La maggior parte delle banche dell’area euro non ha ancora introdotto criteri quantitativi specifici per valutare i finanziamenti destinati alle imprese che adottano o sviluppano soluzioni di intelligenza artificiale. È la novità dell’indagine sul credito bancario (Bank Lending Survey) del terzo trimestre 2026, pubblicata il 27 ottobre dalla Bce (Banca centrale europea), che per la prima volta ha dedicato una domanda ai prestiti per l’adozione o lo sviluppo dell’AI.
Il segnale per gli operatori è chiaro: le banche si aspettano più richieste, soprattutto per data center, mentre gli strumenti di valutazione sono ancora in costruzione. Sullo sfondo, in Italia i criteri di concessione per le imprese si sono allentati, in controtendenza rispetto a Francia e Germania.
Cosa dice la Bce sui finanziamenti per adottare o sviluppare l’AI
Il perimetro della domanda è preciso: riguarda i nuovi prestiti alle imprese destinati a finanziare l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi oppure lo sviluppo di soluzioni di AI.
Secondo la Bce, le banche stanno ancora adattando le proprie prassi di affidamento all’uso crescente di queste tecnologie. Solo un numero ristretto di istituti segnala che l’adozione dell’AI e i rischi connessi entrano con sempre maggiore frequenza nella valutazione qualitativa del debitore. Le imprese del settore IT sono quelle esaminate con più attenzione.
Sul fronte della domanda, diverse banche prevedono un aumento graduale ma duraturo delle richieste di credito per infrastrutture digitali, in particolare data center. Questi finanziamenti, attuali e prospettici, si rivolgono più ai fornitori di infrastrutture che agli sviluppatori di software o alle imprese che adottano soluzioni di intelligenza artificiale. E le banche si aspettano che questa concentrazione si accentui nei prossimi mesi.
La cautela si inserisce in un quadro già restrittivo. Nel trimestre le banche dell’area euro hanno inasprito ancora i criteri per i prestiti alle imprese (percentuale netta del 9%, dal 7% del trimestre precedente), spinte da una maggiore percezione del rischio e da una minore tolleranza, con l’incertezza geopolitica e l’andamento dell’energia tra i fattori citati. La domanda di credito delle imprese è scesa (-6%), frenata soprattutto dal livello dei tassi.

Italia: criteri più larghi, condizioni più care
Tra i quattro maggiori Paesi dell’area, l’Italia è l’unico in cui i criteri di concessione per le imprese si sono allentati (-11% netto). Per la Bce ha pesato la concorrenza tra banche, nonostante una percezione del rischio in peggioramento.
L’allentamento riguarda però gli standard, cioè le linee guida interne con cui si decide se concedere un prestito. Le condizioni effettivamente applicate ai nuovi contratti si sono irrigidite (33% netto), per la prima volta dal primo trimestre 2024: a incidere sono stati soprattutto i tassi più alti e margini più ampi sui prestiti rischiosi. Anche la domanda delle imprese italiane è calata, per minori investimenti fissi e per il costo del denaro. Un dato da leggere insieme al Bollettino economico di ottobre della Banca d’Italia, secondo cui i prestiti alle piccole aziende si stanno contraendo mentre crescono quelli ai gruppi maggiori.
Più marcata la stretta sul credito al consumo. In Italia la quota netta di banche che hanno inasprito i criteri è salita al 27%, dal 9% del secondo trimestre, con un ruolo rilevante della minore tolleranza al rischio. Per i mutui casa criteri e domanda sono rimasti invariati. Un’avvertenza: la Bce ricorda che, per le diverse dimensioni dei campioni nazionali, le percentuali nette non sono direttamente confrontabili tra Paesi.
Cosa cambia nell’istruttoria dei progetti AI
L’indagine non contiene indicazioni operative, ma l’assenza di criteri dedicati lascia uno spazio che banche e reti distributive possono colmare. Un finanziamento destinato all’adozione o allo sviluppo di soluzioni di AI combina elementi che le schede di affidamento tradizionali faticano a leggere: costi ricorrenti di licenze e servizi cloud, dipendenza da un unico fornitore, rapida obsolescenza dell’hardware, fabbisogno energetico.
In istruttoria diventano utili alcune domande mirate: la finalità dell’investimento, il fornitore e le condizioni contrattuali, il grado di lock-in, i costi ricorrenti, il consumo di energia e i benefici attesi, espressi in indicatori misurabili. Per le pmi conta distinguere la spesa che trasforma processi e ricavi dal semplice acquisto di licenze, più vicino a un costo operativo. Per data center e infrastrutture, il segmento su cui le banche attendono più domanda, gli stress test dovrebbero includere tasso di utilizzo della capacità, prezzi dell’energia, condizioni di rifinanziamento e valore residuo degli impianti.
Per mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria la qualità del dossier può fare la differenza. Un business case, i contratti con i fornitori e gli indicatori di ritorno atteso raccolti prima della presentazione rendono la pratica più leggibile per l’analista e riducono le richieste di integrazione.
I limiti della rilevazione
La Bank Lending Survey è un’indagine qualitativa: raccoglie le valutazioni dei responsabili del credito di un campione rappresentativo di banche e le restituisce in forma aggregata. Non pubblica volumi, tassi di default o performance dei finanziamenti per l’adozione o lo sviluppo dell’AI, né permette di attribuire i comportamenti ai singoli istituti. La rilevazione si è svolta tra il 21 settembre e il 6 ottobre 2026 su 159 banche, tutte rispondenti.
Per il quarto trimestre le banche dell’area euro prevedono un’ulteriore stretta: 7% per le imprese, 10% per i mutui e 16% per il credito al consumo, livello che sarebbe il più alto dal terzo trimestre 2023. Anche in Italia è atteso un inasprimento dei criteri per le imprese. Resta da capire se la domanda sui finanziamenti per l’adozione e lo sviluppo dell’AI diventerà una voce stabile del questionario: solo così sarà possibile misurare quanto in fretta le banche tradurranno l’attenzione al tema in criteri di affidamento veri e propri.
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