Le voci critiche americane parlano di tariffe imposte per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Kallas respinge le accuse sulle condizioni di lavoro, il portavoce Ue per il Commercio chiarisce come stanno le cose per l’Unione europea
Entrano in vigore oggi i nuovi dazi Usa annunciati nei confronti di numerosi partner commerciali, tra i quali anche quelli dell’Ue. Le nuove tariffe imposte da Trump, che investono 60 Paesi e il 99% delle importazioni, sono scattate alla scadenza dei temporanei dazi del 10% introdotti in precedenza dagli Usa come soluzione tampone dopo la sentenza con cui la Corte Suprema a febbraio aveva bocciato i dazi varati dal tycoon ad aprile 2025.
I nuovi dazi Usa «contro il lavoro forzato»
La decisione dell’amministrazione Trump viene motivata dalle preoccupazioni relative al lavoro forzato («Qualsiasi lavoro o servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una sanzione e per il quale la persona non si è offerta volontariamente», secondo la definizione dell’International Labour Organization, l’agenzia Onu che si occupa di lavoro). Le nuove tariffe variano dal 10% al 12,5%, mentre i prodotti già soggetti a dazi settoriali specifici non saranno interessati.
Secondo i critici, spiega il Washington Post, i nuovi dazi fanno parte di una più ampia campagna del presidente per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni. L’annuncio riguarda gli acquisti statunitensi da 60 Paesi che, secondo l’amministrazione Usa, importano beni prodotti con il lavoro forzato anziché acquistare prodotti realizzati da lavoratori americani meglio retribuiti.
Colpiti 60 Paesi con tariffe dal 10% al 12,5%
I Paesi che non hanno leggi che vietano tali merci – come Cina, Regno Unito e Giappone – da oggi saranno quindi soggetti a tariffe del 12,5%. Gli altri, inclusi quelli nell’Unione Europea, saranno colpiti da dazi del 10% se, è la posizione americana, non le faranno rispettare. Alcune importazioni statunitensi, come i prodotti regolati dall’accordo Stati Uniti-Messico-Canada e il petrolio e il gas, sono invece esenti dalle nuove tariffe.
Le reazioni
Funzionari dell’amministrazione, che hanno parlato con il Washington Post a condizione di rimanere anonimi, hanno affermato che la decisione deriva dalla storica opposizione del presidente Donald Trump al lavoro forzato. I Paesi colpiti, però, sottolineano come i dazi sia del tutto ingiustificati: dure critiche sono giunte dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Giappone, dal Brasile, dal Canada e dall’Ue, attraverso l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, sebbene successivamente una dichiarazione di un portavoce della Commissione Ue abbia assunto toni più concilianti.
Kallas: «Motivazioni senza fondamento»
Kallas ha parlato di motivazioni «infondate», rivendicando che l’accusa di lavoro forzato non si può applicare all’Ue e che anzi le leggi sul lavoro europee assicurano garanzie ai lavoratori più elevate di quelle degli Usa, dalle ferie retribuite alle misure previdenziali. «Quindi questa motivazione non ha alcun fondamento», ha ribadito Kallas, intercettata dall’agenzia Reuters a margine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Asean a Manila. L’Alta rappresentante ha anche annunciato che Bruxelles chiederà chiarimenti a Washington, sottolineando che l’Unione ha rispettato gli impegni previsti dall’accordo commerciale transatlantico raggiunto lo scorso anno e che i nuovi dazi rappresentano «una sorpresa negativa». «Avevamo un accordo con gli Stati Uniti e noi abbiamo rispettato la nostra parte dell’intesa. Per questo – ha sottolineato – è una sorpresa negativa vedere che quell’accordo non viene rispettato».
Il portavoce della Commissione Ue: «Prendiamo atto»
Proprio il rispetto dei patti da parte di Bruxelles è stato al centro di una dichiarazione rilasciata nella prima mattina europea dal portavoce della Commissione per il Commercio, Olof Gill. «L’Unione europea prende atto della pubblicazione da parte degli Stati Uniti delle misure correttive definitive adottate nell’ambito dell’indagine ai sensi della Sezione 301 relativa alla mancata adozione di provvedimenti in materia di commercio di beni prodotti mediante lavoro forzato», ha detto Gill, spiegando che «tali misure stabiliscono un’aliquota tariffaria globale del 10% per l’Ue e reintroducono le esenzioni tariffarie aggiuntive per l’Ue, quali quelle relative al sughero e ai diamanti, che si aggiungono a quelle già in vigore per aeromobili e componenti, medicinali generici e principi attivi».
La precisazione sul rispetto degli accordi
«L’Ue – ha aggiunto Gill – valuta positivamente il fatto che tale esito sia in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti concordati nell’ambito della dichiarazione congiunta Ue-Usa. Ciò fornisce inoltre uno slancio positivo per proseguire il lavoro volto a esplorare ulteriori esenzioni tariffarie e ad approfondire la cooperazione in un’ampia gamma di settori, tra cui le risorse naturali critiche (CRM), la sicurezza economica, l’intelligenza artificiale e le questioni digitali, solo per citarne alcuni».
L’Ue «si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta»
«L’Ue – ha proseguito il portavoce – ha già adempiuto alla propria parte dell’accordo, poiché gli impegni tariffari dell’Ue sono entrati in vigore il 1 luglio 2026. In prospettiva, l’Ue si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta Ue-Usa, anche per quanto riguarda eventuali misure correttive nell’ambito di ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301. Ciò è essenziale per continuare a garantire ai nostri rispettivi mercati la stabilità e la prevedibilità di cui hanno tanto bisogno». «Continueremo a dialogare con l’amministrazione statunitense per garantire che gli Stati Uniti rispettino pienamente i propri impegni», ha concluso il portavoce.
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Viola Longo
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