Artigiani con disabilità fanno rinascere il legno recuperato per il progetto Cellina Dream Woods


Cellina Dream Woods è un progetto che trasforma il legno recuperato dal lago di Barcis – in Friuli – in opere d’arte, oggetti e nuove opportunità per il territorio. Prima di rivivere prendendo nuove forme infatti, il legno in molti casi attraversa anche dei laboratori molto particolari: al loro interno infatti incontra persone con disabilità, educatori e artigiani e il recupero del legno diventa occasione per creare autonomia, relazione, scoperta e partecipazione.

Entro nel primo laboratorio di artigianato legato a Cellina Dream Woods e non so bene cosa aspettarmi. Ho visto lavorare Nicolas Vavassori nel suo ambiente naturale, ho visto le opere che ha realizzato con Paolo Del Mul svettare sul lago di Barcis, l’ho visto persino interagire con dei bambini, ma non ho ancora visto da vicino come questo progetto prende forma nei laboratori che coinvolgono persone con disabilità.

Chiara Aviani di Montagna Leader – che mi ha presentato il progetto prima che partissi per il Friuli – mi ha anticipato con entusiasmo che qui non si limitavano a organizzare attività per “fargli fare qualcosa”, ma che le persone coinvolte avrebbero contribuito davvero a realizzare piccoli e grandi oggetti, ognuno a suo modo con le proprie abilità. Ero incuriosito e forse anche un po’ incredulo. Una volta entrato però ho capito che non solo quello che mi aveva detto Chiara era vero, ma che si declinava nei modi più inaspettati.

Di fronte a me infatti c’era chi – con una disabilità gravissima – veniva “accompagnato” nell’esplorare le vene del legno e nel lentamente carteggiarlo, c’era chi lavorava energicamente il legno, chi dipingeva, chi intagliava. Tutti seguiti, tutti aiutati, ma anche tutti concentrati – a tratti sorridenti ed esaltati – e realmente presi da ciò che stavano facendo. Intorno a loro, su varie mensole, i risultati del loro lavoro. Piccole opere compiute, nate da uno scarto, che finiranno poi in una tasca, su un tavolino, sulla mensola di qualcuno di noi e che porteranno il loro lavoro nella nostra vita quotidiana.

Ognuno può fare il suo pezzo

Siamo al Centro Diurno Colorazione di Barbeano, struttura a gestione diretta dell’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale. «Uno dei principi fondamentali che porta avanti questo posto è garantire a tutte le persone che gravitano qui dentro di poter fare qualcosa, essere parte di un gruppo, della comunità e riuscire a mettere in gioco quelle abilità che ognuno ha, i piccoli talenti che ognuno possiede e che danno valore alla persona e al gruppo», mi spiega Martina Nadal, terapista occupazionale.

Il centro ospita adulti con diversi tipi di disabilità e, accanto all’assistenza nelle attività della vita quotidiana, cerca di costruire occasioni che possano incidere sulla qualità della loro vita. «L’obiettivo nostro è proprio quello di smontare le attività, smontare il manufatto e capire dove ogni pezzettino, ogni abilità possibile, può fare la differenza. E quindi adattare le attività, gli strumenti, per far sì che ognuno possa fare il suo piccolo pezzettino all’interno di questo grande progetto».

Carteggiare, tagliare, decorare, verniciare: qui il lavoro riguarda soprattutto piccoli manufatti e ogni processo viene diviso in passaggi diversi, adattandolo alle capacità delle persone coinvolte. C’è poi una coincidenza che rende il ritorno del legno ancora più significativo. Quello spazio, storicamente, era una falegnameria. «Tanti di loro si sentono proprio falegnami», racconta Martina. Ci sono persone affezionate alla carta vetrata, agli strumenti, «al sentire il legno nelle mani». Riportare questo materiale all’interno del centro, dice, è stato per loro un piccolo grande traguardo.

Uscire dal centro

Le attività però non restano confinate dentro queste stanze. «Questo progetto ci permette di uscire anche dal centro perché il legno che arriva qui ha una sua origine», racconta Martina. Andare direttamente a Barcis significa vedere da dove arriva il materiale che poi viene lavorato, ma soprattutto entrare in un ambiente completamente diverso da quello quotidiano.

Cellina Dream Woods

Da questa occasione sono nate altre esperienze. Una in particolare è stata quella della canoa: «Rendere accessibile l’attività della canoa per la nostra comunità è stato un successo grandissimo», racconta Martina. Così anche in questo caso il recupero del legno è diventato il punto di partenza di qualcosa di più ampio. «Intorno al recupero del legno si è creato un bel circolo virtuoso che non si esplica solo nel recupero di un materiale prezioso, ma passa attraverso attività sportive, attività produttive, attività educative e culturali e in fondo contribuisce a dare identità a ognuno di noi».

Per alcune delle persone coinvolte anche una normale uscita richiede organizzazione, mezzi adeguati, personale e sostegni specifici. «Uno degli obiettivi grandi che abbiamo qui è riuscire a far sperimentare il territorio a questi ragazzi», spiega Martina. Luoghi come un fiume o un lago, che per molti di noi sono semplicemente raggiungibili, per altri rischiano ancora di essere inaccessibili.

Sentirsi utili

Mentre parlo con gli educatori torna continuamente una parola, anche quando non viene pronunciata esplicitamente: utilità. Sara Bassanesa, educatrice professionale dello stesso centro, lo racconta partendo dalla sua esperienza personale: «Poter offrire queste opportunità alle persone che hanno bisogno anche di fare altro, di mettersi alla prova con nuove attività, di sperimentarsi anche ad aiutare la collettività in qualche modo, è un valore aggiunto per la loro vita ed è un valore aggiunto anche per me e per noi».

Poi aggiunge una cosa che, dopo aver trascorso qualche ora nei laboratori, diventa immediatamente comprensibile. «Venire ogni giorno a lavorare sapendo che loro hanno questo desiderio, questa voglia di fare e di rendersi utili per gli altri, è una cosa che veramente mi arricchisce». Le collaborazioni con il territorio, continua, sono «una ventata d’aria fresca» perché consentono di sperimentare qualcosa che va oltre «la struttura chiusa di un centro diurno».

Cellina Dream Woods
Martina Nadal, terapista occupazionale

Il maestro della carta

Il giorno dopo l’esperienza si ripete. Entro nel secondo laboratorio, già arricchito dagli sguardi del giorno prima, ma anche qui vengo sorpreso e stupito: ci troviamo davanti una vera e propria falegnameria dove il legno di scarto, sempre quello di Barcis di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, qui viene inserito in un vero e proprio lavoro di squadra. Siamo questa volta al CORD, Centro Occupazionale e Riabilitativo Diurno di Cordenons, in quella che viene chiamata “la Bottega del Legno”.

Non solo rametti e ramoscelli quindi, ma veri e propri tronchi vengono piallati, tagliati, lavorati da una squadra incredibilmente coordinata di persone con disabilità, guidata dall’educatore professionale Fabiano Del Piero. «Il lavorare il legno è un pretesto per mettere insieme le persone», racconta Fabiano. Poco prima abbiamo assistito alla lavorazione con una pialla a spessore. Quattro o cinque persone si sono organizzate insieme, con un piccolo aiuto dell’educatore, per sezionare il legno, piallarlo e prepararlo alla realizzazione dell’oggetto finito.

Uno dei ragazzi mi racconta con orgoglio il suo ruolo. Lui è il “maestro della carta”: si occupa del tritadocumenti, inserendo i fogli nella macchina che li riduce in tante sottili striscioline. Fabiano scherza con lui spiegandogli che essere maestro non basta ancora. Il prossimo passaggio sarà diventare “professore della carta”. C’è persino una data: quando compirà quarant’anni. Sembra un gioco e in parte lo è. Ma mentre li guardo parlare è difficile non vedere anche una competenza riconosciuta, un posto preciso dentro a un gruppo e uno sguardo che si accende.

Anche a distanza di mesi, questa immagine è quella che mi è rimasta più impressa. Un’immagine costituita da quel movimento opposto che si crea attorno a quelle mani: mentre il legno entra nei centri, le persone escono. Arrivano sul lago, incontrano altre persone, partecipano a un progetto più grande di loro e realizzano oggetti che, a loro volta, usciranno da quelle stanze. E magari uno finirà proprio sulla mensola di casa nostra.

Cellina Dream Woods 2 è uno dei progetti del dossier di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027 promosso dal GAL Montagna Leader in collaborazione con il Comune di Barcis, l’’associazione L.A.G.O. e cooperative locali.


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