La lezione della tradizione “made in Italy” alla tecnocrazia: master universitari sulla cartapesta a Lecce


Vivere, oggi, il senso di un’appartenenza  e di storie complesse, che hanno segnato e continuano a segnare il vissuto italiano, significa coniugare Tradizione ed Innovazione alla luce dei nuovi orizzonti tecnologici, produttivi e formativi del Terzo Millennio.

In questa prospettiva un’interessante campo di azione è rappresentato – non sembri un paradosso –  anche dall’arte di lavorare la cartapesta, che affonda le sue radici lontano nel tempo, già nel XVII e XVIII secolo, in un periodo di vivace fermento artistico che vede a   Lecce la costruzione di numerose chiese e monumenti. Per sopperire alla mancanza di materie prime pregiate, gli artigiani leccesi si reinventano, iniziando   ad utilizzare materiali umili che però, amalgamati con estro, passione e dedizione, si trasformano in prodotti sorprendenti, difficilmente distinguibili dalle opere realizzate con materiali pregiati.

Ancora oggi la tradizione della cartapesta è emblema indelebile della struttura identitaria che caratterizza il Salento, dove si realizzano soprattutto statue di santi di varie dimensioni, fortemente espressive e dallo stile unico, composizioni sacre ed i tradizionali presepi.

Tutto questo sulla base di tecniche produttive “povere”, che si riperpetuano nei secoli: una pasta a base di carta e colla viene spalmata all’interno di uno stampo in gesso precedentemente preparato e  per le  statue fino a settanta centimetri   d’altezza, una struttura in fil di ferro e lana di legno (trucioli) ai quali si uniscono testa, mani e piedi eseguiti a parte in creta. Dopo l’asciugatura, si sovrappongono strisce di carta bagnata nella colla di farina fino ad ottenere la sagoma desiderata. Seguono varie fasi di rifinitura; la principale consiste nel modellare i dettagli mediante una sorta di piccoli cucchiai arroventati di diverse forme. A discrezione dell’artigiano, il tutto può essere ricoperto da uno strato di gesso di Bologna. La colorazione è la fase terminale di un lavoro che può richiedere anche varie settimane.

Fin qui una Storia ed un’esperienza artistica ed artigianale che si è riperpetuata nei secoli. E’ partendo da questa tradizione, tuttora radicata nel territorio salentino, con al centro Lecce, che si muove ora   il  progetto  di master universitario di I livello “L’arte della cartapesta tra tradizione e nuove tecnologie”, curato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, in partnership con il Cnr.

 Il progetto, a partire dall’anno accademico 2026/2027, propone un percorso formativo d’eccellenza aperto a laureati e diplomati AFAM (Accademie di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) pensato per integrare competenze storico-artistiche, tecniche artigianali, restauro, design, progettazione, sostenibilità e tecnologie digitali. L’obiettivo è formare figure professionali capaci di operare nell’alto artigianato artistico, nel restauro e nella conservazione, nel design, nella scenografia, nelle installazioni artistiche e museali, nell’imprenditoria creativa e nella consulenza culturale.

A sottolineare l’importanza del progetto si è tenuta a Lecce una giornata, ospitata nel chiostro dell’Accademia, che ha visto la partecipazione del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, del Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Andrea Lenzi, del Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce Nicola Ciracì e della Rettrice dell’Università del Salento Maria Antonietta Aiello.

“La tradizione, quando è autentica, non va imbalsamata: va custodita, tramandata e messa in connessione con il futuro” – ha dichiarato Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca. “Questo Master universitario mette in relazione  l’eccellenza delle storiche botteghe cartapestaie pugliesi con il design, il restauro, la ricerca sui materiali e le tecnologie digitali. Un incontro tra maestria artigianale e innovazione, nella consapevolezza che, prima e dopo ogni tecnologia, al centro resta l’intelligenza umana: quella di chi conosce la materia, riconosce il valore di una lavorazione e sa che restaurare non significa semplicemente riparare. Accademia, Università, CNR, botteghe e professionisti del territorio lavorano insieme per costruire un ecosistema in cui il patrimonio culturale continui a produrre conoscenza, lavoro, bellezza e comunità”.

“Questo lavoro sulla cartapesta non poteva che partire da Lecce, per lungo tempo è stata considerata più un’attività di artigianato e invece è un’arte vera e propria seppure andata avanti per decenni in modo povero”, ha aggiunto il Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano. “Si stava anche esaurendo non c’erano più maestri qualche decennio fa poi c’è stata una ripresa. Questa iniziativa permette a alla ripresa di consolidarsi su basi di serietà e di scientificità, guardando al futuro alle nuove tecnologie ma mantenendo ben salda l’anima di una tradizione che è squisitamente leccese”.

Il Presidente del Cnr Andrea Lenzi ha dichiarato: “Ci troviamo oggi nella Città che custodisce da sempre l’eredità di un’arte come la cartapesta, che, partendo da un materiale umile, dà vita, a mano a mano, a un patrimonio prezioso, capace di suscitare profonde emozioni. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è  qui per rilanciarne il valore unico. Lo faremo attraverso la partecipazione a un percorso altamente formativo come il Master che abbiamo presentato con Unisalento, ABA Lecce e il Conservatorio ‘Tito Schipa’, e attraverso un progetto di divulgazione, accessibile a tutti, come il Museo virtuale della cartapesta”.

Il riferimento è al Museo virtuale della Cartapesta – anch’esso parte del progetto “Cartapesta Prime”   realizzato dal prof. Francesco Gabellone di Cnt-Nanotec e finanziato nell’ambito del progetto D.I.A.R.Y. – Digital and International Arts through Research for Young Artists.  La piattaforma nasce per veicolare, attraverso tecnologie su base 3D, la conoscenza di un patrimonio artistico e artigianale d’eccellenza profondamente legato alla storia del territorio. Il museo raccoglie in un allestimento virtuale più di quaranta opere acquisite digitalmente nei musei locali, componendo una collezione organica accessibile sul web e visitabile anche in modalità immersiva con visori 3D.

“Con Cartapesta Prime costruiamo una grande alleanza tra Accademia di Belle Arti di Lecce, Università del Salento, CNR e Conservatorio “Tito Schipa”, un’alleanza che si estende al Museo Castromediano e alle istituzioni culturali del territorio, trasformando Lecce in una capitale meridionale dell’arte, della didattica, della ricerca e dell’innovazione”, ha dichiarato Nicola Ciracì, presidente dell’Accademia di Belle Arti. “Vogliamo offrire a Lecce una prospettiva di internazionalizzazione concreta, capace di portare nel mondo le nostre bellezze e, allo stesso tempo, di attrarre studenti, artisti, ricercatori e professionisti. È anche questa la sfida: costruire un nuovo turismo didattico stanziale, fondato sulla qualità dell’offerta formativa, sulla forza del patrimonio culturale e sulla capacità della città di diventare luogo di studio, produzione artistica e ricerca”.

“Questo non è un convegno sulla cartapesta: è la prova che un territorio può costruire il proprio futuro partendo da ciò che sa fare meglio di chiunque altro”, ha affermato Maria Antonietta Aiello, Rettrice dell’Università del Salento. “Quando una tradizione così radicata accetta di dialogare con la scienza — con la ricerca sui materiali, con la documentazione digitale, con la formazione universitaria non rinuncia a sé stessa: sceglie di guardare al futuro. L’Università del Salento non è un’istituzione collocata nel Salento, è un’istituzione del Salento: il nostro compito è trasformare un’eccellenza identitaria in opportunità concreta di crescita, culturale ed economica, per l’intera comunità. Oggi, con l’Accademia di Belle Arti, il CNR Nanotec e tutte le istituzioni partner, abbiamo dimostrato che questo è possibile”.

La cartapesta – in sintesi – come patrimonio vivo, linguaggio identitario e, al tempo stesso, terreno di ricerca, innovazione, formazione e sperimentazione artistica: un’esperienza-pilota che dal capoluogo salentino può andare ben   oltre un’esperienza locale, seppure ben radicata in una storia plurisecolare, invitando quanti – nel nostro Paese – conservano e rappresentano le   tante culture tradizionali ad accettare le sfide della modernità. Per restituire al futuro eredità straordinarie.


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 Mario Bozzi Sentieri

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