In attesa dell’entrata in vigore dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci, l’analisi tratta dall’ultimo Report Itinerari Previdenziali su un campione significativo di oltre 50 enti offre una fotografia di come investono le principali forme di assistenza integrativa
Con l’obiettivo di tutelare gli oltre 16 milioni di iscritti, la legge 20 aprile 2026, n. 50, di conversione del D.L. 19 febbraio 2026, n. 19 (Decreto PNRR 2026) introduce uno specifico obbligo di trasparenza per i fondi sanitari e sociosanitari integrativi e complementari del Servizio Sanitario Nazionale. La legge prevede, infatti, che, a partire dal 2027, tali enti – ad eccezione dei prodotti assicurativi che restano vigilati ai sensi del Codice delle Assicurazioni private – provvedano a redigere e a pubblicare nel proprio sito internet istituzionale, entro 3 mesi dalla chiusura dell’esercizio, nonché a trasmettere, nel medesimo termine, alle amministrazioni competenti ai sensi della normativa vigente ai fini della vigilanza, i propri bilanci e le relative relazioni, ivi comprese quelle degli organi di controllo comunque denominati. La normativa specifica che i bilanci e le relazioni devono essere coerenti, esaurienti e correttamente presentati e devono fornire un quadro fedele delle attività, delle passività e della situazione finanziaria, ivi compresa un’informativa sugli investimenti significativi, indicando in particolare: il numero degli iscritti e dei beneficiari; l’ammontare complessivo dei contributi versati dagli aderenti e dai datori di lavoro o comunque delle entrate di natura contributiva; l’ammontare delle prestazioni erogate, distinte per natura e tipologia; il rapporto tra contributi versati e prestazioni erogate; l’ammontare del patrimonio complessivo del fondo; il rapporto tra il patrimonio e le prestazioni erogate; i costi di gestione sostenuti nell’esercizio; con particolare riferimento ai casi di gestione diretta di risorse suscettibili di investimento, se e in quale misura, nella gestione delle risorse e nelle linee seguite nell’esercizio dei diritti derivanti dalla titolarità dei valori in portafoglio, siano stati presi in considerazione fattori ambientali, sociali e di governo societario. Viene, inoltre, indicato che l’inosservanza di queste disposizioni comporterà l’impossibilità dell’iscrizione, del rinnovo o comunque della permanenza nell’Anagrafe dei Fondi sanitari tenuta presso il Ministero della Salute, nonché della fruizione delle agevolazioni fiscali previste.
Pur mancando ancora una legge quadro e un sistema di vigilanza strutturato, questo provvedimento normativo rafforza la trasparenza del sistema attraverso obblighi uniformi di pubblicazione e rendicontazione. Una novità importante per un settore in continua espansione che coinvolge oltre 16 milioni di cittadini, poco meno del doppio di quelli iscritti alla previdenza complementare. Si consideri, peraltro, che i dati raccolti dall’Anagrafe dei Fondi sanitari possono offrire una fotografia parziale del sistema in quanto l’iscrizione è facoltativa. Dati che mostrano un tasso di crescita significativo in termini di numerosità degli operatori, in controtendenza rispetto ad altri investitori istituzionali come i fondi pensione, ma soprattutto di iscritti e importi delle prestazioni erogate. Incrementi che implicano anche un aumento del patrimonio complessivo di questi soggetti.
Per l’anno fiscale 2022 (ultimo disponibile) l’Anagrafe dei Fondi ha attestato l’esistenza di 324 enti, in leggero calo rispetto al biennio precedente. Di questi, 311, ovvero il 96%, sono cosiddetti fondi tipo B che posso erogare anche prestazioni sanitarie comprese nei LEA, mentre i restanti 13, pari al 4%, sono fondi tipo A che erogano esclusivamente prestazioni extra LEA. Guardano all’andamento della numerosità dei soggetti attestati dal 2010 a oggi, si evidenza come la composizione rappresentata non si sia sostanzialmente modificata nel tempo con la prevalenza assoluta di fondi di tipo B. Ai 324 fondi attestati dall’Anagrafe risultano iscritti 16,27 milioni di soggetti, incrementati di quasi 5 volte rispetto ai 3,3 milioni del 2010 (primo anno fiscale di rilevazione). L’ultimo dato disponibile relativo agli iscritti per tipologia, ripartito per lavoratori dipendenti, autonomi, familiari a carico e pensionati con i loro familiari, risale al 2016 quando il totale generale era indicato in 10,62 milioni così distribuiti: 6,68 milioni di lavoratori dipendenti, 1,07 milioni di lavoratori autonomi, 2,16 milioni di familiari a carico, 527.716 pensionati e 173.672 familiari di pensionati. In merito alle entrate contributive, invece, l’Anagrafe non fornisce informazioni, mentre è possibile ricavare i dati relativi all’ammontare erogato agli iscritti per prestazioni sanitarie: nel 2022 le forme di assistenza sanitaria integrativa iscritte all’Anagrafe hanno erogato prestazioni per un valore pari a 3,24 miliardi di euro, di cui 1,07 miliardi (32,97%) destinati esclusivamente all’erogazione di prestazioni extra-LEA.
Il campione analizzato nel Report Itinerari Previdenziali
In attesa dell’entrata in vigore dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci per tutti i fondi sanitari e socio-sanitari integrativi e complementari del SSN che consentirà di disporre di dati completi e omogenei, l’analisi tratta dall’ultimo Report Itinerari Previdenziali offre anche quest’anno una fotografia significativa dei principali enti in termini di iscritti, contributi, prestazioni e composizione degli investimenti. Per il 2025 il campione di 51 operatori tra Fondi e Casse sanitarie operanti per singola impresa o gruppo di aziende, per categoria di lavoratori o per comparti a seguito della contrattazione nazionale e le principali società di mutuo soccorso rappresenta il 91% dell’intero sistema sanitario integrativo per importo delle prestazioni totali erogate e il 78% per numero di iscritti.
In linea con le tendenze riscontrate nelle annualità precedenti, anche nel 2025 i contributi aumentano (+5,04%) ma meno delle prestazioni, che crescono del 7,71%, mentre gli iscritti salgono del 7,06%. In dettaglio, gli iscritti del campione 2025 sono 12.724.781, in crescita rispetto ai 11.965.267 del 2024; le entrate totali provenienti da contribuzioni degli iscritti, delle persone a carico e dei datori di lavoro sono pari a 3,227 miliardi di euro rispetto ai 3,135 miliardi del 2024, con un incremento di 154,86 milioni; le prestazioni ammontano, invece, a 2,949 miliardi di euro rispetto ai 2,738 del 2024 con un aumento di 211 milioni.
Figura 1 – Iscritti, contributi e prestazioni del campione, anni 2024 e 2025
Il contributo medio annuo pro capite ricavato dal campione per il 2025 è di 253,6 euro rispetto ai 259,7 euro dello scorso anno (contribuzioni lavoratore, persona a carico e azienda), leggermente più alto rispetto ai 247 euro del 2022. Va ricordato che i fondi sanitari con maggiore anzianità e quelli rivolti a quadri, dirigenti e professionisti, come ad esempio Assida, Assidai, Fasdac, Fasi hanno contribuzioni medie pro capite di gran lunga superiori e correlate all’età dell’iscritto, anche se in molti fondi contrattuali viene meno questa diversificazione e il contributo richiesto dipende dalla tipologia di prestazioni e dal nomenclatore o dalla modalità di adesione (lavoratore, familiare a carico, pensionato oppure dalla forma di adesione volontaria o collettiva). La prestazione media annua pro capite per i 51 operatori del campione è, invece, pari a 231 euro contro i 233 del 2024, i 220 euro del 2023, leggermente più alta rispetto al 2022 (210 euro) con grandi differenze tra fondi in funzione delle tipologie di prestazioni e dal nomenclatore.
Gli investimenti del campione
I 51 operatori del campione raccolgono un patrimonio di 4,15 miliardi, in aumento rispetto ai 3,914 miliardi del 2024, ai 3,497 miliardi del 2023 e ai 3,249 del 2022. Quanto al patrimonio investito, il Report Itinerari Previdenziali offre un’analisi per asset class che potrebbe rappresentare – in assenza di dati aggregati ufficiali – circa l’80% del patrimonio complessivo stimabile dei 324 operatori censiti dall’Anagrafe.
Venendo alle modalità di gestione, in molti enti è diffuso l’investimento diretto per un importo pari a circa l’84% del patrimonio complessivo tramite acquisto di titoli obbligazionari e azionari o di sottoscrizione di quote di OICR, SICAV e polizze di assicurazioni; i fondi con maggiore patrimonializzazione ricorrono anche alla gestione indiretta tramite delega a gestori terzi per gestioni patrimoniali, che rappresentano circa il 16% del patrimonio investito dal campione, in lieve calo rispetto al 19% dello scorso anno.
La quota più significativa del patrimonio gestita direttamente in liquidità (conti correnti, depositi bancari o postali e altri investimenti a breve termine), seppure in calo per il secondo anno consecutivo dal 33% del 2023 al 28,86% del 2025; aumenta la quota di investimenti in OICR che passa dal 13,25% del 2023 al 18,2% di quest’anno, mentre la quota impegnata in Titoli di Stato rappresenta il 13,5%, in aumento di circa l’1,2% rispetto al 2024, seguita dalle polizze di ramo I° e V°, con il 5,97%. I fondi alternativi rappresentano ancora una quota modesta (2,19%), anche se in aumento rispetto negli ultimi due anni, e riguardano principalmente le asset class del real estate, del private equity e del private debt.
Figura 2 – Distribuzione % del patrimonio investito per asset class nel 2023, 2024 e 2025

Si tratta di investimenti coerenti con le attività specifiche delle forme di assistenza sanitaria integrativa che hanno impegni verso gli iscritti nell’anno e poco più, per cui almeno le principali riserve devono essere disponibili e liquidabili in tempi strettissimi soprattutto per i numerosi fondi di modeste dimensioni patrimoniali, mentre quelli medio-grandi presentano una gestione più diversificata con investimenti di medio lungo periodo delle riserve oltre che in azioni anche in fondi alternativi.
In attesa dell’entrata in vigore dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci, che rappresenta un passo avanti nella direzione di una maggior trasparenza di sistema, rimane comunque auspicabile che venga finalmente realizzata una legge quadro che definisca tutti gli aspetti del settore, esattamente come avviene per la previdenza complementare, dalle fonti istitutive, alla definizione delle diverse tipologie di forme di assistenza sanitaria integrativa, dai vantaggi fiscali alla vigilanza. In particolare, in merito agli aspetti fiscali, sarebbe auspicabile che venisse superato l’attuale e poco costituzionale sistema duale di deducibilità e detraibilità per iscritti contrattualizzati e non (deducibilità fino a 3.615,20 euro l’anno, in gran parte non utilizzata per i fondi contrattuali e bassa detraibilità pari al 19% di 1.300 euro l’anno per le altre categorie di lavoratori non contrattualizzati o autonomi).
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