TURISMO: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
di Pino Tassi, già Tour Operator
È strana questa nostra regione che accumula record su record in tutti i campi e poi si trova sempre relegata agli ultimi posti di tutte le classifiche di sviluppo economico, sociale e culturale. I giovani se ne vanno nonostante il reddito di merito, quelli che rimangono passano da un lavoro precario all’altro, sottopagato, a partire dal turismo; gli agricoltori e i trasportatori sono in rivolta da settimane e nessuna misura palleativa sembra quetarli; le famiglie non ce la fanno più; i commercianti boccheggiando.
Eppure secondo la Tehea group e il presidente Occhiuto siamo in una specie di paradiso terrestre. La Tehea group ci ha scelto per una sua ricerca perché siamo ganzi: “Abbiamo scelto la Calabria come caso studio perché abbiamo analizzato un ritorno economico importante… “. E giù numeri strabilianti. Nel solo 2026 (su cui ancora non sono stati resi pubblici di dati delle presenze turistiche) c’è stato un impatto economico pari a 3,7 miliardi (7,6%) del Pil». Nel triennio 2022/2025 il turismo ha generato oltre sette miliardi. Sempre secondo lo studio, nel solo 2025 la spesa dei turisti stranieri ha attivato in Calabria 1,1 miliardi di Euro di giro d’affari, cui si aggiungono 1,3 miliardi generati dai turisti italiani. L’impatto economico complessivo raggiunge così 2,4 miliardi di Euro, pari al 6% del PIL regionale.
Secondo lo studio di Tehea questo ritorno economico é merito della politica di investimenti della regione Calabria. La ricerca afferma che, nel triennio 2023-2025 i 47 milioni di euro investiti dalla Regione nel Destination Marketing hanno contribuito a generare un impatto economico stimato in 5,8 miliardi di euro, corrispondente al 14,1% del PIL calabrese nel periodo considerato.
Non oso contestare la ricerca effettuata da una società così prestigiosa. Non ne ho i titoli, né tanto meno le capacità. Ma nella mia ignoranza in campo economico e delle ricerche mi sono nati degli interrogativi. Sarebbe interessante sapere come hanno fatto i ricercatori a stabilire che i 47 milioni investiti dalla regione in promozione e pubblicità siano la causa dell’impatto economico di 5,8 miliardi? E ancora, siccome questi milioni sono stati spesi in iniziative le più diverse possibili, come si fa a calcolarle come se fossero un tutt’uno. E se nell’impatto ci fossero altri fattori, tipo l’iniziativa dei singoli operatori turistici in giro per il mondo? E poi questo presunto impatto di 5,8 miliardi come é stato calcolato, da dove viene fuori? Così come il miliardo del giro d’affari nel 2025 sul turismo estero, più l’altro miliardo sul turismo nazionale, da dove scaturiscono? Con quali calcoli sono stati quantificati?
La stranezza di questa nostra regione è che la crescita che viene analizzata e quantificata poi non si trasforma in crescita in termini di lavoro, di imprese e di reddito.
La stessa Tehea nella sua analisi dopo i dati esaltanti riepilogativo primi arriva alle note dolenti: “A fronte di un incremento degli arrivi turistici del 48,2%, le imprese attive nel comparto alloggio e ristorazione sono cresciute solo del 2,4% mentre le agenzie di viaggio e i tour operator sono in diminuzione del 66,6% sempre nel quadriennio 2022-2026”. Il Presidente Occhiuto aggiunge che la regione ha fatto il suo compito con gli investimenti promozionali effettuati: “Quello che manca nella nostra regione è una corrispondente velocità da parte del privato nel reagire agli incrementi turistici dal punto di vista della qualità dell’offerta alberghiera”.
Quindi noi avremmo in Calabria un operatore pubblico virtuoso e operatori privati pigri e timorosi. Mai accusa é stata più infondata e sbagliata. Il turismo in Calabria non nasce con la presidenza Occhiuto, nasce e cresce sotto la spinta di imprenditori lungimiranti negli ultimi decenni del secolo scorso. Spesso contadini, agricoltori, piccoli e grandi proprietari terrieri, che riconvertono la propria attività in impresa turistica rischiando di proprio quando ancora i contributi europei erano poca cosa. Il turismo diventa un business su cui butta gli occhi anche la ‘ndrangheta inquinando parte di quella attività. Il turismo in Calabria non è stato residuale rispetto alla Puglia e alla Sicilia. Forse questo era vero negli anni settanta, ma da, allora tanta strada è stata fatta. E il merito principale é degli imprenditori turistici e anche di alcuni dirigenti competenti che si sono avuti alla Regione Calabria. La Ryanair e altre compagnie low coast non volano da adesso dalla Calabria. La Tui, la Falkenstainer, la Blu Serena, e ancor prima la Valtur e la Meeting point operano da decenni nella nostra realtà.
Se oggi gli imprenditori turistici calabresi non investono in nuove attività nel campo significa che non vedono nuovi spazi di mercato. Non vedono grandi prospettive di crescita. Se i tour operator chiudono o diminuiscono così fortemente, nasce dal fatto che la domanda turistica forse privilegia altri canali. Se la Ryanair diminuisce i collegamenti con l’estero dall’aeroporto di Reggio Calabria significa che il mercato è angusto o che non c’ è proprio. Poi i dati li possiamo presentare come vogliamo, ma sempre quelli restano. E ancora sul turismo estero, sarebbe interessante sapere che quota ricopre Tropea, Pizzo, Capo Vaticano, Scilla e che quota occupa tutto il resto della regione. Infine fa a tutti piacere di sapere che il ritorno economico dei vari Capodanno Rai in tv è stato importante. Ma se l’incremento più importante del turismo in Calabria è venuto dall’estero, mi dite che ci azzecca il Capodanno Rai che viene trasmesso solo in Italia? E poi sarebbe interessante se qualche società specializzata ci facesse sapere quale sarebbe il ritorno economico di iniziative quali i vari Vinitaly in the city a Sibari e Reggio, il Magna Graecia Festival, il Palaghiaccio a Milano, eccetera eccetera. Sta di fatto che nonostante tutti gli investimenti promozionali il nostro turismo rimane un turismo stagionale e di prossimità con l’eccezione di Tropea, Pizzo e Scilla. Fatevene una ragione…
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