Il carburante si raffina a Sarroch, i soldi restino in Sardegna


La questione del prezzo della benzina in Sardegna torna al centro del dibattito politico ed economico isolano con la proposta lanciata dal movimento A Innantis. Il tema centrale riguarda il paradosso della raffinazione: a fronte dell’impianto di Sarroch, uno dei più grandi d’Europa, gli automobilisti sardi continuano a pagare il carburante a cifre record – superando quota due euro al litro, mentre i proventi fiscali prendono la strada di Roma.

Le accise che non tornano

Secondo quanto evidenziato da A Innantis il problema risiede in una norma statale che consente il versamento delle accise nel luogo di vendita del prodotto anziché in quello di produzione. Sebbene lo Statuto speciale preveda che il 90% di queste imposte spetti alla Regione Sardegna, l’applicazione attuale del prelievo finisce per privare il territorio di risorse fondamentali, lasciando all’Isola l’impatto ambientale e industriale senza il corrispondente beneficio finanziario.

Le risorse sottratte alla Sardegna vengono impiegate dallo Stato per “finanziare infrastrutture, strade e reti ferroviarie in altre regioni della penisola. L’Isola sconta così un ritardo storico, dove l’assenza della metanizzazione e la presenza di una rete ferroviaria rimasta a lungo legata al gasolio costringono cittadini e imprese a dipendere in maniera quasi esclusiva dal trasporto su gomma, rendendo insostenibile l’aumento dei prezzi dei carburanti”.

Per rompere questo schema, la proposta del movimento prevede innanzitutto “la riapertura del tavolo con Saras affinché i versamenti fiscali legati alla raffinazione risultino imputati nell’Isola. A questo si aggiunge la necessità di avviare l’Agenzia sarda delle entrate per gestire direttamente il gettito tributario spettante per legge, oltre all’applicazione dell’articolo 10 dello Statuto per abbassare il prezzo alla pompa sulla falsa riga di quanto fatto dal Friuli-Venezia Giulia nel 2022”. La richiesta si configura come l’esigenza di vedersi riconosciute le prerogative statutarie per alleggerire il peso della mobilità sulle tasche dei lavoratori sardi.

Sarroch: i numeri di un gigante industriale

Per capire la portata del “paradosso” bisogna guardare ai numeri dell’impianto Sarlux-Saras. La raffineria ha una capacità di lavorazione di circa 15 milioni di tonnellate all’anno, pari a 300.000 barili al giorno, e viene gestita dalla società Sarlux, controllata dal gruppo Saras. Secondo i dati del gruppo stesso, l’impianto arriva a gestire circa il 21% della lavorazione complessiva delle raffinerie italiane. È inoltre dotata di una centrale a ciclo combinato integrata da 575 MW che nel 2022 ha prodotto 4.100 gigawattora di energia elettrica, coprendo il 45,9% del fabbisogno energetico della Sardegna. Sul piano occupazionale, il sito dà lavoro a circa 1.300 addetti diretti, ai quali si aggiungono quasi 3.000 lavoratori dell’indotto. Nel febbraio 2024 la famiglia Moratti, fondatrice della società nel 1962, ha ceduto il 35% del capitale al gruppo petrolifero Vitol per un’operazione valutata poco meno di 600 milioni di euro, un passaggio che ha riacceso l’attenzione sul valore strategico dell’impianto.

Quanto pesa il fisco sul prezzo alla pompa

I numeri sulla componente fiscale aiutano a quantificare la posta in gioco. Sul prezzo finale della benzina grava un’accisa fissa di 0,728 euro al litro (0,617 euro per il gasolio), a cui si aggiunge l’Iva al 22% calcolata anche sull’accisa stessa — il meccanismo noto come “tassa sulla tassa”. Nel complesso, secondo le ricostruzioni giornalistiche più recenti, il prelievo fiscale assorbe tra il 55% e il 60% dell’importo pagato dall’automobilista al distributore.

Questa estate i prezzi in Sardegna hanno toccato livelli record: al 23 agosto il prezzo medio del gasolio self service era di 2,141 euro al litro, mentre la benzina si attestava a 2,022 euro. Le associazioni dei consumatori hanno calcolato che il “controesodo” di fine estate, tra carburante, pedaggi e soste autostradali, potesse costare alle famiglie circa 270 euro, con punte vicine ai 300 euro.

Non è la prima volta che A Innantis mette sul tavolo cifre precise. In una proposta del 2022, il movimento aveva calcolato che decurtando i nove decimi delle accise sarde, sulla base della quota del 90% del gettito che lo Statuto assegna alla Regione, il prezzo medio sarebbe potuto scendere da 2,45 euro a 1,649 euro al litro, al netto anche dell’effetto Iva sulla differenza. All’epoca il movimento stimava che un provvedimento d’urgenza di questo tipo, applicato per sei mesi, sarebbe costato alle casse regionali circa 300 milioni di euro.

Il precedente del Friuli-Venezia Giulia

Il riferimento al Friuli-Venezia Giulia richiamato da A Innantis riguarda un meccanismo, introdotto già con la legge regionale n. 47/1996, che riconosce ai residenti uno sconto diretto alla pompa su benzina e gasolio, finanziato dalla Regione stessa. Il sistema non è privo di frizioni con il diritto europeo: la Commissione UE ha aperto una procedura d’infrazione sostenendo che lo sconto costituisse di fatto un rimborso indiretto delle accise, vietato dalla direttiva 2003/96/CE sulla tassazione dei prodotti energetici. La Corte di giustizia Ue si è pronunciata sul caso (causa C-63/19) chiarendo che la contribuzione riconosciuta ai residenti del Friuli-Venezia Giulia non costituisce di per sé una violazione della direttiva, non essendo stato dimostrato un collegamento diretto tra il contributo regionale e l’accisa versata. Dal gennaio 2026 il meccanismo friulano è stato ulteriormente aggiornato, con lo sconto applicato automaticamente alla pompa.

I principi giuridico-politici in gioco

La rivendicazione isolanasi fonda su alcuni cardini normativi distinti, spesso sovrapposti nel dibattito pubblico. Il primo è lo Statuto speciale (l. cost. 3/1948), i cui articoli 8 e 10 disciplinano la compartecipazione della Regione al gettito dei tributi erariali riscossi sul territorio, comprese le entrate connesse alla produzione e alla vendita dei prodotti energetici: è su questa base che il movimento chiede l’imputazione in Sardegna del gettito fiscale legato alla raffinazione di Sarroch, e non solo di quello riscosso nel punto vendita finale. A questo si lega il criterio del “luogo di produzione contro luogo di vendita”: la norma statale contestata fa maturare l’accisa al momento dell’immissione in consumo, che nella prassi coincide spesso con la vendita al dettaglio in una regione diversa da quella di raffinazione, un meccanismo che secondo A Innantis svuota di contenuto la compartecipazione statutaria. Un terzo riferimento è l’articolo 119 della Costituzione, che dal 2022 include il riconoscimento esplicito dell’insularità come condizione da compensare attraverso misure statali, la stessa norma richiamata ad esempio dalle proposte di riduzione delle accise avanzate in Parlamento per Sardegna e Sicilia. Un quarto elemento riguarda l’Agenzia sarda delle entrate, istituita anni fa ma non ancora pienamente operativa nella gestione diretta dei tributi erariali di spettanza regionale: la sua attivazione concreta è indicata da A Innantis come condizione per rendere esigibile la compartecipazione statutaria senza dipendere dai trasferimenti successivi da Roma. Infine pesa il diritto dell’Unione Europea, in particolare la direttiva 2003/96/Ce, che pone limiti alle esenzioni o riduzioni selettive delle accise: il precedente friulano mostra che margini di manovra regionale esistono, ma vanno costruiti con attenzione per non incorrere in procedure d’infrazione.

Un dibattito che va oltre 

Il tema non è isolato alla proposta del movimento: nell’estate 2026 anche altre forze politiche sarde sono intervenute sul caro-carburanti. Forza Italia ha presentato un “Piano Sardegna per il costo dell’insularità” articolato su più livelli, mentre in Parlamento i senatori del PD hanno proposto una riduzione delle accise per Sardegna e Sicilia stimata in circa il 13-15% sul prezzo della benzina, il 13% sul gasolio e il 7% sul GPL, richiamando esplicitamente il principio costituzionale dell’insularità. Il nodo di fondo resta però quello: non serve un ennesimo taglio temporaneo delle accise a carico della fiscalità generale ma il pieno esercizio delle prerogative statutarie sulla compartecipazione al gettito prodotto sul territorio, per rendere strutturale – e non emergenziale – la risposta al caro-benzina in Sardegna.


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