In Italia, il 74,3% dei rifiuti prodotti nel 2024 è stato differenziato. In Svizzera, la quota di riciclaggio è stata del 52%.
Keystone/Gaetan Bally
L’iniziativa interregionale “Riduciti” punta a un’unione di forze tra Ticino e Lombardia allo scopo di sensibilizzare sempre più sul riciclaggio dei rifiuti, sul loro riutilizzo e, soprattutto, sul limitarne la produzione.
Quando si parla di rifiuti è difficile fare confronti tra Paesi e progettare iniziative transfrontaliere: le definizioni di rifiuto urbano possono variare, così come le metodologie di calcolo.
I numeri, tuttavia, danno modo di fare dei confronti: nel 2024, nella regione Lombardia sono state prodotte 4,87 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, secondo i datiCollegamento esterno forniti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Di queste, circa il 74,3% erano raccolte differenziate.
In Svizzera, nello stesso anno, sono stati prodotti circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Di questi, 2,9 milioni di tonnellate sono stati inceneriti e 3,1 milioni raccolti separatamente e riciclati, per una quota di riciclaggio di circa il 52%, indicaCollegamento esterno l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).
La popolazione del Canton Ticino ha nel frattempo prodotto 325’454 tonnellate di rifiuti urbani. Il datoCollegamento esterno comprende sia i rifiuti urbani non riciclabili (161’429 tonnellate) sia le raccolte separate.
Rafforzando la cooperazione tra Italia e Svizzera, sarebbe possibile ridurre la quantità di rifiuti prodotti ai due lati della frontiera e migliorarne il riutilizzo?
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Riciclare non basta, i consumatori hanno un potere che possono sfruttare
Il progetto interregionale “Riduciti”Collegamento esterno si pone proprio questo obiettivo. Rivolto a enti pubblici e comunità di entrambi i territori, il progetto mira a promuovere l’economia circolare e la prevenzione della creazione dei rifiuti nell’area insubrica.
Il budget per l’iniziativa sfiora il milione, suddiviso in 805’325,50 euro di contributo italiano e 181’000 franchi in arrivo dal Ticino. A sostenerla c’è la Provincia di Varese quale capofila, seguita da diversi partner tra Ticino e Lombardia.
Lo scopo è analizzare e mappare le iniziative esistenti in Italia e in Svizzera (attori, risultati, strategie, barriere, elementi di replicabilità); definire una “strategia integrata transfrontaliera di prevenzione rifiuti ed economia circolare” e in seguito attuarla.
La speranza è quella di mettere in piedi percorsi di scambio di buone pratiche tra i vari attori partecipanti. A livello progettuale, si stima che almeno tre degli otto partner coinvolti adottino gli strumenti della strategia e proseguano la cooperazione, allo scopo di ridurre gli scarti anche oltre la fine del progetto.
L’uso degli scarti nelle costruzioni
In collaborazione con la Scuola universitaria professionale (SUPSI), gli inizianti del progetto “Riduciti” stanno pensando anche a soluzioni per promuovere l’economia circolare nell’ambito delle costruzioni.
“Il nostro compito è studiare le tecnologie da applicare per ottenere un tipo di isolamento termico per edifici, fatto con gli scarti tessili che non possono essere valorizzati in altro modo dalla Caritas”, racconta Carlo Gambato, docente e ricercatore del Dipartimento ambiente costruzioni e design, che già si occupa di promuovere soluzioni di economia circolare nell’ambito delle costruzioni attraverso il progetto 4RnDCollegamento esterno.
Caritas Ticino raccoglie infatti gli scarti tessili su tutto il territorio ticinese, negli ecocentri ma non solo, e in seguito fa una cernita tra quello che può rivendere e quello che non si riesce a commercializzare. Quest’ultima parte corrisponde circa al 30%, ossia una media di 100 tonnellate all’anno.
“Anche se qui in Ticino non abbiamo processi produttivi di questo tipo, la tecnologia che, da questi scarti di fibre tessili, permette di produrre pannelli isolanti, esiste già. In Italia, per esempio, viene già utilizzata anche se non è diffusa”, spiega il ricercatore.
Riuso e riciclaggio contribuiscono entrambi a ridurre il consumo di risorse e la quantità di rifiuti, ma intervengono in modo diverso sul ciclo di vita dei prodotti.
Il riuso consiste nell’utilizzare nuovamente un prodotto o un oggetto per la stessa funzione o per una funzione diversa, senza trasformarlo sostanzialmente in un nuovo materiale. Ad esempio, una bottiglia di vetro può essere restituita, lavata e riempita nuovamente. In questo modo si prolunga la vita utile del prodotto e si può evitare, almeno in parte, la produzione di un nuovo bene.
Il riciclaggio, invece, consiste nel trasformare un rifiuto attraverso processi di trattamento affinché il materiale di cui è composto possa essere utilizzato nuovamente come materia prima per produrre nuovi prodotti.
“Ciò su cui lavoriamo noi – continua Gambato – è come applicarli all’edilizia elvetica: capire quindi quali sono le metodologie e le tecnologie più adatte al settore, quali sono le certificazioni necessarie e i limiti, gli standard di sostenibilità svizzeri (come ad esempio MinergieCollegamento esterno), i test per valutare il potenziale di commercializzazione su larga scala, eccetera”.
L’obiettivo finale è sostanzialmente quello di studiare se, questo tipo di processo, possa avere un futuro nella regione. “Nel progetto ‘Riduciti’, analizziamo quindi come renderlo operativo. Per noi si tratta di ricerca applicata grazie alla quale arri vare a soluzioni tecniche e poter dire ai professionisti del settore, ai produttori e anche ai clienti: ‘Questo isolamento termico ha queste potenzialità, queste sono le prestazioni, si può sfruttare in questa maniera, eccetera’”.
Le responsabilità e il potere decisionale
La ricerca e le nuove tecnologie scoprono i potenziali nascosti dei rifiuti che ci circondano, ma non possono fare miracoli. “Il riutilizzo non basta – ha spiegato il vicedirettore di Caritas Ticino Marco Fantoni in un’intervista a tvsvizzera.it sullo stesso tema – continuiamo a produrre troppo in nome di una crescita che pare debba essere infinita, ma crea molti scarti”.
In tutto questo, “il consumatore ha le sue responsabilità. Ma anche un grande potere decisionale”, ha ricordato Fantoni.
Riduciti è un progetto iniziato a gennaio 2026 con una durata prevista di 30 mesi, si concluderà quindi alla fine di giugno 2028.
I primi documenti strategici e le sperimentazioni dovrebbero emergere già nel 2027, mentre una valutazione complessiva dei risultati sarà possibile solo verso metà 2028.
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