#Finsubito news – giustizia lenta frena gli investimenti in Italia


Dieci anni per arrivare a una sentenza. Clemente Mastella li ha vissuti sulla propria pelle e oggi li indica come il primo ostacolo per chi vuole investire in Italia, insieme al costo dell’energia. Ex ministro della Giustizia e del Lavoro, sindaco di Benevento al termine del secondo mandato, parla a Capitalist di salari e ceto medio, di debito pubblico e aree interne, del Ponte sullo Stretto e del progetto di riunire i moderati in un centro unito, «una nuova Margherita».

«Una nuova Margherita»: il centro secondo Mastella

Ad agosto ha criticato il campo largo e ha detto che, in mancanza di un leader, potrebbe candidarsi lei. Era una provocazione o un’ipotesi concreta? Che ruolo vuole avere alle prossime politiche?

Mi sono proposto, non come leader del campo largo, ma come federatore dell’area centrista e moderata che ha bisogno di uno sforzo unitario, una nuova Margherita, per evitare che il consenso moderato si disperda in mille rivoli. Noi di Centro, il mio movimento ramificato in tutto il Paese e molto consolidato al Sud, è impegnato in questa opera che deve plasmare una formazione centrista forte, unita e competitiva. Le elezioni politiche si decideranno per un soffio, nessun consenso può essere perduto e nessuno deve essere sottovalutato, a meno di intenti kamikaze. Anche nell’area centrista vedo però ancora troppi inutili protagonismi e orticelli.

Legge elettorale e caro energia: cosa frena gli investimenti

La nuova legge elettorale prevede un premio di maggioranza a chi supera il 42%. Lei ha parlato di rischio stallo. Garantirà davvero la governabilità? E quanto pesa l’instabilità politica sulla capacità dell’Italia di attrarre investimenti?

Guardi, ho sottolineato che esistono diversi profili che andranno vagliati dalla Consulta, perché a rischio costituzionalità. Senza entrare in tecnicismi, le dico solo che il premio di maggioranza va assegnato, Carta alla mano, su base regionale e che l’indicazione del premier è prerogativa del Capo dello Stato. Non credo che la governabilità possa essere garantita per legge.

Devo dire però, essendo voi un giornale economico, che il freno agli investimenti non è più una responsabilità da ascrivere alla classe parlamentare e ai suoi capricci, ma al costo elevato dell’energia, dovuto a fattori di instabilità geopolitica molto preoccupanti. L’Italia è un grande Paese, ma come tutto l’Occidente paga a carissimo prezzo la follia bellica che sembra essersi impadronita del mondo. La pace disarmata e disarmante di Leone XIV è oggi la migliore delle ricette per far ripartire gli investimenti in Europa e in Italia.

Ceto medio e salari: le misure per ripartire

L’Italia ha un problema strutturale di crescita, produttività e salari. Qual è la riforma più urgente per far ripartire l’economia?

Come si vede anche da ciò che accade in Francia e Germania, il problema vero è oggi la crisi del ceto medio e la perdita del potere d’acquisto dei salari. Su questo servirebbero misure forti su stipendi, anche dei lavoratori statali, defiscalizzazioni (sugli straordinari, ad esempio) e fondi straordinari per il microcredito agevolato alle famiglie della middle class che vanno in difficoltà improvvisa, come può accadere per spese sanitarie urgenti. Poi un Piano Casa alla Fanfani: con affitti troppo alti nelle grandi città, si rischia la coesione sociale. In Spagna il Governo Sanchez si è incartato ed è caduto per questo.

Debito pubblico e flessibilità europea

Con un debito pubblico così elevato, quanto spazio c’è davvero per sostenere famiglie e imprese? Dove taglierebbe la spesa e dove investirebbe di più?

L’Italia non è più il grande malato d’Europa sul debito. La Francia ci ha soffiato questo poco invidiabile ruolo. C’è lo spazio finanziario per agire e l’Unione Europea ha il dovere di garantire maggiore flessibilità finanziaria contro l’inflazione galoppante che nell’Eurozona non accenna a placarsi.

Dal ministero del Lavoro alla difesa dei salari

Lei è stato ministro del Lavoro. Perché in Italia i salari crescono così poco e che cosa servirebbe per cambiare le cose?

Fui Ministro in un periodo molto difficile. Il mio amico Dini, che era Ministro del Tesoro, propose un maxi taglio alle pensioni. Assunsi un ruolo di mediazione, consapevole che dopo Tangentopoli e l’austerity di Amato (con una manovra correttiva di 93mila miliardi di lire), toccare le pensioni avrebbe provocato un pandemonio. Era un periodo complicato, mi aiutò il mio temperamento mite e mediai efficacemente tra i falchi dell’austerity e i sindacati.

Oggi come le ho detto i problemi sono diversi: non più tanto la tenuta dei conti pubblici, ma il costo delle materie prime e l’aumento generalizzato dei prezzi. Occorre difendere i salari dall’erosione e adeguarli all’inflazione, altrimenti la retrocessione del ceto medio provocherà disastri sociali.

Giustizia lenta, il freno per chi investe

Da ex ministro della Giustizia: quanto pesano i tempi della giustizia civile sulla decisione di un’impresa di investire in Italia?

È il problema dei problemi: la durata infinita dei processi sia civili che penali. Ma le pare possibile che servano dieci anni per arrivare a una sentenza, come è accaduto a me, ingiustamente accusato e poi uscito indenne solo dopo un tritacarne di anni? Con tempi biblici della giustizia nessun investitore estero sarà mai davvero attratto dall’Italia, perché spaventato da meccanismi infernali e dalla tenaglia di burocrazia e lentezza processuale.

Ponte sullo Stretto, aree interne e sanità

Il costo stimato del Ponte sullo Stretto è salito a oltre 10 miliardi. È la priorità giusta per il Sud o servirebbero prima strade e ferrovie interne?

Assolutamente, prima strade e ferrovie interne.

I piccoli comuni e le aree interne, come il Sannio, sono i primi a subire spopolamento e tagli ai servizi. Che cosa dovrebbe fare lo Stato per evitare che intere aree vengano abbandonate? E sulla sanità, con liste d’attesa e carenza di medici, quali interventi ritiene prioritari nel Mezzogiorno?

Esistono problemi e nodi irrisolti. Non esiste però nessun meccanismo automatico a lasciare queste terre, né una inappellabile condanna alla morte per desertificazione che qualche solerte «dossierista» del Governo in carica aveva pronunciato in un improbabile scheda tecnica. Non è solo però una questione di risorse economiche. Servono scelte coraggiose, come una fiscalità di vantaggio e norme ad hoc per favorire la «restanza», la permanenza dei giovani in età da lavoro, nei piccoli borghi: in Consiglio regionale della Campania il gruppo Noi di Centro presenterà un progetto di legge preciso, integrato anche da contributi di importanti accademici.

Bisogna fare di più per colmare il gap infrastrutturale: sebbene l’arrivo dell’Alta Velocità sia già e sarà, al completamento della linea Napoli-Bari, una svolta vera. Con l’Alta Velocità serve un’ora per arrivare da Napoli a Benevento e in futuro aumenteranno anche le corse di collegamento. In più possiamo offrire più verde, meno smog e inquinamento, un ritmo di vita meno stressante con meno traffico, un costo della vita sostenibile e una enogastronomia impareggiabile. Il cosiddetto fenomeno della contro-urbanizzazione, omaggiato anche nel bel film con Antonio Albanese.

Dieci anni da sindaco di Benevento

Il suo secondo mandato da sindaco di Benevento si avvia alla conclusione. Qual è il risultato di cui va più fiero?

È stata una avventura decennale affascinante e bellissima. Risultati? Tantissimi. Siamo primi in Italia per investimenti in lavori Pnrr rispetto alla popolazione. Le cito tre risultati di cui vado particolarmente fiero.

Benevento ha ora una facoltà di medicina: nessuno ci credeva, ho fatto un lavoro inter-istituzionale enorme, con le Università del Sannio e Federico II. Ci siamo riusciti. Poi il Museo Egizio, che darà alla mia città una identità turistica ancora più pregnante, avendo il patrimonio più importante del Mezzogiorno in fatto di reperti egittologici. E ancora il depuratore: mai nella storia la città lo ha avuto, ora lo avrà: servirà a rendere i fiumi più puliti, l’habitat ambientale più sicuro e salubre e proteggere da malattie causate dall’inquinamento.


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