Economia – Dopo l’incontro in Regione Lazio, Cisl, Uilm e Ugl chiedono un piano industriale concreto e interventi urgenti per l’indotto. A ottobre appena tre giorni di produzione, nuovo stop dal 26 al 30. Tutti gli occhi puntati sul 10 dicembre.
La fabbrica continua a rimanere ferma, i lavoratori trascorrono più giornate a casa che sulle linee di montaggio e le aziende dell’indotto sono sempre più in difficoltà. È questo lo scenario che accompagna lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano verso la fine di ottobre, un mese durante il quale si saranno registrati appena tre giorni di attività produttiva. Dall’inizio del 2026 le giornate lavorate saranno complessivamente 59, un dato che fotografa meglio di qualsiasi dichiarazione la gravità della crisi industriale che sta attraversando il Cassinate.
E non è ancora finita. Stellantis ha infatti annunciato un ulteriore fermo produttivo da lunedì 26 a venerdì 30 ottobre, che interesserà lastratura, verniciatura, montaggio e reparti collegati. Sarà impiegato soltanto il personale necessario alle attività del fabbricato 0. Un’altra settimana senza produzione, mentre migliaia di lavoratori attendono di conoscere quale sarà il futuro dello stabilimento.
In questo clima si è svolto venerdì 23 ottobre, presso la Regione Lazio, l’incontro tra la vicepresidente Roberta Angelilli e le organizzazioni sindacali regionali. Un confronto arrivato dopo la missione del 20 ottobre a Torino, dove il presidente Francesco Rocca e la stessa Angelilli hanno incontrato i vertici Stellantis, raccogliendo rassicurazioni sul ruolo strategico di Cassino per il rilancio di Maserati e dei modelli premium.
La data indicata per conoscere le strategie industriali è quella del 10 dicembre, quando dovrebbe arrivare il nuovo piano Stellantis. Ma per i sindacati non basta avere una scadenza: occorre sapere quali vetture saranno prodotte, con quali investimenti, quali volumi e soprattutto con quali garanzie occupazionali.
CISL: «Il futuro di Cassino non può essere affidato a rassicurazioni generiche»
La Cisl Lazio, presente all’incontro con il segretario generale Enrico Coppotelli, la segretaria generale della Cisl Frosinone Antonella Valeriani, Andrea Minniti e Mario Sacco della Fim-Cisl Lazio, esprime apprezzamento per l’impegno del presidente Francesco Rocca nella ricerca di soluzioni a quella che viene considerata una delle vertenze industriali più preoccupanti della regione.
Il sindacato invita però alla prudenza, soprattutto alla luce dei numeri produttivi. Nel 2025 Cassino ha realizzato 19.364 vetture, il 27,9% in meno rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2026 la produzione è scesa a 6.700 unità, con una contrazione del 36,2%.
«Abbiamo chiesto il rifinanziamento anche per il 2027 della legge regionale n. 46/2002, a sostegno delle aziende dell’indotto automotive», ha spiegato Coppotelli.
«La tenuta di Cassino riguarda infatti non solo le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento, ma un’intera filiera di imprese e competenze del territorio. Condividiamo la cautela espressa dalla Regione. Attendiamo il piano industriale di Stellantis: dovrà indicare con chiarezza modelli, investimenti, volumi produttivi e ricadute occupazionali. Il futuro del sito e dell’indotto non può restare affidato a rassicurazioni generiche».
La preoccupazione riguarda anche Maserati, marchio che nel 2025 ha venduto 11.100 vetture nel mondo, 3.600 in meno rispetto all’anno precedente. Per la Cisl il rilancio del Tridente deve necessariamente tradursi in un aumento concreto della produzione, capace di garantire continuità lavorativa sia all’interno dello stabilimento sia nelle aziende fornitrici.
UILM: «Un piano industriale che parli soltanto di Maserati rischia di essere insufficiente»
Più articolata la posizione della Uilm, che accoglie positivamente l’indicazione del 10 dicembre ma sottolinea come il territorio non possa permettersi altre settimane di attesa senza interventi concreti.
Il segretario provinciale Gennaro D’Avino richiama l’attenzione soprattutto sulle condizioni delle aziende dell’indotto, che stanno pagando un prezzo altissimo per il progressivo ridimensionamento delle attività produttive.
«Il rischio è che a dicembre parlare solo di Maserati sarà un piano industriale insufficiente», avverte D’Avino, evidenziando la necessità di conoscere anche le prospettive degli altri modelli destinati allo stabilimento.
La Uilm ricorda inoltre di aver consegnato alla Regione Lazio, lo scorso 15 settembre, un documento contenente cinque punti programmatici: un piano industriale per Stellantis Cassino, la diversificazione dell’indotto, l’attrazione di nuovi investimenti, la tutela del lavoro e delle competenze e l’istituzione di un confronto territoriale continuo.
Proposte che, secondo il sindacato, devono essere attivate immediatamente, senza aspettare la presentazione del piano industriale.
«La Regione è andata a Torino per ottenere notizie chiare e torna con una data e con indiscrezioni. Apprezziamo il lavoro svolto, ma il territorio non può vivere di attese: servono impegni verificabili e tempi certi», sottolinea la Uilm nella propria posizione ufficiale.
E ancora: «Il 10 dicembre deve essere una scadenza per conoscere finalmente il futuro dello stabilimento, non un altro rinvio. E accanto al piano per Cassino serve un intervento immediato per l’indotto: ogni giorno senza lavoro mette a rischio imprese, salari e famiglie».
Per la Uilm, dunque, la questione non riguarda soltanto il destino delle linee di montaggio di Piedimonte San Germano, ma la sopravvivenza di un intero sistema produttivo che negli anni ha garantito occupazione e sviluppo al territorio.
UGL: «Basta gestire le emergenze, bisogna costruire il futuro industriale del Cassinate»
Una visione che guarda anche alla competitività del territorio arriva dall’Ugl Lazio. Il segretario regionale Armando Valiani e Gerardo Minotti, presente al confronto con la Regione, sottolineano la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale della crisi.
Valiani esprime apprezzamento per l’iniziativa del presidente Rocca e della vicepresidente Angelilli, che hanno avviato un’interlocuzione diretta con Stellantis.
«Si tratta di un’iniziativa politica significativa, che dimostra la volontà della Regione di non limitarsi a osservare la crisi, ma di assumere un ruolo attivo nella costruzione delle possibili soluzioni», afferma il segretario regionale.
Per l’Ugl occorre però costruire una strategia industriale di più ampio respiro, capace di rendere nuovamente attrattivo il Cassinate per le multinazionali e per nuovi investitori.
«Non possiamo limitarci a denunciare le criticità: dobbiamo concorrere a creare le condizioni affinché il Cassinate torni a essere attrattivo per le multinazionali, per i nuovi investitori e per l’intera filiera produttiva», sostiene Valiani.
Tra le priorità indicate figurano la riduzione dei costi energetici, il miglioramento delle infrastrutture, il potenziamento della logistica, la formazione professionale e un utilizzo efficace delle risorse regionali ed europee.
«Non chiediamo assistenzialismo, ma una politica industriale capace di trasformare le difficoltà attuali in opportunità concrete di sviluppo e occupazione», aggiunge Valiani.
Gerardo Minotti richiama invece l’attenzione sulle prospettive legate ai modelli Alfa Romeo e Maserati, che dovranno tradursi in produzioni effettive e volumi adeguati.
Nel frattempo, secondo l’Ugl, è indispensabile sostenere le imprese e i lavoratori attraverso il rifinanziamento della legge regionale 46/2002, gli ammortizzatori sociali e le opportunità offerte dall’Area di Crisi Industriale Complessa, pur considerando i limiti territoriali di applicazione di quest’ultimo strumento.
L’obiettivo dichiarato è scongiurare licenziamenti forzati e preservare il patrimonio di professionalità costruito nel corso di decenni attorno alla fabbrica automobilistica.
Il 10 dicembre è la prossima scadenza, ma l’indotto non può aspettare
Le posizioni di Cisl, Uilm e Ugl presentano sensibilità differenti, ma convergono su un punto fondamentale: le rassicurazioni ricevute da Stellantis devono trasformarsi in impegni industriali concreti.
Il nodo principale resta quello dei nuovi modelli, dei volumi produttivi e degli investimenti necessari a riportare il lavoro sulle linee dello stabilimento. Ma c’è anche l’emergenza immediata delle aziende dell’indotto, dove la riduzione delle commesse sta mettendo in discussione la tenuta economica e occupazionale di numerose realtà.
La Regione Lazio ha ribadito la volontà di mantenere aperto il confronto con le parti sociali e di individuare strumenti per sostenere il comparto automotive. I sindacati chiedono però che alle interlocuzioni istituzionali seguano rapidamente misure operative.
Intanto, mentre il calendario si avvicina alla fine di ottobre, a Piedimonte San Germano si prepara un’altra settimana di cancelli chiusi. Il 2026 rischia di diventare uno degli anni più difficili nella storia recente del Cassino Plant.
E per migliaia di lavoratori e famiglie del territorio, il 10 dicembre non può rappresentare semplicemente un’altra data da cerchiare sul calendario: dovrà essere il momento delle risposte sul futuro industriale e occupazionale di Cassino.
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