Il caldo dell’estate 2026 non ha colpito soltanto il termometro. Nel Vicentino ha finito per incidere anche sui conti di alberghi, bar, ristoranti e pizzerie, creando una sorta di spartiacque tra montagna e pianura. Da una parte l’Altopiano di Asiago, che ha beneficiato delle temperature elevate e ha visto crescere presenze e incassi; dall’altra la pianura e le città, dove il caldo ha contribuito ad allontanare la clientela e a ridurre i consumi.
È il quadro che emerge dall’indagine realizzata da Confcommercio Vicenza sull’andamento della stagione estiva 2026. Al questionario hanno risposto oltre 200 operatori del settore turistico della provincia.
Il caldo porta clienti in montagna
Il dato più evidente riguarda l’Altopiano di Asiago. Il 75% delle strutture ricettive e il 56% dei pubblici esercizi interpellati ha dichiarato che i picchi di caldo hanno avuto un effetto positivo sugli incassi. Per gli alberghi e le altre strutture ricettive il bilancio rispetto all’estate 2025 è particolarmente significativo: tutte quelle che hanno partecipato all’indagine hanno segnalato un aumento della clientela, nella maggior parte dei casi compreso tra il 10 e il 20% o superiore.
Anche bar, ristoranti e pizzerie hanno beneficiato dell’effetto refrigerante della montagna: circa la metà del campione ha registrato più clienti rispetto alla scorsa estate e, per il 32%, la crescita è stata a doppia cifra.
Il fenomeno non può essere attribuito soltanto alle temperature. Secondo Confcommercio, l’Altopiano arriva da anni di crescita legata anche alle politiche di coordinamento e promozione turistica sviluppate da operatori e istituzioni locali.
In pianura il turismo paga il conto del caldo
Lo scenario cambia completamente scendendo a valle. Il 65% delle strutture ricettive e il 74% dei pubblici esercizi della pianura ha dichiarato di aver subito una riduzione degli incassi a causa delle temperature elevate.
Nel confronto con l’estate 2025, il 55% di bar, ristoranti e altri pubblici esercizi della pianura ha registrato una diminuzione della clientela, mentre tra gli alberghi il calo riguarda il 35% delle attività.
In un caso su tre, tra i pubblici esercizi, la diminuzione è stata compresa tra il 10 e il 20%, oppure superiore.
Particolarmente evidente la difficoltà nell’area di Vicenza e hinterland: il 61% dei pubblici esercizi e il 40% delle strutture ricettive ha dichiarato di aver avuto meno clienti rispetto all’estate dello scorso anno.
Va leggermente meglio nel comprensorio Bassano-Marostica, ma anche qui circa un’attività su tre tra pubblici esercizi, alberghi e bed & breakfast segnala una contrazione della clientela.
Il vero campanello d’allarme: gli italiani spendono meno
Al di là della diversa fortuna delle singole aree turistiche, l’indagine mette in evidenza un elemento comune a buona parte del territorio: gli italiani stanno prestando maggiore attenzione al portafoglio.
È un fenomeno segnalato dal 58% delle strutture ricettive e addirittura dall’80% dei pubblici esercizi che hanno partecipato al sondaggio.
Negli alberghi questa maggiore prudenza si traduce soprattutto in una minore richiesta di servizi aggiuntivi e, in particolare sull’Altopiano, anche in una riduzione della durata dei soggiorni.
Nei ristoranti e nei locali il risparmio passa invece dal tavolo: diminuiscono soprattutto gli ordini di vino e altre bevande alcoliche, ma in alcuni casi anche il numero delle portate.
È un dato che va oltre la singola stagione turistica. Se il cliente riduce la durata della vacanza, rinuncia agli extra o cerca di contenere il conto al ristorante, il problema non riguarda soltanto il turismo, ma riflette una più generale pressione sul potere d’acquisto delle famiglie.
Gli stranieri spendono di più, ma sono meno numerosi
Il comportamento della clientela straniera appare invece più favorevole. Il 57% delle strutture ricettive e il 70% dei pubblici esercizi non ha rilevato particolari difficoltà nella propensione alla spesa dei turisti provenienti dall’estero.
C’è però un’altra indicazione da non trascurare: gli stranieri sono diminuiti per una struttura ricettiva su cinque in provincia.
Il turismo internazionale, dunque, continua a rappresentare una clientela mediamente più propensa alla spesa, ma non basta da solo a compensare eventuali cali nelle presenze.
Settembre porta un po’ di fiducia
Gli operatori guardano ora alla ripresa di settembre con un certo ottimismo. L’82% delle strutture ricettive e l’86% dei pubblici esercizi prevede un andamento economico positivo nel mese.
A sostenere le aspettative sono soprattutto il ritorno della clientela in pianura e gli eventi attesi in città, a partire da Vicenzaoro e dal Giubileo mariano, oltre alla possibilità per la montagna di prolungare la propria stagione.
Il punto, però, non è soltanto riportare i turisti sul territorio. È riuscire a farli rimanere più a lungo e a spendere di più.
La sfida è aumentare il valore di ogni turista
Per Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza, l’estate appena trascorsa dimostra quanto il clima sia diventato un fattore capace di condizionare direttamente le scelte dei turisti e, di conseguenza, i risultati economici delle imprese.
Ma il caldo, secondo Piccolo, non può diventare l’unica chiave di lettura. La montagna ha beneficiato delle temperature elevate, ma la crescita dell’Altopiano è anche il risultato di anni di investimenti e di politiche turistiche coordinate.
Per la pianura e le città, invece, la sfida è aumentare l’attrattività estiva attraverso eventi, cultura, attività all’aperto e al coperto e una migliore valorizzazione degli spazi urbani.
Resta poi il nodo dei consumi. Secondo il presidente di Confcommercio Vicenza, la maggiore prudenza delle famiglie evidenzia la necessità di intervenire sul potere d’acquisto, anche attraverso una riduzione dei costi fissi che gravano sui bilanci familiari.
La prospettiva indicata dall’associazione è quindi quella di puntare non soltanto sul numero di turisti, ma sul valore generato da ogni presenza: soggiorni più lunghi, più occasioni di consumo e un’offerta capace di intercettare pubblici diversi, dalla cultura alla natura, passando per l’enogastronomia.
Per il turismo vicentino, insomma, la partita non si gioca più soltanto sulla capacità di attirare visitatori. La vera sfida è convincerli a fermarsi, vivere più esperienze e trasformare ogni presenza in maggiore valore economico per il territorio.
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