#Finsubito news – Ex Ilva, i Genitori Tarantini: «Abbiamo combattuto a mani nude e con le tasche vuote per il diritto alla salute»


TARANTO – «Abbiamo combattuto a mani nude e con le tasche vuote». È una denuncia durissima quella affidata ai social dai Genitori Tarantini, che tornano a far sentire la propria voce mentre la città attende la pronuncia della Corte di Cassazione sulla vicenda dell’area a caldo dell’ex Ilva, al centro del provvedimento di fermata disposto dalla Corte d’Appello di Milano.

Un intervento che non risparmia nessuno, rivolto direttamente ai rappresentanti politici e alle istituzioni locali, regionali e nazionali. Al centro c’è ancora una volta il diritto alla salute, che il movimento considera irrinunciabile e rispetto al quale denuncia anni di responsabilità politiche, omissioni e promesse non mantenute.

«Ci rivolgiamo alle istituzioni e ai politici che fanno gli “gnorri”», esordiscono i Genitori Tarantini, contestando a chi governa di presentare la contrapposizione tra salute e lavoro come una scelta ancora aperta.

Il riferimento è alla sentenza pronunciata 2 anni fa dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea sulla vicenda dell’acciaieria tarantina, che il movimento considera un passaggio fondamentale nella tutela dei cittadini esposti all’inquinamento industriale.

«Non siete voi che scegliete di non scegliere tra salute e lavoro, è la sentenza della Corte di giustizia europea ad averlo chiarito per sempre, 2 anni fa. Ma, almeno, l’avete letta la sentenza?», chiedono polemicamente.

Secondo i Genitori Tarantini, la portata di quella decisione andrebbe ben oltre i confini dello stabilimento siderurgico, costituendo un riferimento anche per altre comunità europee interessate da problemi di contaminazione ambientale.

Il movimento richiama, in particolare, i 27 Paesi dell’Unione europea e i 51.000 siti inquinati che, nella sua interpretazione, potrebbero trovare nella pronuncia un importante strumento giuridico per contrastare l’inquinamento.

A rendere ancora più amara la denuncia è il fatto che, sottolineano i Genitori Tarantini, il risultato sia stato raggiunto grazie all’iniziativa di semplici cittadini e al lavoro di legali che hanno prestato gratuitamente la propria attività.

«Avete compreso che sono stati dei semplici cittadini tarantini, e non voi, ad ottenere questa sentenza epocale, grazie soprattutto a degli avvocati straordinari che hanno lavorato pro bono, e nessuno di voi li ha mai ringraziati?», si legge nel messaggio.

Parole che raccontano una battaglia giudiziaria affrontata, secondo il movimento, a costo di enormi sacrifici personali ed economici, tra denunce, trasferte e udienze seguite fino a Lussemburgo, Milano e Roma.

«Non è accettabile che siano i cittadini a doversi fare carico di tutto, delle denunce, dei viaggi verso i tribunali, delle spese onerose che queste azioni legali comportano», denunciano.

Poi il passaggio che riassume il senso di anni di mobilitazione.

«Come lo abbiamo fatto noi, a mani nude e con le tasche vuote, a maggior ragione potevate farlo voi, invece ci avete ignorato, qualcuno ci ha pure considerato al pari dei pazzi visionari».

La critica investe indistintamente i governi che si sono succeduti e le diverse forze politiche. I Genitori Tarantini rifiutano una ricostruzione delle responsabilità basata sulle appartenenze partitiche e chiedono che ciascuno riconosca il proprio contributo alla situazione attuale.

«Non ci interessa la percentuale degli orrori commessi da quel governo, piuttosto che da un altro. Siete tutti colpevoli, ognuno per la sua parte», scrivono, attribuendo alla politica nel suo complesso la responsabilità di non aver affrontato adeguatamente la questione sanitaria e ambientale.

Un altro bersaglio dell’intervento è rappresentato dai progetti di decarbonizzazione dello stabilimento, sui quali il movimento esprime una sfiducia radicale.

I Genitori Tarantini raccontano di aver organizzato un confronto con esperti di metallurgia, ascoltandone gli interventi e approfondendo le questioni tecniche per comprendere la reale portata delle soluzioni prospettate.

Un’esperienza che, sostengono, avrebbe rafforzato i loro dubbi sui programmi industriali presentati come sostenibili.

«Abbiamo chiamato tutti gli esperti in metallurgia, i più autorevoli, li abbiamo ascoltati molto attentamente, abbiamo preso appunti, come facevamo quando eravamo studenti, e alla fine del convegno eravamo sgomenti», raccontano.

Le contestazioni coinvolgono espressamente Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia, accusati dal movimento di sostenere proposte che, a suo giudizio, non offrirebbero le garanzie ambientali annunciate.

«Tutti a parlare e pontificare di progetti green che di green hanno solo la parola», affermano, definendo quelle prospettive una presa in giro soprattutto ai danni dei lavoratori.

Il messaggio assume poi toni ancora più personali quando i Genitori Tarantini ricordano chi ha partecipato alla mobilitazione: operai ed ex operai, pensionati, madri e padri che hanno perso i figli e cittadini che hanno dedicato tempo, risorse e salute alla battaglia per ottenere giustizia.

«Noi ci siamo dovuti sostituire a voi, nostro malgrado, e con grande dispendio di energie, e salute», scrivono, ricordando la presenza costante alle udienze anche da parte di persone duramente provate sul piano personale.

Da qui l’accusa alle istituzioni territoriali di non aver sostenuto adeguatamente la comunità tarantina.

«Le istituzioni locali, regionali, hanno lasciato soli i tarantini, e lo stanno facendo ancora, colpevolmente, mentendoci», è uno dei passaggi più severi del documento.

Nel lungo intervento trova spazio anche il racconto di una conversazione avuta con un cittadino, secondo il quale alla base di molte posizioni politiche potrebbe esserci perfino una conoscenza insufficiente delle sentenze europee e dei provvedimenti della magistratura italiana.

Una considerazione che i Genitori Tarantini dichiarano di condividere e che utilizzano per ribadire la necessità di un confronto fondato sulla conoscenza degli atti e non sugli slogan.

Sul fondo resta l’attesa per la Cassazione, chiamata a pronunciarsi nell’ambito della vicenda giudiziaria relativa alla fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva.

Per il movimento, tuttavia, il principio da difendere non dipende dalle convenienze politiche o industriali: la tutela della salute deve restare al centro di qualsiasi decisione sul futuro dello stabilimento e della città.

Il messaggio si conclude con una richiesta tanto breve quanto categorica, rivolta a tutte le forze politiche.

«Serietà e coerenza, è questo che pretendiamo dalla politica. È così difficile?»

Una domanda che racchiude la rabbia e la delusione di cittadini che rivendicano di aver combattuto per anni una battaglia giudiziaria e civile, chiedendo alle istituzioni di assumersi finalmente le proprie responsabilità.




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