categorie di batterie, ma progressivamente questo prezioso strumento sarà applicato a tessili, acciaio, costruzioni, giocattoli, detergenti, in applicazione del Regolamento Ecodesign e di diverse altre norme europee che individuano nel DPP lo strumento chiave per garantire la tracciabilità”.
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Batterie: il primo vero banco di prova
Il settore batterie sarà dunque il primo grande test operativo del sistema, in particolare quello delle batterie industriali, delle batterie per veicoli elettrici e di quelle per mezzi di trasporto leggeri. Di Giovanni conferma che su molti aspetti il confronto è ancora in corso “per concludere le ultime attività”. Il principale nodo riguarda la gestione delle informazioni.
“Non abbiamo rilevato problemi nell’implementazione della nuova modalità di divulgazione dell’informazione, quanto nell’individuare l’informazione stessa da fornire”, spiega. La questione centrale è trovare un equilibrio tra trasparenza della filiera e tutela delle informazioni industrialmente sensibili: “La criticità è capire come l’accesso a queste informazioni possa essere meno ristretto e quali siano le informazioni da fornire”. Un tema che è al centro anche del dibattito europeo: il successo del DPP dipenderà infatti dalla capacità di costruire sistemi interoperabili senza trasformare la condivisione dati in un rischio competitivo per le imprese.
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