A Berlino il design diventa rigenerativo: dal bagno circolare alla lampada «aliena», la città esce dai saloni e diventa laboratorio


di
Redazione Life

Showroom, gallerie, studi, aziende e scuole hanno trasformato Berlino in una grande vetrina del progetto contemporaneo. La prima edizione di CURRENTS.Design ha riunito circa 80 partecipanti in 60 luoghi della città. Al centro, oltre agli oggetti, una domanda sempre più urgente: come progettare in un mondo in cui acqua, energia e materiali devono entrare in nuovi cicli di utilizzo?

Non chiamatelo semplicemente salone del mobile. A Berlino il design ha preso una strada diversa: meno fiera tradizionale, più città-laboratorio. Non c’era un unico padiglione da attraversare, né un grande recinto fieristico nel quale cercare le novità della prossima stagione. Per vedere il design bastava uscire in strada: showroom, gallerie, studi, scuole e aziende hanno aperto le porte dei loro spazi e trasformato per alcuni giorni la capitale tedesca in una grande «mappa navigabile» del design contemporaneo. Il visitatore non si è limitato a guardare gli oggetti finiti, ma è entrato nei luoghi dove vengono progettati, incontrando persone, idee, materiali e processi.
È stata questa l’idea di CURRENTS.Design (qui il sito web della manifestazione), la cui prima edizione si è svolta dal 10 al 12 settembre 2026 con circa 80 partecipanti distribuiti in una sessantina di luoghi della città. 

Il salone «diffuso» nelle piazze e nei parchi della città

Il programma ha compreso mostre, presentazioni di prodotti, incontri, workshop, atelier e studi aperti, oltre a momenti di confronto. Non un unico quartiere fieristico, dunque, ma un percorso attraverso Berlino.
Il progetto è nato sul modello fortunato del «fuori salone» di Milano, dove la settimana del mobile e del design catalizza l’attenzione di un’intera città. Nel caso berlinese, la scommessa è stata anche quella di dare una forma a una scena che negli ultimi anni è diventata sempre più internazionale, ma che non aveva ancora una piattaforma capace di rappresentarla e metterla in relazione. «È ancora troppo poco riconosciuto quanto sia diventata diversificata e internazionale la scena del design berlinese», ha osservato Jasmin Jouhar, tra le voci del progetto.




















































Berlino laboratorio della creatività europea

CURRENTS è nata come iniziativa indipendente, sostenuta dai partecipanti e dagli sponsor e realizzata senza finanziamenti pubblici. E ha cercato di allargare la propria rete oltre Berlino, accogliendo anche marchi e produttori arrivati da altre città e Paesi. Una dimensione che ha trasformato il progetto, fin dalla prima edizione, in una piattaforma con ambizioni nazionali e internazionali.
Berlino si è confermata così un laboratorio privilegiato della creatività europea, dove arte urbana e tecnologia, artigianato e sperimentazione convivono. È la città delle startup, degli spazi condivisi e del coworking, ma anche delle sottoculture e della musica elettronica. Una forza creativa che attraversa quartieri come Kreuzberg, con i suoi murales, mercati e locali lungo il Landwehrkanal; Weissensee, sede del più grande complesso di studi per artisti della capitale; Friedrichshain, zona della musica elettronica e dell’underground lungo la Sprea.
Ma a CURRENTS la creatività non si è tradotta soltanto nella ricerca di nuove forme. Uno dei temi più evidenti è stato quello della circolarità.

Dal prodotto al processo: l’esperienza di Kaldewei

Il programma di CURRENTS.Design è ruotato attorno a una domanda che attraversa molte delle iniziative: che cosa significa oggi progettare un oggetto? La risposta non è necessariamente un nuovo mobile, una nuova lampada o una nuova collezione. Può essere anche un esperimento sui materiali, un modo diverso di utilizzare una risorsa, un progetto che prova a ridurre gli sprechi o a cambiare le abitudini quotidiane.
La circolarità, in questo senso, non è apparsa come una semplice fase finale del prodotto — il momento in cui si pensa a come riciclarlo — ma come un principio capace di entrare nell’intero processo progettuale: dalla scelta dei materiali all’uso dell’oggetto, dalla sua durata alla possibilità di trasformarlo o reinserirlo in un nuovo ciclo.
Un esempio particolarmente significativo è arrivato dal Kaldewei Space, a Savignyplatz, il cuore del design berlinese, dove la collaborazione con la Design Academy Eindhoven ha portato in scena «Behind Closed Doors: The Culture of Circularity». Otto progetti degli studenti del master in Social Design hanno affrontato il tema della circolarità partendo da uno degli ambienti più comuni della casa: il bagno.
È un punto di partenza apparentemente semplice, ma che permette di mettere insieme acqua, energia, materiali, corpo e abitudini quotidiane. I giovani designer – presenti a Berlino con uno dei loro tutor, Luca Marullo Viola del collettivo milanese di architetti Parasite 2.0 – hanno così provato a spostare il concetto di economia circolare oltre il tradizionale riciclo dei materiali, interrogandosi sul modo in cui le risorse vengono consumate e sulle possibilità di ripensarne l’intero ciclo. 

A Berlino il design diventa rigenerativo: dal bagno circolare alla lampada «aliena», la città esce dai saloni e diventa laboratorio

Il tappeto di capelli scartati, il lavandino di sapone (con l’olio da cucina riciclato)

C’era, per esempio, un tappeto realizzato con capelli umani scartati. Un altro progetto trasformava l’olio da cucina usato in un lavabo di sapone che lentamente si dissolveva durante l’utilizzo. Altri lavori immaginavano il bagno come un ecosistema oppure riflettevano sulla decomposizione come parte di un ciclo naturale.
In «Bathtube», invece, Philipp Hohnerlein e Gabriela Augustyniak immaginano un futuro nel quale acqua e calore sarebbero diventati risorse sempre più scarse. La soluzione proposta è un cambio di prospettiva: non più il bagno come esperienza individuale fondata sul consumo di acqua, ma come esperienza collettiva di calore, utilizzando tubi d’acciaio riscaldati ed energia di recupero.
È una provocazione, ma serve a spiegare bene la direzione della mostra: la circolarità non riguarda soltanto ciò che accade a un prodotto quando viene buttato, ma anche ciò che accade prima e durante il suo utilizzo. Il design può intervenire sui materiali, sui consumi, sui comportamenti e perfino sulla nostra idea di comfort. Kaldewei è un’azienda tedesca con più di un secolo di storia leader a livello internazionale nella produzione di arredo bagno di alta qualità, specializzata in particolare nella realizzazione di piatti doccia, vasche da bagno e lavabi in acciaio smaltato.

A Berlino il design diventa rigenerativo: dal bagno circolare alla lampada «aliena», la città esce dai saloni e diventa laboratorio

La lampada che arriva dal meteorite

A pochi metri di distanza il racconto cambia. Al Grau Store di Berlino il protagonista è «Alien», la prima Artist Edition del marchio tedesco, realizzata insieme all’artista norvegese-tedesco Yngve Holen.
Qui la sostenibilità lasciava spazio alla ricerca sui materiali e al rapporto tra arte, tecnologia e artigianato. La storia della lampada cominciava addirittura nello spazio.
Holen si è ispirato ai moldaviti, particolari tectiti formatisi circa 15 milioni di anni fa in seguito all’impatto di un meteorite. Il risultato è un oggetto prodotto in appena 200 esemplari, nel quale un vetro soffiato a mano e reattivo alla luce ultravioletta veniva abbinato a un corpo in alluminio lucidato. Ogni elemento in vetro è realizzato manualmente e quindi rappresentava un pezzo unico.

A Berlino il design diventa rigenerativo: dal bagno circolare alla lampada «aliena», la città esce dai saloni e diventa laboratorio

Anche qui, però, l’oggetto finale è soltanto una parte della storia. La mostra racconta soprattutto il dietro le quinte: la ricerca dell’artista, le sperimentazioni, i prototipi, i materiali e le tecniche utilizzate dalla manifattura del vetro, un processo nel quale convivono ricerca quasi fantascientifica, strumenti digitali e tecnologie avanzate, ma anche una lavorazione artigianale antica come il vetro soffiato.

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Una città, non un padiglione

Esperienze molto diverse, dunque, ma con un elemento comune: provano a superare l’idea del design come semplice produzione di oggetti belli e funzionali. E la circolarità rappresenta una delle chiavi attraverso cui affrontare la trasformazione. CURRENTS ha messo insieme designer, aziende, scuole e istituzioni proprio per favorire questo confronto. Nel programma anche incontri dedicati alla responsabilità sociale del design, al rapporto tra progettisti e impresa, ai cambiamenti nell’educazione e al futuro di Berlino come città creativa. Con confronti ospitati anche da Currents Agenda, il programma di incontri organizzato al Fulds Eternithaus di Tiergarten.

Tra le persone che generano idee

Per Berlino è anche un modo per costruire una nuova identità internazionale. La città ha una scena creativa molto vivace e internazionale, ma finora non aveva una manifestazione capace di mettere sistematicamente in relazione le diverse realtà che la compongono. CURRENTS prova a farlo senza rinunciare alla dimensione sperimentale. E soprattutto senza concentrare tutto sotto lo stesso tetto.
Il risultato è una sorta di salone del mobile senza salone: una manifestazione urbana nella quale il visitatore segue una mappa anziché un corridoio fieristico, entra negli showroom invece che nei padiglioni e incontra non soltanto i prodotti, ma le persone e le idee che li hanno generati.
E il design non viene presentato come una risposta già confezionata, ma come una domanda aperta: come utilizzeremo le risorse? Che rapporto avremo con gli oggetti? Quanto dureranno? E soprattutto, quali nuovi comportamenti può inventare il design per cambiare il nostro modo di vivere? A Berlino, almeno per qualche giorno, per trovare le risposte è bastato semplicemente camminare e osservare.

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14 settembre 2026


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