Lo spazio non è più soltanto una questione di satelliti, razzi e missioni scientifiche. È diventato un settore economico strategico, capace di coinvolgere migliaia di imprese, università, centri di ricerca e territori. E l’Italia vuole rafforzare la propria posizione in un mercato nel quale la competizione internazionale si gioca sempre più sulla capacità di sviluppare tecnologie, attrarre investimenti e costruire filiere industriali integrate.
Il valore della Space Economy italiana è stimato tra 3,1 e 4,5 miliardi di euro, all’interno di un comparto aerospaziale nazionale che raggiunge complessivamente i 22 miliardi di euro. Numeri emersi durante la terza edizione degli Stati generali della Space Economy, organizzati a Roma, alla Farnesina, dove è stato delineato un modello di sviluppo che assegna un ruolo centrale alle Regioni.
La novità riguarda soprattutto il coinvolgimento dei territori. Saranno infatti 16 le Regioni che ospitano distretti aerospaziali chiamate a contribuire alla definizione delle strategie nazionali del settore. Tra queste figura anche il Piemonte, insieme a Lombardia, Liguria, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania, Basilicata e Sardegna.
L’obiettivo è mettere in collegamento le competenze distribuite lungo la Penisola, favorendo la collaborazione tra grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese, startup, università e centri di ricerca. Un sistema nel quale la dimensione territoriale assume un’importanza decisiva per trasformare innovazione tecnologica e conoscenze scientifiche in opportunità economiche.
A sottolineare il peso delle imprese è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto agli Stati generali.
«Oltre l’80% della base industriale dell’aerospazio in Italia è costituita da piccole e medie imprese che vogliamo sostenere con ogni mezzo», ha dichiarato il ministro.
Tajani ha evidenziato anche il contributo delle realtà locali: «Tutti i nostri territori danno un contributo cruciale a questa eccellenza». E ha ribadito che «i distretti svolgono anche un ruolo essenziale per collegare i grandi gruppi industriali, le piccole e medie imprese, le start up, le università e i centri di ricerca».
La presenza così diffusa di piccole e medie aziende rappresenta una delle caratteristiche del sistema aerospaziale italiano. Accanto ai grandi operatori industriali lavorano infatti imprese specializzate in tecnologie, componenti e servizi che contribuiscono alle diverse fasi della filiera.
Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto attraverso un videomessaggio, la capacità italiana di operare lungo l’intera catena produttiva costituisce uno dei principali punti di forza del Paese.
«L’Italia ha un vantaggio competitivo straordinario: presidia l’intera filiera industriale e tecnologica, un primato che non è stato costruito isolandosi, ma attraverso una storica e solida tradizione di cooperazione internazionale», ha affermato.
La cooperazione con altri Paesi e con i principali attori internazionali del settore viene dunque indicata come una componente fondamentale della competitività nazionale.
Una valutazione condivisa dal commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana, Mario Cospito, che ha richiamato la varietà delle competenze industriali presenti nel Paese.
«L’Italia è leader globale per quanto riguarda l’intera filiera del settore aerospaziale, dai lanciatori alle parti satellitari, fino alla ricezione del segnale e all’osservazione della Terra», ha dichiarato.
La Space Economy comprende infatti attività che vanno ben oltre la costruzione di veicoli spaziali. La filiera citata dal commissario coinvolge i sistemi di lancio, la produzione di componenti satellitari, le infrastrutture per la ricezione dei segnali e le tecnologie dedicate all’osservazione del pianeta.
La scelta di coinvolgere direttamente le Regioni segna un cambiamento nell’organizzazione degli Stati generali, che non si concentrano più soltanto in un unico appuntamento nazionale.
A spiegare la nuova impostazione è stato Andrea Mascaretti, presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla Space Economy, secondo il quale la manifestazione diventa «un evento che fa parte di una serie di eventi».
«Quest’anno abbiamo deciso di puntare sul territori», ha spiegato Mascaretti, aggiungendo: «Il territorio nazionale accoglie delle eccellenze straordinarie nel settore della Space Economy, tutto il territorio nazionale. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di organizzare questi Stati Generali distribuiti sul territorio».
Il programma prevede quindi 16 incontri territoriali, ciascuno dedicato a specifiche tematiche dell’economia spaziale. I contributi raccolti serviranno a costruire una visione condivisa delle priorità industriali, tecnologiche ed economiche del settore.
Il percorso culminerà il 30 novembre 2026 a Milano, con una sessione plenaria destinata a riunire i risultati degli appuntamenti regionali.
«Abbiamo quindi suddiviso le tematiche della Space Economy in 16 incontri e i risultati di ogni singolo incontro convergeranno nella sessione plenaria del 30 novembre a Milano, in un unico documento di indirizzo condiviso da tutti, dal governo, dal sistema industriale, dal mondo della ricerca, dal mondo accademico e da quello dell’economia», ha precisato Mascaretti.
Per il Piemonte, già inserito tra i territori che ospitano un distretto aerospaziale, il nuovo modello rappresenta un’occasione per partecipare direttamente alla definizione degli indirizzi nazionali. La strategia punta infatti a valorizzare le competenze locali attraverso un confronto strutturato con le istituzioni e gli altri protagonisti della filiera.
Tra le iniziative territoriali più recenti spicca quella della Regione Lazio, che ha stanziato 70 milioni di euro per il nuovo Distretto tecnologico, la cui presentazione ufficiale è prevista per il 18 novembre 2026.
A illustrarne l’importanza è stata Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, che ha definito l’avvio del distretto «un momento fondamentale perché sarà l’inizio di una grande condivisione territoriale con tutte le imprese».
L’investimento regionale si inserisce anche nella prospettiva della prossima programmazione europea, prevista a partire dal 2028.
Secondo Angelilli, il nuovo distretto costituisce un passaggio necessario «per essere pronti all’appuntamento del 2028, quando inizierà la prossima programmazione europea, che mette a disposizione per la prima volta oltre 130 miliardi per tutto il settore».
La cifra richiamata dalla vicepresidente riguarda le risorse della futura programmazione europea per il settore, non uno stanziamento destinato esclusivamente all’Italia o al Lazio.
Il percorso delineato agli Stati generali punta dunque a rafforzare un comparto che già oggi rappresenta una componente importante dell’industria nazionale. La presenza di distretti aerospaziali in 16 Regioni, il peso delle piccole e medie imprese e la capacità di presidiare l’intera filiera tecnologica sono gli elementi sui quali istituzioni e operatori intendono costruire la prossima fase di sviluppo.
Il primo risultato atteso sarà il documento di indirizzo condiviso che verrà presentato a Milano il 30 novembre. Sarà quello il momento in cui le proposte emerse dai territori dovranno convergere in una strategia nazionale, con l’obiettivo di trasformare le competenze industriali e scientifiche italiane in una maggiore capacità competitiva nel mercato spaziale.
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