Giorgia Meloni: “Giù le tasse al ceto medio. Stop al burqa a scuola. Fa paura il no della sinistra”


Intervista a tutto campo della premier alla Festa de Il Tempo. Bollo auto, immigrazione, sicurezza, nucleare e sfida alla sinistra

Buon pomeriggio, Presidente. La sinistra è impazzita di rabbia per l’abolizione del bollo auto. A una settimana di distanza dall’annuncio, lei come si spiega quelle reazioni scomposte?

«Intanto mi consenta di ringraziare lei e la redazione de Il Tempo e, se posso permettermi, di fare i complimenti perla crescita del vostro giornale. Torniamo al bollo. A dire la verità io non sono molto sorpresa che a forze politiche che propongono una patrimoniale al giorno – l’ultima quella di Conte per coprire la proposta di dare 20mila euro ad ogni diciottenne – non piaccia un governo che non solo non mette nuove tasse sulla proprietà, ma addirittura le toglie. È chiaro che per la sinistra, abituata a mettere le mani in tasca ai cittadini, per finanziare provvedimenti disastrosi come il superbonus, questo sia un sacrilegio. Laloro non è la nostra ricetta, se ne facciano una ragione: per le patrimoniali bisognerà aspettare un governo diverso dalnostro, ammesso che arriverà. Il nostro governo inquesti anni ha tagliatole tasse sul lavoro, con abbattimento del cuneo, taglio dei fringe benefits, premidiproduttività, detassazione deiturniferiali, detassazione degli aumenti contrattuali. Abbiamo tagliato quelle sulla persona, con illavoro sull’Irpef, l’accorpamento delle prime due aliquote e la riduzione della prima. Abbiamo tagliatole tasse sulle imprese, con iper ammortamento e crediti d’imposta sulla Zes nel Mezzogiorno. Abbiamo tagliato le tasse sui lavoratori, con l’innalzamento della platea del regime forfettario, e quelle sulle famiglie, soprattutto alle mamme lavoratrici. E, infine, sulla proprietà. La sospensione del bollo auto è solo l’ultima: abbiamo, per fare un esempio, anche tagliato quelle sulla prima casa fino ad una certa soglia nel calcolo degli Isee. Questo è il nostro lavoro e intendiamo andare avanti. Anche se a qualcuno non piace, ma a noi sì».

Altra crisi isterica dell’opposizione per le norme contro il velo a scuola e peril tetto al numero di alunni stranieri. Ma non erano contro il patriarcato oppure il patriarcato può andar bene a patto che sia islamico?

«Questa è una lunga discussione, direttore. Andiamo per punti. Il Cdm ha appena licenziato queste misure. Primo: il divieto a scuola, a scanso di equivoci, è riferito al velo integrale, niqab e burqa, non a quello che copre il solo capo, ma quello che nasconde il volto. Perché a scuola si va a viso aperto e nessuno in Italia, in nome di una vera o presunta tradizione, ha il diritto di decidere che una donna o, peggio, una bambina debba nascondersi. E mi stupisce che la sinistra non sia d’accordo che una donna a cui viene imposto di nascondersi è una persona a cui si stanno negando i diritti fondamentali e quell’integrazione di cui ci si riempie tanto la bocca. Questa norma tocca anche un aspetto legato alla sicurezza pubblica: leggi simili ci sono già in altri Paesi europei e persino in alcune nazioni a maggioranza islamica. Ripeto: l’opposizione a queste norme è incomprensibile epercertiversispaventosa. Lo stesso vale per il tetto agli alunni stranieri in classe: anche qui non capisco lacontrarietà della sinistra. Noi non cacciamo nessun bambino dalle scuole – come qualcuno sta provando a raccontare – ma stiamo offrendo loro la possibilità di integrarsi davvero. E la sinistra lo sa bene: aveva proposto norme simile coi governi Letta e Conte II. Ma, come sempre, loro lo hanno detto e noi l’abbiamo fatto. Siamo d’accordo sul fatto che conoscere l’italiano e le regole basilari della nostra società siano gli elementi indispensabili per una vera integrazione? È questa la domanda fondamentale. Non ci vuole un genio per capire che il ghetto lo crei se unbimbo straniero che nonparlaitaliano si ritrova in una classe in cui nessuno la parla.Così rischi di creare una doppia discriminazione: quella verso il bambino straniero che non può integrarsi e quella verso il bambino italiano, che rimane indietro rispetto alle proprie possibilità. Quindi, organizzare le classiinmodo equilibrato è uno strumento che favorisce tutti, perché favoriscel’integrazione. Io sono fiera di questo provvedimento, sono fiera del Cdm chelo ha licenziato e fiera del coraggio dimostrato portando avanti la proposta nonostante le prevedibili reazioni della sinistra, che ha una specie di riflesso incondizionato per cui loro dicono delle cose, ma se poi le diciamo a noi, automaticamente cambiano idea».

Veniamo alla prossima legge di bilancio. Molto, e a mio avviso assai bene, è stato fatto peri ceti più in difficoltà in Italia, nelle prime quattro manovre della legislatura.Ora però èilmomento delceto medio. Cosa dice achipercepisce più di 50 mila euro lordi annui? In larga misura sono elettori di centrodestra…

«Su questo tema voglio tornare un attimo indietro. Quando siamo arrivati la nostra priorità era intervenire sui i redditi dei medio-bassi, e così abbiamo agito. Ma faccio notare che molte delle misure adottate in questi anni che hanno aiutato i redditi medio-bassi in realtà sono andati a beneficio anche di chi ha un reddito più alto. Gli interventi sull’Irpef ne sono un esempio, essendo un’imposta a scaglioni. Ma posso citate molte altre misure: l’innalzamento della soglia di esenzione dei fringe benefits, passato da 258 euro a 2mila euro per lavoratori con figli; penso a alla detassazione quasi totale dei premi di produttività: l’aliquota è passata dal 10% all’1%; abbiamo alzato da 65mila a 85mila euro la soglia d’accesso al regime forfettario per gli autonomi; ancora, i congedi di maternità, innalzando la soglia di retribuzione all’80% dal30%precedente; abbiamo escluso dal calcolo dell’Isee i titoli di Stato fino a 50mila euro; infine, come già detto, ilvalore della prima casa, con la franchigia che è passata da 52mila euro a 91mila euro e a 120mila per chi vive nelle città metropolitane. Tutte misure che riguardano in modo importante il ceto medio. Ricordo anche che i redditi medio-alti hanno potuto beneficiare anche dei vantaggi indiretti legati alla stabilità e alla serietà del governo. Basti pensare all’andamento record della borsae alla sempre maggiore appetibilità dei titoli di Stato e alle emissioni record in favore delle famiglie e piccoli risparmiatori. Quindi un lavoro sul ceto medio c’è stato; posso comunque confermare che continueremo a tagliare le tasse per tutti e che, ovviamente, avremo un occhio di riguardo per il certo medio, che è il motore diquestaNazione.Alleggerirlo serve chiaramente a tutti, compatibilmente con il contesto attuale, che non è facilissimo. Insomma, è certamente uno dei nostri obiettivi, e nonperragionielettorali, ma perché è giusto farlo e a me piace fare le cose giuste, per mettere in moto questa Nazione e chi la manda avanti».

I numeri del contrasto all’immigrazione clandestina sono lusinghieri: in due anni, oltre l’80% in meno di sbarchi. Più il successo in Ue sulla nuova normativa sui rimpatri, che è stata voluta da lei, e che prevede la lista unica dei paesi africani e asiatici dove rimandare chi non ha diritto di rimanere. I rimpatri stanno già andando damesimeglio: si aspetta un ulteriore aumento?

«Io difficilmente mi accontento dei risultati raggiunti, a maggior ragione quando si parla di un tema così importante per noi e per i cittadini come la lotta all’immigrazione illegale di massa. Gli sbarchi si sono ridotti rispetto al 2023 di oltre l’80%, certo, ma vale la pena ricordare anche un altro dato, ovvero la diminuzione degli arrivi illegali rispetto al 2022, in cui siamo al 70% in meno. C’è voluto del tempo, è vero: avevamo promesso soluzioni strutturali a questo problema, anche qualora ciò avesse richiesto più tempo, e abbiamo portato soluzioni strutturali, a livello nazionale ed europeo. Oggipossiamo dire che l’Italia non è più il campo profughi d’Europa. E lo diciamo perché è un risultato del quale vado sinceramente orgogliosa, e a maggior ragione perché siamo riusciti ad ottenerlo in una situazione di instabilità intorno a noi che continua a peggiorare e un contesto totalmente avverso. E nonostante le palesi resistenze e glievidentitentativi di boicottaggio di chi ha provato in ogni modo a remare contro. Io resto convinta che se tutte le parti dello Stato avessero remato sinceramente nella stessa direzione si sarebbe potuto fare ancora meglio, m non dispero che questo prima o poi possa accadere. Dopodiché in questi anni sono anche aumentati in modo sensibile i rimpatri, di circa il 55% rispetto a quando ci siamo insediati; qui si può e si deve fare molto meglio, e siamo alavoro per farlo. Sono infine assolutamente convinta che una spinta decisiva arriverà dall’adozione del nuovo regolamento sui rimpatri dell’Ue, che ci consente, ricordiamolo, di rimpatriare più velocemente chi non ha titolo a stare da noi e anche diudite udite – aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi. Di fatto seguendo una strada è stata aperta dall’Italia con il famoso, vituperatissimo, protocollo con l’Albania che oggi diventa uno strumento del quale gli Stati membri possono fare uso. Anche qui, io ricordo quando ci dicevano che le nostre idee sul contrasto all’immigrazione erano eretiche o addirittura contrarie alla civiltà giuridica europea. Sono fiera che oggi quelle idee siano la civiltà giuridica europea. E questo ci deve ricordare una cosa semplice: noi siamo l’Italia e con un po’ di sana consapevolezza di quello che rappresentiamo, della forza che abbiamo, con qualche idea di buon senso noi possiamo indicare la rotta e non limitarci a inseguire una rotta indicata da altri. Ma per fare questo c’è bisogno di un governo di patrioti».

Sicurezza. L’esperimento del «modello Caivano» può essere replicato nei punti caldi delle grandi città? Può essere questa una misura di impatto, visibile, che dia ai cittadini, insieme ai numeri, anchelasensazionevisibile di un cambiamento?

«Sì. Il governo ha già da tempo agito in questo senso. Intanto il modello Caivano è già operativo in altri otto territori e coinvolge i punti cardine di diverse città: Roma, al Quarticciolo, quadrante Est della Capitale, dove siamo impegnati per realizzare servizi e strutture per ragazzi, come asili nido, aree attrezzate e sportive; poi Napoli, a Scampia, con lo sgombero di un enorme campo rom per realizzare al suo posto un campo da rugby da affidare alle Fiamme Oro, sul modello di quello che abbiamo fatto a Caivano e contemporaneamente permettere l’apertura di uno svincolo stradale atteso daanni; in Calabria, dove abbiamo sgomberato la storica tendopoli di San Ferdinando, di cui si è parlato per anni, che accoglieva i braccianti agricoli nella piana di Gioia Tauro, cancellando una vergogna e fornendo una sistemazione dignitosaa queste persone straniere che lavorano regolarmente sul nostro territorio; ancora, Rozzano, inLombardia, dove stiamo intervenendo per riqualificare il centro della città per consegnare ai cittadini nuovi spazi recuperati all’abbandono. Tutto questo per dimostrare che non ci siamo fermati a Caivano: per noi non era una bandierina da piantare, ma l’esempio che si poteva fare, e lo stiamo replicando in diversi luoghi. Ovviamente sicurezza e controllo delterritorio sono la precondizione per questo tipo di operazioni; ne siamo così consapevoli che in meno di quattro anni abbiamo assunto 46mila agenti della forze dell’ordine e altri 25mila entreranno in servizio entro il 27 ottobre, quindi alla fine avremo assunto 70mila persone nelle forze dell’ordine. E anche grazie a questo abbiamo realizzato fin qui 4.500 operazioni ad alto impatto: un metodo che funziona, che restituisce una presenza dello Stato sul territorio e perché ci dà numeri importanti nel contrasto alla criminalità. Parliamo di un milione e 200mila persone controllate e migliaia di arresti. Poi ancora strade sicure, operazione che abbiamo rafforzato che oggi conta su 6.800 militari, 800 dei quali impegnati nelle stazioni, perché le stazioni sono la foto della carta d’identità delle grandi città. Quindi da una parte cerchiamo di riportare sicurezza e legalità, dall’altra ci occupiamo di costruirepresidi sul territorio che rimangano nel tempo insieme anche alle amministrazioni locali.Crediamo che un riscatto sia possibile e io continuo a crederci fermamente. Ci sono della storie che questo lo raccontano molto bene e ce n’è una in particolare che vorrei condividere con voi. Ed è quella di un ragazzo che si chiama Francesco Crispino, un atleta molto giovane che pochi mesi fa havinto l’argento ai campionati italiani under 17 di pugilato. Esapete dove si allena questo ragazzo?Nel centro Pino Daniele di Caivano, cioè la struttura che noi abbiamo realizzato al posto del luogo simbolo del degrado di quel territorio, nel quale si consumò il terribile stupro di due bambine che poi miportò aCaivano. Epoiché di solito si racconta soprattutto quello che non va, è un modo per dire che questa Nazione è piena di storie straordinarie che danno senso al nostro lavoro».Parliamo di energia. Ieri il Parlamento ha approvato la legge delega per il nucleare.«Dopo 40 anni l’Italia torna ad avere un quadro di regole che consente di produrre energia nucleare. Considero un paradosso che importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di Nazioni vicine, però noi non possiamo produrla. Questa legge affronta questo paradosso. Cosa cambia per famiglie ed imprese? Cambia molto, anche se ci vorrà tempo: intanto meno dipendenza dall’estero e quindi meno esposizione alle crisi internazionali che, come abbiamo visto in questi anni, poi si pagano in bolletta. Cambia anche che avremo un’energia stabile e a bassa emissione, grazie ad un mix energetico di cui abbiamo bisogno e che avremo una risposta concreta alla richiesta di elettricità destinata a crescere con i data center e con l’Ia. Infine, cambia, e questa è la cosa che interessa di più i cittadini, che avremo bollette meno care. È dunque una decisione strategica, coraggiosa, di buon senso, di visione: è possibile che io non sarò io al governo quando gli italiani vedranno questa rivoluzione, ma quel giorno sarò molto contenta di aver determinato qualcosa che può cambiare la produzione italiana e ilpotere d’acquisto degli italiani. Voglio qui ringraziare anche le forze politiche che stando all’opposizione ci hanno dato unamano sin dall’inizio, segnatamente Azione e Carlo Calenda, che ha dimostrato che ci sono ancora dei politici che sulle questioni strategiche sanno andare oltre gli steccati».

Se le comunicano chi sarà il suo avversario a sinistra, lei è disponibile a un confronto faccia a faccia?

«Ma guardi direttore, èunadisponibilità che avevo già dato. Ilproblema qui è sapere se avremo un candidato premiervero a sinistra. Perché io sono ferma alle proposte dei vari Speranza di usare il partigiano come prestanome da candidare premier per fregare la gente e non dirci prima del voto chi guiderebbe ungoverno di sinistra… Noi purtroppo siamo abituati a questi metodi, che però tradiscono il fatto che a loro non interessa molto di quello chevuole la gente, tanto alla fine decidono loro nel palazzo: quando fanno queste proposte è questo quello che stanno dicendo… Proprio per ciò, noi dobbiamo essere contenti che, se la riforma elettorale verrà approvata, avremo consegnato a questo Paese norme che consentiranno alle prossime elezioni ai cittadini decidere e scegliere partito, coalizione, candidato premier, programma e pure il parlamentare dopo oltre 30 anni. Finisce così la stagione dei giochi di palazzo, dei governi arcobaleno e tutto quello che abbiamo visto e non ha funzionato. Decidono i cittadini chi vince le elezioni ha i numeri per governare 5 anni.Questo credo che sia un discreto lascito per questa Nazione».

Vale per Vannacci e per altri.È il momento di chiarire agli italiani che ogni voto sottratto al centrodestra rischia di portare la sinistra a Palazzo Chigi? Esiste untema di «voto utile»?

«Io non penso che serva più di tanto chiarire agli italiani questo, perché penso che lo abbiano già chiaro. Il voto è utile quando è utile all’Italia e, per come la vedo io, è utile se ti consente di avere una maggioranza compatta, un governo scelto dai cittadini che abbia un programma chiaro, che possa rispettare gli impegni presi e che non sia ricattabile. Questa la mia visione: interpreto la politica come servizio alla Nazione e non come forma di realizzazione personale. Non ci si deve porre il tema di vincere, ma porre il tema di riuscire a governare bene, perché è questo che faladifferenza. Sono convinta che lo abbiamo dimostrato in questi anni e sono convinta che lo possiamo dimostrare anche peri prossimi. Chiaramente dipende dagli italiani, e confido che capiscano molto bene come staranno le cose al momento del voto».


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