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LA PRINCIPESSA DI CUPOLA-BECCARINI (SIPONTO): IL VOLTO NASCOSTO DELL’ARISTOCRAZIA DAUNIA.
Molte sepolture custodiscono soltanto un corpo. Altre, invece, conservano il ricordo di un’intera civiltà. La tomba scoperta a Cupola-Beccarini, presso l’antica Siponto, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
All’inizio degli anni Ottanta, nel territorio compreso tra il Basso Tavoliere e il Gargano, gli archeologi portarono alla luce una delle più straordinarie testimonianze della Daunia arcaica: la sepoltura monumentale di una donna vissuta nella seconda metà del VII secolo a.C., appartenente all’élite della sua epoca.
Non era una regina nel senso moderno del termine. Eppure tutto, nella sua tomba, parla di potere.
La sepoltura era eccezionale già nelle dimensioni. La fossa era delimitata da un robusto muro a secco e ricoperta da un tumulo formato da ciottoli fluviali, probabilmente sormontato da un segnacolo ben visibile. Un monumento destinato a essere riconosciuto dalla comunità e a perpetuare nel tempo il prestigio della famiglia.
Anche la disposizione degli oggetti seguiva un preciso linguaggio simbolico. Lungo le pareti erano collocati i vasi e il corredo; vicino alla testa della defunta trovavano posto gli ornamenti personali e gli oggetti più preziosi, quelli che meglio definivano la sua identità sociale.
Ai suoi piedi erano deposti due attingitoi e una brocca decorata nello stile Subgeometrico Daunio I, prodotti nell’antica Herdonia. Proprio questa ceramica consente di datare la sepoltura alla seconda metà del VII secolo a.C.
Ma è soprattutto il ricchissimo vasellame metallico a stupire. Ben nove bacili in bronzo, tutti di produzione etrusca, accompagnavano la donna nell’aldilà. Cinque presentavano l’orlo perlinato, altri quattro un omphalos centrale a rilievo. Uno di essi era stato perfino modificato con piedi in ferro per essere utilizzato nella cottura dei cibi.
Accanto comparivano spiedi e alari in ferro, strumenti legati alla preparazione delle carni durante il banchetto. Non erano semplici utensili domestici. Erano il simbolo di una cultura aristocratica che vedeva nel banchetto uno dei principali strumenti di rappresentazione del potere.
Sul corpo della defunta gli archeologi rinvennero un vero tesoro. Fibule d’argento. Fibule in ferro con arco rivestito d’ambra. Una coppia di pendenti d’argento di produzione etrusca. Una collana composta da circa centodieci vaghi in ambra di forme diverse alternati a rarissimi vaghi biconici in oro.
Oggetti che raccontano una rete di rapporti commerciali e culturali capace di collegare la Daunia con l’Etruria, la Grecia, Cuma e perfino l’Oriente.
Fra tutti i reperti emerge anche uno straordinario frammento di lamina d’argento decorata a sbalzo, probabilmente appartenente a un diadema prodotto in un atelier di Cerveteri. Le decorazioni raffiguravano felini affrontati e una figura femminile alata assimilabile alla Potnia Theron, la “Signora degli Animali”, motivo iconografico di origine vicino-orientale diffusosi in Etruria grazie agli artigiani provenienti dall’Asia. Un oggetto rarissimo, destinato a rendere immediatamente riconoscibile il rango della sua proprietaria.
Accanto a esso venne rinvenuto anche uno scettro in argento. È uno degli aspetti più affascinanti della scoperta.
Lo scettro è generalmente associato al potere maschile, ma qui assume un significato diverso. La sua forma richiama infatti la conocchia, lo strumento utilizzato nella filatura della lana. In questo oggetto convivono due mondi: quello dell’autorità e quello della donna custode dell’oikos, la casa aristocratica.
La principessa di Cupola-Beccarini non appare dunque come una figura marginale. Al contrario. Il suo ruolo sembra centrale nella gestione delle ricchezze familiari, nella conservazione dei beni preziosi e nell’organizzazione dei banchetti rituali.
Gli spiedi, gli alari, i bacili e gli altri strumenti rinvenuti nella tomba indicano infatti una partecipazione attiva ai sacrifici e alla distribuzione delle carni, attività che il corredo associa direttamente alla sua figura.
In questa prospettiva la donna aristocratica daunia emerge come protagonista della vita sociale e familiare, molto più di quanto si potrebbe immaginare.
La tomba di Cupola-Beccarini si inserisce nel fenomeno che gli archeologi definiscono “nascita dei principes”. Tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C., anche in Daunia iniziano infatti a comparire sepolture monumentali appartenenti ai gruppi dominanti, caratterizzate da oggetti preziosi importati e da una forte ostentazione del rango.
Lo stesso fenomeno era già noto in Etruria, nel Lazio e nella Campania meridionale, ma raggiunge la Daunia con qualche decennio di ritardo, assumendo caratteristiche proprie.
La monumentalità della tomba, il tumulo, la ricchezza del corredo e la posizione isolata all’interno della necropoli diventano così il linguaggio con cui una famiglia dichiara pubblicamente il proprio prestigio.
A rendere ancora più suggestiva questa scoperta interviene il cavallo. All’interno del tumulo furono infatti rinvenuti i resti della testa di un cavallo insieme a un bicchiere in ceramica a impasto. Non si tratta di una deposizione casuale. Gli studiosi interpretano il ritrovamento come il sacrificio rituale dell’animale in onore della defunta, una pratica rara ma attestata anche nel Vicino Oriente, a Cipro, nell’Eubea, nell’Italia picena e in alcune tombe principesche dell’Etruria.
Il cavallo rappresentava uno dei principali simboli dell’aristocrazia. Possederlo significava detenere prestigio, ricchezza e potere.
Ma in Daunia il suo significato si arricchisce ulteriormente grazie al mito.
Il pensiero corre inevitabilmente a Diomede, l’eroe acheo considerato dalla tradizione il mitico fondatore di numerose città daunie e celebrato già da Omero come il “domatore di cavalli”. Secondo gli studiosi, il sacrificio dell’animale potrebbe quindi richiamare non solo la posizione sociale della defunta, ma anche una simbolica discendenza dall’eroe fondatore, rafforzando il prestigio della sua stirpe.
Le numerose stele daunie rinvenute proprio nell’area di Cupola-Beccarini sembrano confermare questo scenario. Su molte di esse compaiono donne ornate di preziosi gioielli, uomini su carri trainati da cavalli, collane, fibule e simboli di un’aristocrazia che desiderava tramandare la propria immagine oltre la morte.
Così, osservando questa tomba, non vediamo soltanto una donna vissuta quasi ventisette secoli fa. Vediamo una società ormai pienamente inserita nelle grandi reti culturali del Mediterraneo, capace di dialogare con Etruschi, Greci e Oriente senza perdere la propria identità.
Ed è forse proprio questo il fascino più grande della principessa di Cupola-Beccarini.
Nel silenzio della sua sepoltura continua ancora oggi a raccontarci una Daunia elegante, potente e sorprendentemente moderna, dove il prestigio non apparteneva soltanto ai guerrieri, ma poteva essere custodito anche dallo sguardo fiero di una donna.
Archivio di Giovanni BARRELLA.
Fonte principale: “UNA PRINCIPESSA DEI DAUNI A CUPOLA-BECCARINI”, Archeologia Viva 150, Andrea Celestino Montanaro, 2011.
Suggerimento di lettura: “Una principessa daunia del VII secolo a.C. La tomba principesca di Cupola-Beccarini (Manfredonia)”, Foggia, Grenzi Editore, 2010.
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