Giorgio Piola è intervenuto nell’ultima puntata di Motor News, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport. Il tema principale della puntata è stata la scoperta del Gran Premio del Belgio attraverso gli episodi più significati che hanno caratterizzato le diverse edizioni sul circuito di Spa-Francorchamps e le gesta dei grandi che ci hanno corso: Lauda, Senna, Prost e Mansell.
Sul GP del Belgio 1981 in cui Niki Lauda, terzo al traguardo, fu squalificato perché la sua McLaren era risultata sotto il peso minimo regolamentare: “Sì, e già in quell’anno sul peso minimo c’erano strane manovre da parte delle squadre inglesi, perché c’era un grosso serbatoio soltanto su un lato della vettura, circa sessanta litri di acqua, si diceva, per raffreddare i freni, ma ovviamente era perché tutte queste macchine erano abbondantemente sottopeso. La Williams, che poi vinse il Mondiale con Rosberg, veniva riempita l’acqua soltanto alla fine della gara. Nonostante questo sotterfugio, veramente assurdo che la Federazione lo permettesse, la McLaren di Lauda fu trovata sottopeso. Quando si fanno le interviste ai piloti che vengono squalificati per un motivo o per l’altro, inizia il solito disco: è un’ingiustizia, io ho guidato, ho rischiato. Io andai come giornalista della Gazzetta dello Sport a intervistare Niki dopo questa squalifica e mi aspettavo di sentire motivazioni simili. Mi ero dimenticato che diceva sempre quello che pensava e la sua frase fu molto breve: “Mia squadra è grande stronzi, io ho fatto figura da idiota a guidare vettura irregolare” e questo era lui. Nessuna scusa, era giusto evidentemente che fosse squalificato e mi liquidò con questa frase, che però mi permise comunque di scrivere l’articolo perché Niki era così, parlava magari poco. Non era come Senna, per esempio, a cui tu facevi tre domande e parlava per un’ora e mezza, anche perché usava una tecnica molto intelligente, perché parlando tantissimo evitava che tu gli facessi altre domande. Niki mi liquidò così, io ci rimasi non male, ma sorpreso. Credo che Niki, dal punto di vista umano, sia stato il pilota più carismatico di tutti per tutto quello che gli è successo. Ho detto sempre la frase ripetuta mille volte che è nato due volte e mi colpì questa risposta”.
Sul Niki Lauda della fase in McLaren: “Un Niki molto positivo e molto cooperativo anche con i compagni di squadra. Poi più tardi, nell’84 e nell’85 si divisero i Mondiali tra lui e Prost, però non era il rapporto che c’è stato Senna-Prost. Il loro era un rapporto di collaborazione. Niki sapeva benissimo che Prost era più veloce, però ha sempre giocato di astuzia e il rapporto fra i due, almeno per quello che io ho sempre riscontrato, è sempre stato perfetto, estremamente leale. Il francese aveva un bellissimo rapporto con Niki, molto positivo anche quando poi è iniziato tutto il periodo del collaudo del motore Porsche. Questa macchina aveva ancora l’otto cilindri Ford, ma poi arrivò l’inizio con l’era del motore Porsche, disegnata appunto apposta per John Barnard, che mise anche proprio dei paletti nella realizzazione del motore e Niki si prestò tantissimo a fare collaudi. Quindi un pilota molto completo, anche molto tecnico perché lui dava tantissimi suggerimenti e anche quando è arrivato in Ferrari, subito c’è stato un dialogo col figlio del commendatore, molto crudo, perché disse: questa macchina è una Me… poi di nuovo un altro episodio fantastico di Niki. Il commendatore disse: “Va bene, allora facciamo così, se con tutte le migliorie e le modifiche che Niki chiede non riesce a migliorare il tempo, è licenziato” e Niki invece, dopo aver dato tutte le istruzioni e i consigli a Mauro Forghieri, rispettò perfettamente i tempi, anzi fu ancora più veloce di quello e quindi iniziò poi l’avventura con Ferrari. Parliamo di un uomo proprio fantastico, sempre la verità, sempre nessuna maschera; quindi, è uno dei miei idoli e quando penso a lui penso sempre in maniera sorridente perché con lui ho vissuto veramente momenti fantastici. Niki, soprattutto con i giornalisti che lo intervistavano spesso e di cui si fidava, era sempre una gioia”.
Sull’edizione del 1985 conclusasi con il successo di Ayrton Senna alla guida della Lotus, la 97T: “Iniziò con un episodio divertente, soprattutto sorprendente per me. Senna dormiva nell’albergo che era proprio all’interno del circuito, quindi non aveva la macchina a noleggio. Io arrivai prestissimo nel paddock, pioveva, con la mia macchina e vedo Senna che sta camminando per entrare nel circuito, mi ferma e vuole salire in macchina. Io pensavo che volesse guidare, quindi stavo per aprire la mia portiera e uscire. Lui mi fa: “No, guida tu”. E io rimasi sorpreso perché pensavo invece che volesse fare un giro di pista, ma guidando lui, come entrò in macchina subito mi disse, sillabandolo in maniera categorica, guida pianissimo, me lo sillabò perché magari qualcheduno vuol fare il ganassa quando ha un pilota a fianco. Senna voleva semplicemente vedere tutte le pozzanghere, mi indicava addirittura la traiettoria andando pianissimo, lui con la testa fuori dalla macchina e controllando proprio vai lì al punto di corda, poi allarga, allarga tutta la traiettoria che lui avrebbe dovuto fare in gara, studiandosi quindi tutto il circuito e tutte le caratteristiche. E a Spa bisogna ricordare che era molto importante, perché non come ai livelli del Nurburgring, perché la pista era in definitiva una congiunzione anche di strade normali; quindi, i tipi di asfalto erano molto diversi. L’aderenza in una curva poteva essere buona, in un’altra invece pessima e saggiamente Senna voleva vedere tutte le soluzioni. Adesso potrei fare il ganassa perché poi Senna vinse e potrei dire ho contribuito alla sua vittoria, ma l’episodio che mi fece ridere di più è quel guida pianissimo sillabato”.
Sulla consegna di un premio a Senna: “Guarda, quella è una cosa buffissima, perché Nada editore fece un libro su Senna e mi fecero un’intervista anche a me. E a un certo punto, quando Leonardo Acerbi, redattore responsabile, stava per pubblicare il libro, mi disse: “Piola mi autorizza a utilizzare una sua foto che sta dando un premio a Senna?”. Io dico, io un premio a Senna, ma guardi che si sbaglia. Io sono così purtroppo, a volte ricordo episodi tecnici, situazioni, quello proprio non me l’ero proprio più ricordato. E a un certo punto mi mandarono la foto e dissi: sì, e sto consegnando, perché si vede dalla statua, il volto di Gilles Villeneuve. Sto consegnando il premio Villeneuve che veniva dato a ogni pilota a Imola nella stagione in cui correva con la Lotus”.
Sull’edizione del 1987 e lo scontro Senna-Mansell: “C’è un aneddoto curioso che però fu l’inizio degli screzi con Ayrton. I box a Spa sono in alto, poi giù il paddock giù in basso e la pista passa anche giù nella discesa. Io vedo Senna era già dentro il suo box perché era arrivato evidentemente da un’altra strada. Vedo arrivare Nigel Mansell come una furia. Bisogna dire che Nigel Mansell ha una forza pazzesca. Pensa che lui guidava con un volante di diametro ventiquattro, piccolissimo, e a Spa per due anni di fila è riuscito a piegarlo, nonostante l’armatura del suo volante fosse un millimetro di più di tutti quegli altri volanti che io fornivo un po’ a tutte le squadre. Il britannico era veramente pazzesco, super atletico e fortissimo. Arrivò di corsa, infuriato. E io in quel momento stavo chiacchierando con Adriano Costa, che era fra l’altro giornalista amicissimo di Nelson Piquet, e dico: ‘Adriano, seguiamo perché mi sa tanto che lui vuole andare dentro il box di Senna e vedrai che ci scoppia un po’ di parapiglia e baruffa’. E quindi lo seguimmo. E la scena fu buffissima perché in mezzo alla stanza c’erano Peter Ward e Ayrton Senna e a un certo punto Peter Ward, molto probabilmente, come me, ha intuito, però non è intervenuto per niente. Senna ha incominciato a indietreggiare. A un certo punto si è trovato praticamente contro il muro e Mansell è arrivato e lo ha bellamente preso per la tuta e lo ha sollevato. Io purtroppo in quel frangente ho riso, più che altro per gli occhi di Senna che era veramente in quel momento terrorizzato da Mansell. Poi non successe niente. Il problema è che Senna mi vide benissimo e a quel punto telefonò al suo amico Angelo Orsi, che era il fotografo proprio che con cui si sentiva dopo ogni gara. Si confidava, Angelo gli diceva, leggeva spesso i giornali italiani, lo teneva al corrente, c’era un grande rapporto di amicizia e disse: quello STR di Piola si è messo a ridere mentre Mansell mi appendeva e quello è stato il primo episodio che lui proprio non l’ha gradito per niente. Quindi, dopo aver dato il premio due anni dopo, ho rovinato tutto con questa mia risata. L’episodio che poi è finito benissimo”.
Sul chiarimento dell’episodio con Senna: “No, anche perché io faccio un’altra cosa che innervosiva molto Ayrton. Quando andavo sulla linea di partenza tamburellavo sulle superfici e andavo a controllare tutte le gomme delle macchine perché c’erano i numeri in Goodyear, erano numeri diversi. A quell’epoca si poteva, per esempio, montare le morbide davanti e le dure dietro. Quindi c’erano delle sigle diverse e Barry Griffin, il responsabile della Goodyear, al giovedì mi dava tutte le possibili combinazioni. E io andai, e purtroppo avevo questo vizio che lo facevo con tutte le macchine, non solo con quella di Ayrton, di tamburellare sulle gomme. E a lui, credo che fosse da questo di punto di vista scaramantico, era una cosa che dava un fastidio pazzesco e pensava che gli portassi, come per dire, scarogno. E di questo si lamentava spesso. Però io non lo facevo apposta. Nessuno vuole viaggiare vicino a me perché per tutto il viaggio io mi muovo con le gambe e non sto mai fermo e quel tamburellare con le dita è sempre stata una mia mania, però lui non l’apprezzava per niente”.
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Andrea Addezio
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