Bologna, le accuse a Lepore del poliziotto ferito scatenano la destra. FdI: “Il sindaco si dimetta”


L’agente ha affrontato con equilibrio e garbo le responsabilità del primo cittadino. FdI chiede che vada via subito

Neanche le scuse, magari tardive. Solo silenzio imbarazzato dal sindaco di Bologna. Ecco perché contro Lepore sono arrivate le stilettate polemiche di Luca Calabrese, uno degli agenti feriti durante la manifestazione del 20 luglio a Bologna, che ha parlato di “guerriglia urbana”, di “clima di odio” e che si è detto dispiaciuto, “per l’assenza di scuse da parte del sindaco Matteo Lepore” che aveva ispirato la manifestazioni di protesta. Parole che , scatenano l’immediata reazione del centrodestra con il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, che chiede le dimissioni del primo cittadino.

Le parole di Luca Calabrese

Luca Calabrese, un raoggi gazzo di appena 22 anni, è uno degli agenti rimasto ferito durante la manifestazione di lunedì scorso. Con grande lucidità ed equilibrio ha ripercorso le fasi di quella serata. Ha sottolineato che c’era una parte di persone che “voleva manifestare in modo civile”. Ma ha anche evidenziato le infiltrazioni dei centri sociali, la sassaiola e il clima di odio che si è riversato sulla polizia dopo la morte di Fakir, il marocchino deceduto  dopo il fermo di polizia, domenica scorsa.

Il clima di odio e le scuse mancate di Lepore

Luca Calabrese ha parlato con rispetto, anche della vicenda Fakir. Ma soprattutto ha sottolineato il clima di avversione che si respira contro le forze dell’ordine e che ha scatenato la protesta vibrata e selvaggia del 20 luglio. Sul sindaco Matteo Lepore, lo stesso che aveva invitato la piazza alla protesta, è stato abbastanza chiaro: “Ci aspettavamo almeno le sue scuse”. Un gesto che poteva sembrare solo retorico ma che, come ha detto il giovane agente, “avrebbe avuto un grande significato”.

Bignami chiede le dimissioni del sindaco

Le parole di Luca Calabrese non sono rimaste nel vuoto. Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, e bolognese, le ha giustamente interpretate come la riprova della scarsa sensibilità istituzionale del sindaco Lepore. Arrivando a chiederne le dimissioni. “Dinanzi alle scene viste, alla violenza e alle devastazioni rimango attonito per il silenzio del primo cittadino- ha detto Bignami-, che subito avrebbe dovuto esprimere vicinanza alle nostre donne e uomini in divisa oggetto, per l’ennesima volta, di indegne aggressioni dei soliti estremisti di sinistra”. “Io stesso nell’immediatezza- ha poi proseguito Bignami- avevo telefonato al questore esprimendo per suo tramite solidarietà e vicinanza ai nostri ragazzi in divisa. Questo silenzio è l’ennesimo schiaffo ai bolognesi onesti che hanno dovuto assistere alla loro città nuovamente messa a ferro e fuoco. Tutto ciò conferma che Lepore non può rimanere un minuto di più alla guida di questa città, che va liberata dal ricatto degli estremisti e dei violenti di sinistra. Fratelli d’Italia ribadisce con forza la richiesta delle dimissioni sue e di tutta la Giunta”, ha concluso il capogruppo di FdI.

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia: “Le parole del poliziotto Luca Calabrese, ferito durante la guerriglia urbana di Bologna, rappresentano un atto d’accusa durissimo nei confronti di un sindaco che, ancora una volta, ha scelto il silenzio invece della solidarietà verso chi ogni giorno difende la sicurezza dei cittadini”, ha detto commentando l’intervista dell’Adnkronos, “di fronte a 64 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, Bologna meritava un primo cittadino capace di condannare senza ambiguità la violenza e di schierarsi dalla parte dello Stato. Matteo Lepore non lo ha fatto, confermando una distanza inaccettabile dalle donne e dagli uomini in divisa e da tutti quei cittadini che pretendono legalità e sicurezza. Chi non è in grado di rappresentare l’intera comunità e di difendere le istituzioni nei momenti più difficili non può continuare a guidare una grande città. Per questo chiediamo le immediate dimissioni del sindaco Lepore e della sua Giunta: Bologna deve essere liberata dall’ambiguità e dalla sudditanza culturale verso chi trasforma le piazze in campi di battaglia”.

Un pensiero condiviso anche dal vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon: “Il sindaco di Bologna Matteo Lepore dovrebbe almeno avere la decenza di dimettersi. La guerriglia urbana che si è scatenata nel capoluogo emiliano a seguito della manifestazione per la morte di Fakir trova in Lepore il principale responsabile. A questo va aggiunto che uno dei poliziotti feriti a seguito degli scontri, Luca Calabrese, si è detto rammaricato per la mancanza di solidarietà da parte del primo cittadino bolognese, un fatto che la dice lunga sul suo atteggiamento al riguardo di quanto accaduto”, ha dichiarato, “è una vergogna, il sindaco di una città dovrebbe avere un comportamento quanto meno imparziale su quanto è successo e invece Lepore manca di sensibilità, salvo trovare il tempo per polemizzare con la premier Meloni. Per quanto ci riguarda ribadiamo il concetto che coi violenti ci vuole tolleranza zero e su questa linea ci muoveremo con fermezza”.

Perché Lepore ha inferto un colpo alle istituzioni

Quanto detto dal giovane agente ferito chiarisce il vulnus inferto da Matteo Lepore alle istituzioni. Il sindaco di una grande città, colta ed erudita, deve contemperare il senso istituzionale con il suo ruolo politico. Sarebbe stato legittimo, ci mancherebbe altro, che il primo cittadino pretendesse chiarezza sulla vicenda Fakir. Ma è andato oltre. Ha convocato una mobilitazione, più da agit-prop che da sindaco, sapendo che il clima di questi giorni , vedi caso Roggero, avrebbe portato in piazza i facinorosi. Avrebbe delegittimato le forze dell’ordine, che sono le stesse che tentano di porre rimedio al caos che vive la sua città, invasa da anni da immigrati e non più modello di vivibilità sociale.

Dimettersi sarebbe la cosa più lineare

Riesce quasi impossibile pensare che Lepore lasci la poltrona. Ma sarebbe la cosa più lineare e giusta. Perché a un sindaco si chiede di rappresentare tutti e di equilibrare le istanze, non perdendo di vista i principi saldi del vivere democratico. Quanti bolognesi oggi hanno fiducia nelle forze dell’ordine? E quanti l’hanno persa perché sobillati da una narrazione di un’Italia trasformata in una polizia stile Ice?

Matteo Lepore non se ne andrà. Però può trovare una via d’uscita: parli con Schlein, si faccia eleggere al Parlamento, visto che non servono nemmeno le preferenze per volere del suo partito, e lasci la guida della città. Da parlamentare lo potremmo persino accettare. Almeno Bologna avrebbe l’occasione di ritrovare una guida che possa rimettere insieme i pezzi di una comunità che oggi è allo sbando.

 

 


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 Sonia De Caro

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