Troppi turisti, ma li vogliamo far atterrare sempre più numerosi


Troppi turisti, ma facciamoli atterrare sempre più numerosi. C’è qualcosa di paradossale nelle città europee dell’overtourism: mentre chiedono di rallentare il flusso dei visitatori, gli aeroporti continuano a prepararsi ad accoglierne sempre di più. Barcellona, Maiorca, Venezia sono tre città che stanno vivendo la stessa contraddizione: i cittadini protestano per la pressione del turismo ma le amministrazioni locali incentivano grandi investimenti per rendere gli scali più moderni, efficienti e soprattutto più grandi.

Venezia: una giornata qualsiasi durante l’estate 2026 

A Venezia in stazione i controlli al Marco Polo i cantieri

Il caso più evidente è quello di Venezia. Mentre fuori dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia i vigili urbani controllano se i visitatori sono in regola con il “contributo di accesso” – costa dai 5 ai 10 euro a persona per restare un giorno tra Rialto e San Marco – ticket che secondo l’ex sindaco Brugnaro avrebbe frenato il sovraccarico turistico, a pochi chilometri è stato aperto con grandi cerimonie un mega cantiere per ampliare l’aeroporto Marco Polo. Obiettivo dichiarato: arrivare a gestire oltre 15 milioni di passeggeri nel 2030 e oltre 20 milioni nel 2037. Previsti 116.300 metri quadrati e 45 nuovi gate. Venezia reggerà l’impatto? Non si sa.

Il punto è che Venezia è uno dei luoghi simbolo della discussione internazionale sull’eccesso di turismo. Qui il problema non è soltanto quanti visitatori arrivano, ma come e dove si concentrano, e ormai la città sottoposta a una pressione quotidiana vive uno spopolamento che sembra irreversibile.

Eppure l’aeroporto continua a crescere. Certo non è una contraddizione sul piano industriale perchè uno scalo può aumentare capacità e qualità dei servizi anche per gestire meglio i flussi esistenti e migliorare l’efficienza. Ma la domanda resta: se il territorio vuole contenere il turismo, chi sono quei passeggeri che l’aeroporto si prepara ad accogliere?

Protesta a Barcellona contro l'overtourism

Protesta a Barcellona contro l’overtourism 

A Barcellona previsti 70 milioni di passeggeri

Nel giugno 2025 il progetto di ampliamento di El Prat ha ricevuto il via libera delle autorità catalana e spagnola. L’investimento complessivo indicato da Aena è di circa 3,2 miliardi di euro, con l’obiettivo di sviluppare un hub intercontinentale. L’aeroporto, sempre secondo Aena, potrebbe arrivare a 70 milioni di passeggeri: una parte rilevante della crescita potrebbe derivare anche dal traffico di connessione, cioè da passeggeri che utilizzano Barcellona come scalo e non come destinazione finale Ma chi vive a Barcellona è preoccupato, non solo per l’eccesso turistico, ma anche per l’impatto climatico. Temi alla base della protesta prevista per domenica contro l’espansione dell’aeroporto.

“In un momento critico di tutte le crisi che affrontiamo,” ha detto Daniel Pardo, attivista il cui gruppo di quartiere appartiene a Zeropor, un consorzio che organizza la manifestazione, “questa decisione plasmerà il modello economico della Catalogna per i prossimi 20 anni.”

Maiorca: protesta contro la pressione turistica sulle spiagge dell'isola

Maiorca: protesta contro la pressione turistica sulle spiagge dell’isola 

E poi c’è Maiorca

Qui il tema della saturazione turistica è particolarmente sensibile. L’isola deve fare i conti anche con la pressione sulle spiagge, sulle strade e sui servizi soprattutto nei mesi estivi. Eppure l’aeroporto di Palma è interessato da un’importante trasformazione e continua a crescere: un progetto da 560 milioni di euro, arrivato nel 2026 alla fase finale, pensato per migliorare l’efficienza e l’esperienza dei passeggeri. I numeri spiegano perché la questione sia tutt’altro che teorica. Soltanto nel giugno 2026 Palma ha registrato oltre 4,2 milioni di passeggeri, con un aumento del 1,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; nei primi sei mesi dell’anno i passeggeri hanno superato quota 14 milioni. Il caso di Maiorca non è isolato, anche a Ibiza e Minorca cominciano le proteste per la mancanza di gestione dei flussi turistici.

L’impatto climatico: le contraddizoni della Danimarca

Uno studio pubblicato il 15 settembre da Transport and Environment, un’organizzazione di advocacy climatica con sede a Bruxelles, mostra che le espansioni pianificate dei 20 più grandi aeroporti d’Europa porteranno i paesi ospitanti a superare i bilanci nazionali di carbonio necessari per limitare il riscaldamento globale a 1,7 gradi.

Un esempio è quanto sta accadendo in Danimarca, il cui Climate Act la vincola legalmente a una riduzione del 70% delle emissioni di carbonio entro il 2030, si è posizionata in prima linea nella lotta per il clima. Eppure, l’aeroporto di Copenaghen, di proprietà del governo danese, sta costruendo un’estensione di oltre 645 mila metri quadrati al suo terminal che, secondo i critici, aumenterà l’inquinamento nei quartieri urbani vicini e ne peggiorerà l’impronta di carbonio. “Avete un governo che sta usando la nostra politica climatica verde come strategia diplomatica di branding in tutto il mondo”, ha detto Leila Stockmarr, membro del Parlamento e portavoce dei trasporti per il partito di sinistra Enhedslisten. “E lo stato sta portando avanti il progetto di espansione, il che significa che il governo, di fatto, trae profitto minando la propria politica verde”.

E così si arriva al paradosso: le destinazioni cercano di governare il turismo, mentre le infrastrutture continuano a prepararsi alla sua crescita. Da una parte c’è la domanda di mobilità, con compagnie aeree che aprono rotte e aeroporti che aumentano la propria capacità. Dall’altra ci sono territori che devono fare i conti con case, trasporti, spiagge, centri storici e infrastrutture sottoposti a una pressione crescente.

La vera partita, dunque, non sembra essere più soltanto turisti sì o turisti no. È decidere quale turismo si vuole, quanti visitatori un territorio può sostenere e soprattutto come distribuire quei flussi. Perché continuare ad allargare la porta mentre si chiede alla gente di non entrare? Ma forse il problema sono le pressioni non solo dei turisti ma degli investitori che vogliono guadagnare sulle città e le spiagge più belle d’Europa.


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