#Finsubito news – Dopo l’accordo col governo, il blocco dei Tir diventa illegittimo










Il governo ha approvato il decreto legge con nuove misure di sostegno all’autotrasporto, all’agricoltura e alla pesca, ma l’emergenza legata alla protesta contro il caro gasolio non è ancora rientrata. Mentre in Sicilia e Calabria alcuni gruppi hanno sospeso la mobilitazione, in diverse aree del Sud persistono blocchi stradali e rallentamenti che minacciano la regolarità delle consegne, mettono sotto pressione i mercati e alimentano la preoccupazione di imprese, commercianti e cittadini.


Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri segna un passaggio concreto nella risposta alle richieste delle categorie coinvolte: non soltanto impegni politici, ma risorse, crediti d’imposta e strumenti per alleggerire nell’immediato i costi sostenuti dalle aziende. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che gli accordi raggiunti con le associazioni dell’autotrasporto sono accompagnati da pagamenti già avviati e ha ringraziato le organizzazioni che hanno scelto il confronto, revocando i fermi.


Il decreto prevede il rifinanziamento dei crediti d’imposta per il carburante, ulteriori 106 milioni di euro che si aggiungono ai 434 milioni già stanziati per il comparto, la possibilità di utilizzare i crediti più a lungo e misure per sostenere la liquidità delle imprese, comprese quelle medio-piccole. Sono inoltre previsti interventi per rinviare i pagamenti dei leasing degli automezzi e per ripartire più equamente gli aumenti del gasolio nei rapporti tra trasportatori e committenti. Per agricoltura e pesca sono stati stanziati rispettivamente 60 e 10 milioni di euro.


Secondo il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, gli interventi sul carburante per il periodo da marzo ad agosto ammontano a 480 milioni di euro, ai quali si aggiungono le risorse successive. Le prime imprese dovrebbero ricevere i crediti d’imposta nei prossimi giorni. Si tratta di misure che rispondono a una parte sostanziale delle richieste del settore e che rendono ancora più urgente una valutazione responsabile della prosecuzione delle agitazioni. Il disagio economico degli autotrasportatori è reale, ma il diritto di manifestare non può trasformarsi nel potere di paralizzare intere regioni, impedire le consegne o costringere altri lavoratori a rinunciare alla propria attività.


La situazione più delicata riguarda proprio i territori nei quali i blocchi continuano nonostante gli accordi e gli interventi annunciati. In Sicilia e Calabria la sospensione di alcune iniziative ha già consentito la ripresa delle consegne alimentari e dei rifornimenti di carburante, sebbene il ritorno alla normalità resti graduale. Altrove, invece, la distribuzione continua a subire pesanti difficoltà, mentre i sindaci di Napoli e Bari hanno segnalato il rischio di una paralisi dei servizi commerciali e della vita economica cittadina.


Anche il settore della pesca risente dell’impennata dei costi energetici: diversi pescherecci sono rimasti fermi nei porti dell’Adriatico, tra Marche e Abruzzo. In questo quadro emerge un problema che va oltre la legittima rivendicazione sindacale. La presidente del consiglio, Giorgia Meloni ha denunciato minacce nei confronti di chi intende continuare a lavorare e pneumatici tagliati ai camion di colleghi che non aderiscono ai blocchi. Episodi che, se confermati dagli accertamenti, configurano atti di intimidazione e sabotaggio e richiedono una risposta rigorosa da parte delle autorità.


Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato prefetti e questori a vigilare sulle possibili infiltrazioni criminali, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha giudicato altamente probabile che organizzazioni mafiose possano tentare di sfruttare la situazione. È dunque necessario distinguere con precisione tra le iniziative pacifiche dei lavoratori e le condotte violente di eventuali gruppi estremisti o soggetti interessati a utilizzare la protesta per finalità estranee alle rivendicazioni economiche. Allo stato delle informazioni disponibili, non è possibile attribuire in modo generalizzato i blocchi a organizzazioni mafiose né definire gli episodi segnalati come attacchi terroristici senza specifici riscontri investigativi. È però altrettanto chiaro che minacce, danneggiamenti e impedimenti coercitivi alla circolazione non possono essere tollerati né giustificati in nome del disagio economico.


Il rischio è che il protrarsi dei blocchi produca conseguenze molto gravi: scaffali sguarniti, prodotti freschi deteriorati, carburante introvabile, aziende costrette a fermarsi e rincari scaricati sui consumatori. Una scarsità artificiale delle merci può inoltre creare condizioni favorevoli a speculazioni e circuiti illegali di distribuzione, con fenomeni di mercato nero. Per tutelare la collettività, il governo ha annunciato controlli, denunce e interventi per ripristinare la libera circolazione, comprese le scorte ai camion che ne facciano richiesta. La priorità è garantire i rifornimenti essenziali e impedire che chi vuole lavorare venga intimidito da chi pretende di imporre la propria volontà sulle strade.


Dopo l’approvazione del decreto e l’avvio dei pagamenti, proseguire i blocchi senza riaprire il confronto rischia di aggravare una crisi che danneggia soprattutto cittadini, piccole imprese e lavoratori estranei alla vertenza. La protesta può essere legittima, ma non può diventare uno strumento di ricatto economico o di destabilizzazione. Ora occorre verificare l’effettiva attuazione degli aiuti, accelerare i rifornimenti e assicurare che ogni eventuale responsabilità penale sia accertata.


Lo Stato deve ascoltare chi manifesta pacificamente, ma deve anche garantire che nessuna categoria, gruppo organizzato o rete criminale possa bloccare il Paese e far ricadere il prezzo della paralisi sull’intera collettività.



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