C’è una passione che, con il passare degli anni, si è trasformata in un impegno concreto, alimentato dalla curiosità, dallo studio e dal desiderio di restituire alla memoria collettiva una parte importante delle radici piemontesi.
È quella di Bruno Sacco, presidente del Gruppo Storico Carlo Emanuele II, realtà nata a Venaria Reale nel 1997 e costituitasi ufficialmente nel 2000, oggi impegnato a sviluppare nuovi progetti culturali e divulgativi con lo sguardo rivolto al Canavese, alla Valle di Susa e a un orizzonte che supera i confini regionali e nazionali.
Il suo è un percorso che unisce la rievocazione storica alla volontà di trasmettere conoscenze, facendo della storia sabauda un patrimonio da riscoprire e condividere.
Sacco, infatti, ha scelto di avvicinarsi al passato anche attraverso la propria immagine, vestendo i panni di Carlo Emanuele II di Savoia, duca che governò gli Stati sabaudi dal 1638 al 1675. Una figura nella quale si riconosce profondamente e con cui, racconta con una punta di orgoglio, condivide una somiglianza fisica davvero sorprendente, tanto da definirlo il proprio “sosia”.
La passione per il personaggio storico è stata il punto di partenza di un impegno che, nel tempo, ha assunto una dimensione più ampia. Indossare un costume d’epoca significa entrare in contatto con un’altra epoca, ma anche offrire al pubblico un’occasione per avvicinarsi a vicende, protagonisti e trasformazioni che hanno lasciato un segno profondo nella storia del Piemonte. È da questa esperienza che nasce la volontà di costruire iniziative capaci di andare oltre la rievocazione, trasformandola in uno strumento di conoscenza e approfondimento.
“Sono soltanto un appassionato”, precisa Sacco parlando della propria formazione, sottolineando come il suo percorso sia stato accompagnato da circa trent’anni di interesse, studio e documentazione. Un lavoro portato avanti con costanza, che oggi si traduce in progetti culturali e nella ricerca di nuove occasioni di incontro con il pubblico.
Il Gruppo Storico Carlo Emanuele II affonda le proprie radici a Venaria Reale, città dalla quale è iniziato il percorso associativo di Sacco e alla quale resta legato il suo interesse per la storia della dinastia sabauda. Negli anni, l’attività si è progressivamente orientata verso la Valle di Susa, territorio che il presidente considera particolarmente significativo per la sua posizione geografica e per il ruolo svolto nei collegamenti storici tra Torino e l’area transalpina.
Bruno Sacco durante una delle iniziative dedicate alla valorizzazione e alla divulgazione della storia sabauda
Accanto alla presidenza del Gruppo Storico, Sacco ricopre oggi l’incarico di fiduciario per la Valle di Susa dell’associazione internazionale Regina Elena ODV, presieduta a livello nazionale dal principe Sergio di Jugoslavia e guidata, secondo quanto riferito da Sacco, dal cavaliere di Gran Croce Ilario Dortolan. Un incarico che gli consente di rappresentare il territorio e di lavorare a nuove iniziative in collaborazione con altre realtà associative e istituzionali.
L’obiettivo è dare continuità a un’attività culturale che possa coinvolgere un numero crescente di persone, mettendo in relazione territori accomunati da una storia condivisa. In questa prospettiva si inseriscono le conferenze e gli incontri già avviati, occasioni utili per sondare l’interesse del pubblico e porre le basi per appuntamenti di maggiore respiro.
L’ambizione è quella di creare un momento di confronto capace di valorizzare la storia sabauda e aprire la strada a nuove collaborazioni.
Al centro dei progetti di Sacco c’è un’idea precisa: la storia dei Savoia merita maggiore spazio nella divulgazione culturale, soprattutto per il legame che conserva con l’identità del Piemonte e con le vicende europee.
“Nelle scuole, spesso, questa storia viene studiata poco ed è ancora poco conosciuta”, osserva, individuando proprio nella trasmissione della memoria uno dei principali obiettivi del proprio impegno. Per Sacco, conoscere le vicende della dinastia sabauda significa comprendere meglio le origini di Torino, l’evoluzione del territorio e i rapporti politici e culturali che, per secoli, hanno collegato le comunità oggi appartenenti a Stati differenti.
La sua proposta più ambiziosa consiste nella costruzione di un percorso storico e culturale che colleghi Torino alla Valle di Susa, proseguendo verso il confine francese e mettendo in relazione il Piemonte con i territori che facevano parte degli antichi Stati sabaudi.
Un itinerario ideale nel quale possano trovare spazio conferenze, approfondimenti, incontri e iniziative capaci di restituire complessità a una vicenda storica che ha attraversato confini, epoche e trasformazioni politiche.
Il riferimento è al sistema territoriale sviluppatosi attorno alla dinastia sabauda, comprendente realtà come il Ducato di Savoia, il Ducato di Aosta e il Principato di Piemonte, insieme agli altri domini che nel corso dei secoli entrarono nella sfera dei sovrani sabaudi. Un mosaico di territori e relazioni che, secondo Sacco, può essere compreso pienamente soltanto attraverso uno sguardo ampio, attento ai collegamenti tra le diverse aree e alle loro reciproche influenze.
La prospettiva di Sacco si estende all’Italia, alla Francia e alla Svizzera, Paesi che considera fondamentali per approfondire e divulgare una storia che per secoli ha unito territori oggi divisi da frontiere nazionali. La costruzione di una rete di collaborazione rappresenta, in questo senso, uno dei traguardi più importanti.
L’intenzione è coinvolgere istituzioni, musei, università, ricercatori, associazioni e cittadini interessati, creando occasioni di confronto nelle quali la ricerca storica possa dialogare con la divulgazione e con le forme più accessibili della partecipazione culturale.
Le conferenze costituiscono il primo strumento operativo di questo percorso, ma l’orizzonte comprende anche congressi e appuntamenti di respiro nazionale e internazionale. La dimensione scientifica e quella divulgativa dovranno procedere insieme, favorendo lo scambio di conoscenze e offrendo al pubblico strumenti per leggere il passato in modo più consapevole.
In questo progetto la memoria storica assume un significato che supera la semplice conservazione delle testimonianze. Diventa un mezzo per comprendere come si siano formati i territori, quali relazioni abbiano legato le comunità e in che modo le vicende del passato continuino a influenzare il presente.
Accanto agli studiosi e agli esperti, Sacco immagina un ruolo attivo anche per i cittadini, chiamati a partecipare a incontri e iniziative capaci di rendere la storia una materia viva, accessibile e condivisa. Un’attenzione particolare è rivolta alle giovani generazioni, perché la conoscenza delle proprie radici possa diventare un’occasione di crescita e di consapevolezza.
In questo quadro si inserisce anche il Canavese, territorio che Sacco guarda con interesse e nel quale individua possibili occasioni per sviluppare nuove iniziative. Il progetto punta a estendere progressivamente le collaborazioni oltre la Valle di Susa, raggiungendo Torino, la sua cintura e le altre realtà piemontesi legate alla storia sabauda.
Le iniziative sono ancora da definire, ma la disponibilità a costruire rapporti con amministrazioni comunali, associazioni e realtà culturali rappresenta una delle direttrici del lavoro futuro.
Per Sacco, infatti, ogni territorio può contribuire a ricostruire un tassello di una vicenda più ampia. Il valore di un progetto culturale risiede anche nella capacità di mettere in relazione le conoscenze custodite dalle singole comunità, creando una rete nella quale le esperienze locali possano dialogare e arricchirsi reciprocamente.
La stessa rievocazione storica, da cui è iniziato il suo percorso, conserva un ruolo importante. Il costume, la rappresentazione dei personaggi e la ricostruzione di momenti del passato possono offrire un primo contatto con la storia, stimolando la curiosità e invitando ad approfondire. A questa dimensione si affianca oggi una maggiore attenzione agli incontri culturali e alla divulgazione, con l’obiettivo di raggiungere pubblici differenti e consolidare rapporti con il mondo della ricerca e delle istituzioni.
Il cammino è ancora in evoluzione e molti appuntamenti devono essere definiti. La direzione, tuttavia, è chiara: ampliare la rete di contatti, coinvolgere nuove realtà territoriali e avvicinare alla storia sabauda un pubblico sempre più vasto, dalle persone che coltivano già questo interesse ai giovani che hanno ancora poche occasioni per incontrarla.
Per Sacco, il significato più profondo di questo lavoro sta proprio nella possibilità di restituire alla storia il posto che merita nella vita delle comunità. Un impegno che parte dalla Valle di Susa, guarda al Canavese e si apre all’Europa, con l’ambizione di trasformare la memoria del passato in un patrimonio condiviso e in un’occasione concreta di incontro tra territori, istituzioni e persone.
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