“Stop alle moschee (abusive) e ai centri culturali utilizzati come sale di preghiera in tutta la Lombardia”. È il proclama con cui il consigliere regionale Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega al Pirellone, lo scorso venerdì 16 ottobre ha presentato la sua nuova proposta di legge, denominata “Stop moschee”, alla presenza del vice premier Matteo Salvini e dell’eurodeputata Silvia Sardone.
L’obiettivo — da un punto di vista pratico — è quello di rafforzare i controlli sull’apertura e sull’utilizzo dei luoghi di culto mascherati da associazioni culturali, aggiornando la precedente Legge regionale 12/2015, già dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 5 dicembre 2019.
I CITTADINI MUSULMANI E I NUMERI DELLE MOSCHEE
Stando ai più recenti dati 2025 della Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Mobilità Umana), si stima che ad oggi siano 1,7 milioni i musulmani che vivono in Italia, pari a circa il 4% della popolazione totale.
Tra i cittadini provenienti dai Paesi di origine islamica, si stima che 400mila provengano dal Marocco, quasi 180mila dal Bangladesh, 170mila dal Pakistan e 150mila dall’Albania.
Per quanto un esatto dato regionale e provinciale sia difficile da definire, la Fondazione ISMU stima che un musulmano su quattro viva in Lombardia. Nella sola città di Monza — stando ai dati anagrafici forniti dal Comune — si stima siano circa 4.298 i cittadini stranieri provenienti da Paesi islamici.
Ed è proprio la nostra regione che ospita il maggior numero di luoghi di culto musulmani. Secondo l’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), le associazioni culturali adibite a luoghi di raduno e preghiera in Lombardia sono circa 120 (di cui 12 in Brianza e 3 nella sola Monza).
In Lombardia esiste invece una sola moschea ufficiale costruita con cupola e minareto: si trova a Segrate, nel milanese.
Il punto di partenza della proposta di legge a prima firma Corbetta è la necessità di stipulare un’intesa con lo Stato, “senza la quale non sarà possibile dar vita a nuove moschee o ad attività collettive religiose”.
Ed è proprio qui il nocciolo della questione: il fatto che esistano più centri culturali, anziché luoghi di culto propriamente detti, è il risultato di una combinazione di ostacoli giuridici e vincoli urbanistici.
In Italia, i rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse da quella cattolica sono regolati dall’articolo 8 della Costituzione attraverso le Intese. Tuttavia, la comunità islamica italiana non ha mai firmato un’Intesa unitaria con lo Stato, incontrando enormi difficoltà ad accreditarsi come “ente confessionale” o “ente di culto”.
Un’ulteriore modifica prevista dalla Pdl è quella di dare più poteri ai sindaci: “i Comuni avranno strumenti più chiari ed efficaci per controllare, sospendere e contrastare l’utilizzo irregolare degli immobili come luoghi di culto”.
In Brianza, però, quasi tutti i centri operano in ex capannoni o ex spazi industriali sotto forma di Associazioni di promozione sociale o enti culturali, regolarmente acquistati.
Viene allora da chiedersi che fine faranno le strutture già esistenti in comuni come Monza o Seregno — comune nel quale, ad esempio, prima il Tar e poi il Consiglio di Stato hanno legittimato l’associazione culturale di via Milano.
Il centro culturale islamico a Seregno
“Grazie a questa proposta — riferisce Corbetta — non sarà possibile trasformare capannoni, negozi, magazzini o sedi associative in luoghi di preghiera. I sindaci potranno intervenire con sanzioni amministrative e sigilli alle strutture, fino a quando non sarà ripristinata la corretta destinazione d’uso”.
La sicurezza è la parola d’ordine della Lega, anche se si solleva il dubbio che bloccare gli spazi esistenti rischi di spingere i fedeli verso la clandestinità. “La Costituzione garantisce il fatto che le persone possano pregare — precisa Silvia Sardone — ma altra cosa è farlo in scantinati senza sapere da dove arrivano i fondi e senza un’intesa con lo Stato”.
IL NODO DELL’INCOSTITUZIONALITÀ
La Pdl mira a modificare l’articolo 72 della legge regionale (“Piano per le attrezzature religiose”), su cui la Corte Costituzionale si era espressa dichiarando illegittime due disposizioni poiché ponevano limiti sproporzionati alla libertà religiosa (garantita dall’articolo 19 della Costituzione).
Oggi la Lega cerca di introdurre criteri urbanistici e requisiti specifici per regolamentare l’apertura dei luoghi di culto.
Tuttavia, legare le autorizzazioni urbanistiche regionali all’assenza di un’Intesa nazionale rischia di provocare una nuova bocciatura da parte della Corte Costituzionale. “La nostra posizione è chiara — chiosa Corbetta — prima di concedere spazi ci deve essere un concordato. Ci aspettiamo un approccio diverso da parte della Corte e un aiuto dal Governo”.
STOP ALLE MOSCHEE, UNA QUESTIONE IDEOLOGICA?
“Moschee in Lombardia? No, grazie: la Lega deve fare la Lega”, ha esordito il capogruppo del Carroccio, definendo la proposta una battaglia per “tutelare le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane”.
L’obiettivo dichiarato è frenare la “proliferazione incontrollata e abusiva” di spazi di preghiera mascherati da enti culturali dove, secondo Salvini, “si praticano azioni retrograde che sminuiscono la dignità della donna e i valori dell’Occidente”.
Di diverso avviso Fouad Selim, presidente del Centro Islamico di Monza: “Non siamo retrogradi: la nostra vicepresidente è donna, così come il 30% del nostro direttivo. Siamo famiglie che lavorano e si trovano per pregare. Quando i politici non sanno dare risposte alla crisi, diventa facile iniziare una caccia alle streghe”.
IL VALORE ECONOMICO DEGLI STRANIERI SUL PIL NAZIONALE
Mentre la Lega ribadisce di battersi “contro ogni forma di islamizzazione”, i dati del Cnel mostrano come il contributo dei cittadini stranieri sia una risorsa chiave per l’economia: in Lombardia vivono 1.045.744 stranieri (oltre 82mila in Brianza).
La forza lavoro immigrata (2,6 milioni di occupati in Italia, di cui 1,2 milioni in Lombardia) genera un valore aggiunto pari a 197 miliardi di euro (il 9,7% del PIL), concentrandosi in settori chiave come agricoltura, edilizia e ristorazione.
Di rilievo anche l’imprenditoria straniera, con quasi 796mila imprenditori nati all’estero (+21,3%). Quelli provenienti dai principali Paesi di origine musulmana sono 231.371 (tra cui 69mila dall’Albania, 63mila dal Marocco, 36mila dal Bangladesh, 33mila dall’Egitto e 28mila dal Pakistan).
Complessivamente, i contribuenti stranieri hanno dichiarato redditi per quasi 88 miliardi di euro, versando 12,6 miliardi di Irpef (dati Fondazione Leone Moressa su fonte Infocamere).
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