Artissima, Alba Capitale della contemporanea e la candidatura di Torino: l’arte del Business


L’arte unisce il visibile e l’invisibile viaggiando dall’infinito al finito. È bellezza, emozione e ricchezza. Cultura, senza dubbi, ma anche economia. Un artista realizza una scultura. Una galleria la seleziona. Un giornalista la racconta. Un collezionista arriva da un altro Paese per acquistarla. C’è chi la trasporta e chi la assicura. E chi prende un treno, prenota un albergo, visita una città e cena in un ristorante.

Torino e il Piemonte offrono in questo momento un punto di osservazione privilegiato. Alba ha presentato il programma che nel 2027 la vedrà Capitale italiana dell’Arte contemporanea col dossier “Le fabbriche del vento”, ispirato all’opera di Pinot Gallizio, con l’obiettivo di produrre un impatto artistico, economico e sociale duraturo grazie alla Biennale delle Langhe.

L’operazione

Il 22 settembre la casa editrice torinese Allemandi, da dicembre 2024 acquisita da Intesa Sanpaolo, ha acquistato “Il Giornale delle Fondazioni” da Fondazione Venezia 2000. La testata specializzata in fondazioni, filantropia istituzionale e rapporti fra cultura, economia e territori, torna a Torino dove era nata 25 anni fa rafforzando il polo editoriale attorno al Giornale dell’Arte. Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre Artissima torna all’Oval per la trentatreesima edizione con 183 gallerie da 35 Paesi.

C’è poi la candidatura di Torino a Capitale europea della Cultura 2033. Quattro segnali raccontano il rapporto sempre più stretto tra arte, economia e territorio. «La cultura – dice Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia – non ha solo un valore identitario ma è anche un fattore di attrattività e crescita. Il Piemonte fa sistema. Già nel 1995, quando nasce Abbonamento Musei. C’è il circuito delle Residenze Reali Sabaude, patrimonio Unesco dal 1997. E poi il network dell’arte contemporanea. Ultimo successo è la nomina di Alba Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2027. Per il Gruppo il sostegno all’arte e alla cultura appartiene alla storia, identità e ruolo nella società. Il nostro Progetto Cultura è incluso nel Piano di Impresa, con il lavoro delle Gallerie d’Italia, la condivisione della straordinaria collezione di proprietà, i restauri dei beni d’arte nazionali, la formazione e le collaborazioni con le più importanti istituzioni pubbliche e private non solo italiane». I numeri aiutano a capire. Secondo il report del Giornale dell’arte nel 2025 il mercato mondiale dell’arte ha generato vendite per 59,6 miliardi di dollari con circa 41,5 milioni di transazioni. Questa è solo la parte più misurabile di un’economia più multiforme. Le compravendite, raccontano soltanto una parte del valore economico dell’arte.

Il resto si misura nel lavoro, nei servizi e nelle attività che mette in movimento. Si vede con Artissima. Per alcuni giorni il mercato internazionale arriva a Torino ma l’effetto non rimane confinato all’Oval. Musei e Fondazioni programmano mostre, le gallerie moltiplicano le aperture, arrivano collezionisti, operatori e visitatori. La fiera diventa parte dell’economia urbana e contribuisce, insieme alle istituzioni che lavorano tutto l’anno, alla riconoscibilità internazionale della città. «Il valore economico dell’arte – osservano gli avvocati Alessandro Testa e Alessandro Guarino, co-managing partner di FlowLex, studio che assiste la Società Editrice Allemandi e l’Associazione Le Fabbriche del Vento nell’ambito di Alba 2027 – non coincide con il prezzo dell’opera. L’arte è anche un settore economico, con una filiera produttiva e professionale concreta, fatta di imprese, editori, fondazioni, assicurazioni, finanza, servizi e competenze specializzate.

Ma il suo impatto economico non si esaurisce all’interno di questa filiera: si trasferisce sul territorio, alimentando turismo, hospitality, servizi, investimenti e nuove attività imprenditoriali. È economia reale, che genera lavoro e ricchezza e può avere una ricaduta diffusa sul territorio. Per questo l’arte può diventare anche un elemento identificativo di un luogo, contribuendo alla sua attrattività e al suo posizionamento».

I numeri

Secondo Nomisma, già nel 2023 l’industria italiana dell’arte generava 1,36 miliardi di euro di fatturato diretto e un impatto economico complessivo stimato in 3,86 miliardi. La relazione annuale 2024/25 dell’Osservatorio Culturale del Piemonte di Ires Piemonte spiega che nel 2024 il sistema museale piemontese ha registrato 7,76 milioni di ingressi, segnando un incremento del 9% rispetto al 2023 e del 22% rispetto al 2019. Nel 2024 le presenze dei turisti italiani a Torino sono state di 2,44 milioni, 2 milioni di presenze gli stranieri. I musei del Sistema Museale Metropolitano creano una forte attrattiva.

Nella provincia di Torino sono concentrati 6,7 milioni di ingressi, pari all’86,2% del totale regionale, in crescita rispetto all’82,9% del 2019 (+3,3 punti percentuali). La provincia di Cuneo registra 497 mila ingressi (6,4% del totale) e una crescita costante del 11,4% rispetto al 2019 e del 7,3% rispetto al 2023. Segnali positivi emergono nell’alessandrino (+13,5% sul 2023) e nel biellese (+12,1% sul 2023).

Egizio super star

A trainare il successo nel 2025 sono stati: Museo Egizio: 1.273.354 ingressi, il più visitato della Regione e fra i primi in Italia; Museo Nazionale del Cinema: 762.125 presenze; Fondazione Torino Musei (Gam, Mao, Palazzo reale, Artissima): 650.777; Musei Reali: 672.917. Il punto è capire quanto lontano possano arrivare le ricadute economiche quando cultura, imprese, istituzioni e territorio riescono a costruire relazioni stabili. Questo è l’aspetto più interessante dell’Art Economy: la capacità della cultura di produrre attività economica diffusa e cambiare la percezione di un luogo. Una fiera dura pochi giorni. Ma se intorno rimangono competenze, investimenti e reputazione, l’effetto va ben oltre.


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