Riforma donazioni e successioni 2026: cosa cambia


Per molto tempo, scegliere di donare un bene è stato un gesto che, nonostante le buone intenzioni, poteva essere soggetto a dubbi e incertezze. Molti notai e notaie, infatti, invitavano le persone alla prudenza: chi riceveva una donazione, o acquistava un immobile donato, poteva rischiare di doverlo restituire, e questo poteva succedere anche dopo molti anni.
Oggi questo scenario è cambiato. Dal 18 dicembre 2025, giorno in cui è entrata in vigore la legge 182/2025, non solo quel rischio è stato eliminato, ma sono subentrate nuove regole per il calcolo delle imposte su successioni e donazioni, rendendo più semplice pianificare un gesto di generosità a favore delle persone e delle realtà che ci stanno a cuore.
In questo articolo ti accompagniamo alla scoperta delle principali novità della riforma sulle donazioni e successioni: vedremo cosa prevedono le nuove norme e perché oggi sostenere una realtà come VIDAS con un bene o un lascito testamentario è ancora più semplice. E se desideri che il tuo patrimonio possa trasformarsi in un gesto di cura che continua nel tempo, ti invitiamo a scoprire la nostra pagina dedicata ai lasciti testamentari.

Cosa cambia per le donazioni dal 2026?

Dal 2026, fare una donazione o ricevere un bene donato è più semplice e, soprattutto, più sicuro. Le nuove regole, definite dalla Legge n° 182 del 2 dicembre 2025 (entrata in vigore il 18 dicembre) chiariscono infatti sia come si calcolano e si versano le imposte, sia che cosa accade nel tempo ai beni che sono stati oggetto di una donazione.
Il cambiamento nasce dall’incontro di due riforme diverse, entrate in vigore nello stesso periodo: 

  • Una riguarda gli aspetti fiscali di donazioni ed eredità.
  • L’altra interviene sulle tutele previste quando gli eredi di chi ha donato ritengono che i propri diritti siano stati lesi

Insieme, rendono il quadro più semplice, sicuro e lineare per chi dona, per chi riceve e anche per chi acquista un bene donato, introducendo diverse novità, tra cui:

  • Più tutela per chi riceve o acquista un bene donato: se la quota riservata agli eredi viene lesa, il risarcimento può essere richiesto in denaro a chi ha ricevuto la donazione, senza rivalersi sul bene.
  • Meno ostacoli per i mutui: con l’eliminazione del rischio di rivendicazione sul bene, le banche non rifiutano più i finanziamenti per l’acquisto di immobili che sono stati oggetto di donazioni (o non chiedono costose polizze assicurative) e li accettano con tranquillità come garanzia ipotecaria.
  • Franchigie separate per donazioni ed eredità: la soglia esente da imposta si applica in modo distinto (e non cumulativo) alle somme ricevute in donazione e a quelle ereditate.
  • Calcolo delle imposte più semplice: vengono superate le vecchie regole di cumulo, rendendo più chiaro quanto deve essere versato.
  • Pagamento diretto dell’imposta di successione: chi eredita calcola e versa l’importo dovuto al momento della dichiarazione, senza attendere il conteggio dell’Agenzia delle Entrate.
  • Una scadenza per le donazioni precedenti alla riforma: il 18 giugno 2026 ha segnato il termine previsto per contestare le donazioni effettuate prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. Decorso questo termine, ogni donazione passata è considerata definitiva.

Quali sono le nuove regole per successioni e donazioni dal 2026?

Quando un patrimonio passa da una persona all’altra, attraverso un’eredità o una donazione, l’imposta da versare dipende dal legame di parentela. Più il rapporto è stretto, più ampia è la parte esente.

  • Coniuge, figli e altri parenti in linea retta pagano il 4% soltanto sulla quota che supera un milione di euro per ciascuna persona
  • Per fratelli e sorelle, invece, l’aliquota è del 6% sulla parte del valore ricevuto che supera la franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario
  • Agli altri parenti fino al quarto grado si applica il 6% senza franchigia.
  • Le persone senza questi legami di parentela l’imposta è dell’8% sull’intero valore ricevuto.
  • Per chi ha una disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104, la franchigia sale a 1,5 milioni di euro, indipendentemente dal rapporto di parentela.

Ecco un esempio per comprendere meglio: se una persona lascia al proprio figlio un patrimonio di 1,2 milioni di euro, il 4% si applica solo ai 200.000 euro che superano la franchigia: l’imposta dovuta sarà quindi di 8.000 euro. Se la stessa somma viene lasciata a una persona senza legami di parentela, l’8% si calcola invece sull’intero importo.

Perché ora calcolare le tasse è più semplice

In passato, le donazioni ricevute in vita venivano sommate all’eredità per verificare il superamento della franchigia. Oggi i due passaggi vengono considerati separatamente: la donazione non riduce più la franchigia disponibile al momento della successione. Il calcolo diventa così più lineare e comprensibile.

Perché cambia chi calcola le tasse da pagare

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, non è più necessario attendere il conteggio dell’Agenzia delle Entrate. È chi presenta la dichiarazione di successione a calcolare l’imposta dovuta e a versarla entro 90 giorni dalla scadenza prevista per la presentazione. L’Agenzia potrà poi controllare che l’importo sia stato determinato correttamente.

Perché il notaio o la notaia sconsigliava la donazione?

Per molto tempo, donare un bene poteva avere conseguenze difficili da prevedere. Chi lo riceveva, e perfino chi lo acquistava in un secondo momento, correva infatti il rischio che gli eredi di chi aveva fatto la donazione ne chiedessero la restituzione.
Immaginiamo che una persona doni una casa a un figlio e che, qualche anno dopo, quella casa venga venduta. Alla morte di chi aveva effettuato la donazione, gli altri eredi potevano ritenere lesa la propria quota di legittima, cioè la parte di eredità che la legge riserva loro. In quel caso, potevano rivalersi su chi aveva ricevuto il bene e su chi lo aveva acquistato successivamente.
Era proprio questa incertezza a rendere le donazioni più complesse. Le banche erano spesso prudenti nel concedere un mutuo su un immobile donato, mentre chi desiderava acquistarlo poteva temere future contestazioni. Per questo chi esercita la professione notarile invitava a valutare con particolare attenzione questa scelta.
Le vecchie regole non riguardavano soltanto le case, ma tutti i beni donati: quelli iscritti in un registro pubblico, come automobili e imbarcazioni, e quelli che non lo sono, come gioielli o partecipazioni societarie. Nella pratica, però, il caso più frequente restava quello degli immobili, perché possono essere venduti, acquistati con un mutuo o utilizzati come garanzia.

Cos’è cambiato con la nuova legge e perché oggi il notaio o la notaia possono valutare la donazione con più serenità

La nuova legge 182/2025 elimina il rischio che rendeva la donazione così delicata. Chi acquista un bene che in passato è stato donato non può più essere obbligato a restituirlo agli eredi di chi aveva effettuato la donazione.
Questo cambiamento permette oggi alla persona incaricata di redigere l’atto notarile di valutare una donazione con maggiore serenità. Gli eredi che ritengono di non aver ricevuto la quota loro riservata continuano a essere tutelati, ma possono chiedere una compensazione economica a chi ha beneficiato della donazione. Non possono invece rivalersi sul bene passato nelle mani di chi lo ha acquistato.

Da quando è in vigore la riforma sulle donazioni?

La riforma delle donazioni e successioni è entrata in vigore ufficialmente il 18 dicembre 2025, introducendo un nuovo equilibrio tra la tutela degli eredi e la sicurezza di chi riceve o acquista un bene donato.
Per le successioni già aperte a quella data è stato previsto un periodo di passaggio. Chi riteneva che una donazione avesse leso la propria quota di legittima poteva ancora contestarla formalmente entro il 18 giugno 2026, seguendo le modalità previste dalla legge.
Dopo questa scadenza, le nuove regole sono state applicate anche alle situazioni precedenti. In questo modo, il destino dei beni donati è diventato più stabile e chi li ha ricevuti o acquistati può contare su una tutela più chiara nel tempo.

Donare oggi o lasciare tutto nel testamento: cosa conviene

Non esiste una scelta giusta per tutti e tutte. Una donazione e un lascito testamentario permettono entrambi di destinare un bene o una parte del proprio patrimonio a un’altra persona o a un ente, ma lo fanno in momenti diversi.
La donazione produce i suoi effetti mentre si è in vita: ciò che viene donato passa subito a chi lo riceve. Il lascito, invece, viene indicato nel testamento e diventa efficace solo in futuro. Consente quindi di esprimere oggi la propria volontà, continuando a disporre liberamente dei propri beni nel presente.

La stessa differenza vale quando si sceglie di sostenere una causa importante. Una donazione solidale permette di vedere fin da subito il valore del proprio gesto e, nei casi previsti dalla legge, può offrire benefici fiscali. Un lascito solidale non dà vantaggi fiscali durante la vita, ma quanto destinato a un ente come VIDAS non è soggetto alle imposte di successione.
Si tratta di due modi diversi di prendersi cura delle persone: uno agisce nel presente, l’altro trasforma ciò che hai costruito in un gesto capace di continuare nel tempo.
Per comprendere quale scelta rispecchi meglio i tuoi desideri e la tua situazione, puoi approfondire tutte le differenze tra donazione e testamento solidale nella nostra guida dedicata.

Cosa cambia per chi dona o lascia un bene a VIDAS

Cosa cambia per chi dona o lascia un bene a VIDAS

Dal 1982, noi di VIDAS siamo accanto alle persone con malattie inguaribili e alle loro famiglie, offrendo gratuitamente cure, assistenza e ascolto. Tutto questo è possibile anche grazie a chi sceglie di sostenerci con una donazione o con un lascito solidale.
La riforma del 2025 rende più semplice e sicuro il trasferimento dei beni donati o lasciati a VIDAS. Per noi significa poter trasformare con maggiore serenità questi gesti di generosità in cure a domicilio, assistenza nei nostri hospice, sostegno alle famiglie e sollievo per chi affronta un momento delicato della vita.

Con una donazione puoi vedere fin da subito il valore del tuo sostegno. Nel caso del lascito solidale, scegliere di includere VIDAS nel proprio testamento significa lasciare una traccia che continua a prendersi cura delle persone anche domani.
Per capire come fare, puoi consultare la nostra guida completa al testamento solidale oppure contattare il nostro ufficio lasciti: ti accompagneremo con attenzione e discrezione, e senza alcun impegno.

E se vuoi saperne di più, scopri perché e come fare un lascito a VIDAS.


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