Nel corso dell’Assemblea Annuale 2026 della Federazione ANIE, è stato tracciato il quadro strategico e le prospettive economiche per l’industria elettrotecnica ed elettronica italiana. Al centro dell’evento, una domanda fondamentale per il futuro del manifatturiero ad alta tecnologia : “Quale crescita dopo il PNRR?”. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato uno straordinario acceleratore per gli investimenti, ma la sua imminente conclusione richiede politiche industriali di lungo termine per consolidare i risultati e scongiurare una contrazione dell’economia.
Il post-PNRR: risorse in esaurimento e proposte per sostenere le imprese
Il PNRR ha innescato un circolo virtuoso tra investimenti pubblici, investimenti privati e sistema industriale. Il problema è che i finanziamenti erogati attraverso il PNRR, che comunque sono un prestito da restituire, stanno terminando. Le imprese si chiedono quindi come proseguire sulla via della crescita economica anche nell’era post-PNRR, tenendo conto degli oneri di restituzione.
Confindustria sta preparando una proposta in dieci punti per chiedere al Governo di sostenere le imprese italiane. L’idea è varare un nuovo piano di rilancio dell’economia italiana, che metta al centro infrastrutture e formazione e che orienti verso l’economia del Paese l’enorme mole di risparmi: oltre 1.500 miliardi di euro delle famiglie e oltre 240 miliardi dei fondi pensione, che oggi non contribuiscono alla crescita delle imprese italiane.
L’industria elettrotecnica ed elettronica: risultati, priorità e sfida delle competenze
L’industria elettrotecnica ed elettronica rappresenta una componente essenziale del sistema produttivo nazionale, con oltre 1.100 imprese associate, circa 490.000 addetti e un fatturato di 118 miliardi di euro nei settori dell’elettrotecnica, dell’elettronica e dell’impiantistica. Negli ultimi anni, il comparto ha dimostrato una tenuta superiore a quella dell’intero sistema manifatturiero.
“Nel 2025 la produzione manifatturiera italiana ha registrato una flessione dell’1,4%, dopo sei trimestri consecutivi di calo, mentre i settori dell’elettrotecnica e dell’elettronica hanno continuato a crescere”, nota il presidente di Federazione ANIE, Vincenzo de Martino. “A fine 2025, i loro volumi produttivi risultavano superiori di quasi 12 punti percentuali ai livelli pre-pandemia, mentre la media manifatturiera si attestava ancora 6 punti percentuali al di sotto. Questo risultato è stato sostenuto dalla domanda legata alle transizioni ecologica e digitale, oltre che dagli investimenti in elettrificazione, reti e digitalizzazione. L’espansione è proseguita nel primo semestre del 2026, con un incremento nominale del fatturato del 9% su base annua, contro il +3% della manifattura.”
Per proseguire il percorso di sviluppo senza il supporto delle risorse straordinarie del PNRR, ANIE individua quattro mercati strategici in cui intervenire in via prioritaria:
- Energia e reti: le reti elettriche rappresentano il fattore abilitante chiave della transizione sostenibile. È prioritario potenziare la capacità di connessione, rafforzare i sistemi di accumulo e sviluppare la flessibilità di rete per integrare le rinnovabili. Nel medio-lungo periodo, ANIE guarda con favore anche al nucleare, per rafforzare la sicurezza e la competitività del sistema energetico
- Infrastrutture: il PNRR ha impresso un’accelerazione decisiva alle reti ferroviarie, alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture digitali. Occorre completare le opere avviate, proseguire nel rinnovo del materiale rotabile e garantire una manutenzione costante, evitando rallentamenti della domanda nel settore delle telecomunicazioni e valorizzando le competenze acquisite
- Edilizia: superata la fase congiunturale degli incentivi, serve una politica industriale strutturale per il comparto. L’obiettivo è ammodernare il patrimonio immobiliare integrando efficienza energetica, gestione intelligente dell’energia, automazione, sicurezza, comfort e salute delle persone
- Industria e microelettronica: è necessario passare dalla digitalizzazione di base all’adozione di tecnologie avanzate, quali intelligenza artificiale, cloud, cybersecurity, automazione e sistemi connessi. La microelettronica rimane fondamentale per data center, smart grid e mobilità elettrica: l’Italia e l’Europa devono continuare a progettare e produrre tecnologia per garantire la sovranità delle filiere strategiche
ANIE chiede alle istituzioni di garantire tre condizioni indispensabili per sostenere gli investimenti industriali: programmazione a lungo termine, semplificazione burocratica per abbreviare i tempi autorizzativi senza ridurre i controlli, coerenza tra indirizzi nazionali, norme attuative e decisioni degli enti territoriali.
A queste condizioni si aggiunge la criticità legata alle competenze: il 75% delle imprese ANIE incontra difficoltà a reperire il personale tecnico e specialistico necessario. Negli ultimi anni, la quota di posizioni di difficile reperimento è salita dal 37% al 58%. Per contrastare tale carenza, la Federazione chiede un piano strutturale incentrato sul rafforzamento della formazione tecnica (ITS), un raccordo più stretto tra scuola, università e mondo produttivo e il potenziamento della formazione continua.
Il bilancio del PNRR e la lezione del metodo
“L’Italia rispetterà tutti gli obiettivi previsti dal PNRR entro i tempi stabiliti”, afferma Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. “A oggi sono stati conseguiti 416 obiettivi, cioè il 100% degli obiettivi programmati fino alla nona e penultima rata del PNRR. L’Italia ha ricevuto complessivamente 166 miliardi di euro, pari all’85% della dotazione finanziaria totale del Piano. Il PNRR ha finanziato circa 690.000 progetti, dei quali 680.000 sono già conclusi e 10.000 sono nella fase di esecuzione o di completamento. Questi dati provano che il PNRR non è rimasto sulla carta, ma si è concretizzato in cantieri, infrastrutture, tecnologie e servizi.”
Il modello sperimentato con il PNRR ha insegnato una lezione fondamentale: le risorse da sole non bastano, occorre un metodo che consenta ai destinatari dei finanziamenti di raggiungere gli obiettivi prefissati. Questi devono essere chiari fin dall’inizio, con tempi certi, responsabilità definite e una verifica rigorosa dei risultati. Questo metodo, basato su risultati concreti, misurabili e verificabili, deve diventare parte integrante del modo in cui l’Italia programma e realizza le proprie politiche pubbliche.
Altrettanto importante è la collaborazione tra mondo industriale e settore educativo. Questa collaborazione deve diventare strutturale, perché la crescita del Paese non può essere affidata soltanto alla spesa pubblica. Bisogna continuare a investire sulle persone, sulle competenze, sulla formazione, sulla ricerca, sui giovani, perché nessuna infrastruttura, tecnologia o riforma può produrre sviluppo senza le competenze necessarie.
Il vero obiettivo del post-PNRR è quindi trasformare ciò che è nato come risposta emergenziale alla pandemia in una capacità organizzativa e gestionale permanente. In questo passaggio il ruolo delle imprese, in particolare di quelle rappresentate da ANIE, sarà fondamentale, perché la tecnologia avanzata, l’energia, il digitale e le infrastrutture non sono soltanto comparti economici, ma anche risorse strategiche per la sovranità e la competitività del Paese.
Il rapporto TEHA-ANIE: l’impatto del PNRR sull’economia e sulle imprese
Il rapporto realizzato da TEHA Group per la Federazione ANIE e condotto su circa 200 imprese analizza gli effetti del PNRR sull’economia italiana e sui settori abilitati dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche. Con circa 194 miliardi di euro assegnati, l’Italia è stata il principale Paese beneficiario di Next Generation EU. Secondo TEHA, il PNRR ha rappresentato il più importante sostegno agli investimenti pubblici dal secondo dopoguerra e, senza il suo contributo, l’Italia sarebbe entrata in recessione già nel 2024. Il modello basato su target e milestone ha inoltre ridotto di 12 punti percentuali la probabilità di ritardi nei progetti rispetto agli interventi non PNRR.
I mercati di riferimento di ANIE (energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti) generano un fatturato di 930 miliardi di euro e un valore aggiunto di 297 miliardi, danno lavoro a 3,2 milioni di persone e realizzano investimenti per 42,1 miliardi. Considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, il loro impatto raggiunge 895 miliardi di euro, oltre il 44% del PIL, con 12,1 milioni di posti di lavoro, pari a circa il 46% dell’occupazione nazionale.
Questi comparti hanno assorbito il 63% del valore dei finanziamenti PNRR a fronte di appena il 22% dei progetti. Nel periodo del Piano hanno inoltre registrato una crescita media annua del valore aggiunto pari a 3,4 volte quella del resto dell’economia. L’indagine TEHA-ANIE mostra che l’80% degli associati ha partecipato a progetti o gare PNRR. Per circa la metà di queste imprese, tali attività hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025; per il 32%, oltre il 20%. Solo il 20% ha ricevuto direttamente fondi PNRR, ma tra i beneficiari il 69% ha investito in sostenibilità ed efficienza energetica.
Tra le criticità del PNRR, il 52% delle imprese indica l’eccesso di burocrazia, il 32% la carenza di personale qualificato e il 31% i tempi autorizzativi. Per il futuro, le priorità indicate dalle imprese sono la transizione energetica (50%), le infrastrutture tecnologiche (48%) e la semplificazione normativa (38%).
“Con l’imminente conclusione del Piano, circa 8 imprese ANIE su 10 temono un rallentamento degli investimenti“, commenta Benedetta Brioschi, partner di TEHA Group. “Tra i risultati più significativi figurano la crescita del 32% della diffusione della fibra, del 66% dell’energia primaria risparmiata e del 25% dei chilometri di alta velocità. Restano però divari infrastrutturali e tecnologici, oltre a criticità sul fronte delle competenze e della produttività. Il rapporto indica quindi quattro priorità: programmazione pluriennale delle risorse, investimenti in infrastrutture energetiche e digitali, semplificazione amministrativa e maggiore coinvolgimento dei capitali privati.”
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