“Nel 2025 abbiamo avuto un +5% di presenze nei borghi, con un +4% di arrivi. E nei primi due mesi di quest’anno siamo già a +8%”. Fratelli d’Italia parte dai numeri per parlare di turismo e, soprattutto, per lanciare una sfida alla Tuscia: smettere di considerare le sue bellezze come un biglietto da visita e trasformarle in un prodotto capace di attirare visitatori, distribuire i flussi durante tutto l’anno e produrre economia.
È questo il senso dell’incontro “Valorizzare l’Italia con il governo Meloni”, promosso da FdI per mettere attorno allo stesso tavolo amministratori, operatori e rappresentanti istituzionali. A moderare l’appuntamento è Luca Profili, sindaco di Bagnoregio, mentre sono proprio i sindaci e i vicesindaci meloniani del territorio ad aprire il confronto, raccontando una Tuscia che, almeno nelle intenzioni, vuole lasciarsi alle spalle il turismo mordi e fuggi.
Le ricette per il turismo
Leopoldo Liberati, vicesindaco di Tuscania, fotografa il cambiamento partendo dalla propria città: “Le persone prima venivano solo per la sagra ma grazie alla filiera, alle risorse e ai contributi regionali e nazionali sono aumentate le visite. Non più solo turisti nel fine settimana. Arrivano durante tutto l’anno, anche a novembre e dicembre”. Il problema, però, è che nessun Comune può pensare di giocare da solo: “Tuscania, con le sue caratteristiche, deve essere parte di una rete con altri Comuni”.
La parola “rete” diventa così una delle più ripetute durante l’incontro. Vincenzo Girolami, sindaco di Castel Sant’Elia, prova a darle un significato più ampio: “Il turismo, se pianificato in maniera sostenibile, è il più grande motore di sviluppo per i nostri territori”. Ma per farlo funzionare, dice, bisogna superare la logica della singola attrazione: “Serve una funzione più nuova per recuperare il passato e conservarlo in maniera attiva. Si deve superare la concezione dell’attrazione isolata, mettendo a sistema in maniera fisica e digitale”.
Da Canino Giuseppe Cesetti porta invece il modello legato ai prodotti tipici e al turismo termale: “Noi siamo conosciuti per l’olio e per l’asparago e su questo abbiamo puntato. Io vedo un fiorire di agriturismi di qualità, perché abbiamo la fortuna delle acque termali”. E con l’apertura di nuove strutture termali, sostiene, le opportunità potrebbero aumentare ancora. Anche qui, però, il punto è riuscire a portare i visitatori oltre la singola destinazione: “Ci serve una rete per convogliare i turisti da Vulci ai paesi limitrofi. Non avremo mai un turismo di massa, ma un turismo di qualità”.
Le proposte delle associazioni
Dal mondo delle imprese arriva una domanda molto concreta: fare rete sì, ma come? Laura Italiano, responsabile turismo di Unindustria, invita a guardare fuori dai confini della provincia: “Un sistema vincente è il benchmark, andare a vedere quello che fanno altri territori”. Per competere, spiega, servono un Comune capofila, un posizionamento preciso, esperienze da vendere e un brand riconoscibile. Francesco Aliperti, presidente di Stay in Tuscia, sposta invece il mirino sulla burocrazia: “Il principale ostacolo sono gli adempimenti che volta per volta aumentano e mutano”. In una provincia fatta di piccoli borghi e strutture diffuse, sostiene, l’extralberghiero può essere una risorsa decisiva. Ma servono meno lacci, al motto “semplificare e sburocratizzare, rimanendo nella legalità”. Pier Luca Balletti, presidente di Federalberghi, riconosce al governo Meloni un cambio di passo, soprattutto sul fronte della regolamentazione: “C’è stato un grosso passo avanti con il governo Meloni, in primis il Cin, che porta nell’illegalità le strutture abusive”.
FdI: “Il turismo come motore della Tuscia”
È Marco De Carolis, componente dell’Osservatorio nazionale sul turismo di Fratelli d’Italia e consigliere comunale a Viterbo, a formulare forse il concetto politico più netto della giornata: “Il turismo non è più solo un argomento di contorno per questo territorio”. E il modello, per lui, non deve essere quello della città trasformata in attrazione a uso e consumo del turista, perché “il turismo non crea comunità, ma al contrario una comunità può creare il turismo”.
L’esempio è proprio Bagnoregio: “Trent’anni fa non era così, era impensabile che arrivasse a un milione di turisti all’anno. C’è riuscita perché ha una comunità viva”. Il ragionamento porta inevitabilmente alla Tuscia nel suo complesso: “Abbiamo tutto: etruschi, Medioevo, borghi, laghi, Francigena, natura, acque termali”. Ma il patrimonio, da solo, non basta: “Per trasformare questo in economia dobbiamo lavorare sul marketing, sull’accoglienza e sui collegamenti tra i Comuni”. Sulla stessa linea Ubaldo Fusco, presidente del dipartimento Turismo Lazio di Fratelli d’Italia, che sottolinea il lavoro sulla semplificazione per le aziende agricole e sulle nuove opportunità legate al turismo rurale e all’enogastronomia. Mentre Giulio Zelli, consigliere regionale, rivendica gli strumenti messi in campo dalla Regione, dal sostegno agli investimenti negli agriturismi a quello per l’olio-eno turismo.
“Perché un turista dovrebbe scegliere la Tuscia?”
Poi arriva il dato nazionale, quello che più di tutti accende la platea. Gianluca Caramanna, responsabile nazionale turismo di FdI, parla della crescita dei borghi e soprattutto della destagionalizzazione: “Siamo riusciti con i grandi eventi sui piccoli territori a cominciare a destagionalizzare i prodotti turistici”. Ma è Mauro Rotelli a spostare il discorso dai numeri alla domanda che, in fondo, è la più politica di tutte: perché un turista dovrebbe scegliere la Tuscia?
“Quando scelgo una meta è il desiderio di visitare quel posto – si risponde Rotelli -. Come facciamo a far crescere il desiderio verso i visitatori?”. Rotelli cita Grecia, Portogallo e Stati Uniti per spiegare che una destinazione non deve necessariamente essere semplice da raggiungere per diventare desiderabile. Deve, prima di tutto, avere qualcosa da raccontare e da vivere. Ed è qui che arriva la proposta: “Ogni luogo della nostra provincia deve avere un catalogo di esperienze per declinare l’intera provincia per tutti i gusti”. E soprattutto una strategia politica che parta dall’ascolto del territorio: “Serve una piattaforma seria di questo partito che raccolga le istanze per trasformarle in atti pratici”.
Daniele Sabatini, capogruppo FdI in consiglio regionale, punta sulla necessità di costruire un racconto nuovo della Tuscia, mettendo insieme personaggi storici, terme, laghi, birrifici, Parco dei mostri, riserve naturali, cammini e botteghe storiche: “Siamo qui per raccogliere idee e ulteriori proposte oltre alle 18 azioni già messe in campo dalla Regione”. In chiusura Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, in collegamento video: “Oggi poche città scoppiano di turismo e città più piccole niente e questo andrà risolto”. Una questione che per la Tuscia significa soprattutto trasformare la sua posizione periferica in un punto di forza, portando i visitatori fuori dai circuiti più battuti.
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