Turismo, l’assessore Massari: «Il successo di quest’estate ci conforta, ma ora si deve destagionalizzare l’offerta»


di
Massimiliano Del Barba

«Puntiamo su turismo attivo e silver economy»

Assessore regionale al Turismo Debora Massari, il presidente di Visit Brescia Eugenio Massetti dice che bisogna fare un salto di qualità: non inseguire soltanto nuovi arrivi, ma aumentare il valore di ogni visita e allungare la stagione. Che ne pensa e quali azioni concrete Regione Lombardia può mettere in campo?
«Sono d’accordo, ma aggiungerei che questo salto di qualità in Regione abbiamo già iniziato a farlo. Il nuovo Piano per il turismo 2026-2028 parte esattamente da questo principio: non ci interessa semplicemente aumentare il numero dei turisti, vogliamo aumentare il valore che il turismo lascia alle imprese, ai territori e alle comunità. Su Brescia questa strategia ha ancora più senso. Nei primi sette mesi del 2026 abbiamo 7,6 milioni di pernottamenti, oltre 522 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025, e il 93,7% delle presenze è fuori dal capoluogo. Ora dobbiamo fare il passo successivo: mettere maggiormente in relazione Brescia città con Garda, Iseo, Franciacorta e le nostre valli e trasformare questa varietà in permanenza più lunga e maggiore ricaduta economica».

Gli operatori segnalano una riduzione della spesa extra, anche a causa dell’aumento dei prezzi e dell’energia. Destagionalizzare diventa una necessità per difendere i margini?
«Sì, ma dobbiamo leggere bene i dati. Le nostre rilevazioni sui pagamenti digitali ci dicono che nei primi sette mesi dell’anno la spesa turistica in provincia di Brescia è cresciuta del 6%.Questo non significa che i margini delle imprese siano cresciuti del 6%. Da imprenditrice conosco molto bene la differenza tra ricavi e marginalità. Per questo nel nostro Piano la destagionalizzazione non è uno slogan. È anche una politica economica. Allungare la stagione significa permettere alle imprese di lavorare per più mesi, utilizzare meglio strutture e personale e rendere gli investimenti più sostenibili».




















































In che modo settembre può diventare sempre più parte della stagione alta?
«La cosa interessante è che in alcuni territori non dobbiamo più parlare al futuro. Sul Garda bresciano nei primi venti giorni di settembre la saturazione ha raggiunto il 93%, quattro punti percentuali in più rispetto al 2025. A luglio e agosto eravamo al 94%. Significa che settembre, di fatto, è già molto vicino all’alta stagione. Adesso dobbiamo consolidare questa tendenza. Settembre a Brescia ha moltissimo da offrire: outdoor, cicloturismo, cammini, cultura, vendemmia e Franciacorta, enogastronomia, benessere, laghi e borghi».

A Brescia si nota una presenza crescente di turisti stranieri appartenenti alla silver economy. Cosa fare per attrarli maggiormente?

«È un segmento molto interessante soprattutto se smettiamo di considerarlo semplicemente turismo della terza età. Oggi la silver economy comprende persone spesso molto attive, con tempo a disposizione, capacità di spesa e soprattutto maggiore libertà nella scelta del periodo in cui viaggiare. Cerca cultura, enogastronomia, benessere, natura, cammini, golf, esperienze autentiche e ritmi meno frenetici. Tutti prodotti che Brescia può offrire molto bene».

Lei è prima di tutto un’imprenditrice. Come giudica la maturità digitale delle nostre strutture, considerando che molte sono imprese familiari?
«Non vedo la dimensione familiare come un limite. Anzi, spesso è proprio ciò che rende unica l’ospitalità italiana. Il problema nasce quando alla qualità dell’accoglienza non si affiancano strumenti professionali adeguati: innovazione e digitalizzazione sono elementi di competitività. Oggi una struttura deve conoscere e utilizzare distribuzione online, revenue management, dati, Crm, reputazione digitale, multilinguismo e sempre di più intelligenza artificiale. Puoi avere un prodotto straordinario, ma se il cliente non ti trova, non ti capisce o non riesce a prenotarti nel momento in cui ti cerca, hai un problema».

Destagionalizzare e allungare le permanenze: il turismo attivo può essere una leva? Ciclovie e cammini sembrano ancora frammentati e poco raccontati.
«Sì, ed è probabilmente uno dei campi nei quali Brescia ha maggiori possibilità di crescita. Abbiamo una materia prima straordinaria. Ma avere un percorso non significa ancora avere un prodotto turistico. Un cicloturista deve sapere dove dormire, dove noleggiare o riparare una bicicletta, dove ricaricare un’e-bike, come trasportare i bagagli, come utilizzare treni e battelli e cosa vedere lungo il percorso. È qui che dobbiamo fare il salto: mettere in rete infrastrutture, servizi, ricettività e racconto digitale. Il turismo attivo ha un enorme vantaggio: primavera e autunno possono essere periodi migliori dell’estate».

Lago di Garda e Valle Camonica si sono entrambe candidate a Capitale italiana della Cultura 2029. È un cortocircuito o può nascere qualcosa di positivo da questa competizione?
«Per me è innanzitutto il segnale di un territorio che ha voglia di competere e di investire sulla propria identità. Garda e Valle Camonica esprimono due progetti e due storie profondamente differenti. E questo dimostra proprio la varietà della nostra provincia».

Brescia è cambiata in meglio negli ultimi anni ed è diventata più attrattiva. Cosa le manca per diventare davvero un’alternativa a città come Verona?
«Io partirei da un presupposto diverso: Brescia non deve diventare un’alternativa a Verona. Deve diventare una destinazione che si sceglie perché è Brescia. Ma deve anche essere anche una porta d’ingresso verso l’intero territorio provinciale. Non città e provincia come due prodotti separati, ma un’unica esperienza con molte possibilità. Questa è la sfida: non cambiare Brescia per assomigliare ad altre città, ma riuscire a raccontare molto meglio quello che Brescia è già».

27 settembre 2026


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