Capodichino cresce, le isole guardano al cielo – Il Golfo 24


Non soltanto un nuovo terminal, nuovi parcheggi o più voli. Il Masterplan 2035 dell’aeroporto di Napoli Capodichino presentato in Regione Campania racconta un’ambizione molto più ampia: fare dello scalo partenopeo una delle grandi porte del Mediterraneo senza aumentare la capacità oraria dei movimenti aerei, ma intervenendo su efficienza, sostenibilità e integrazione urbana. Una dichiarazione di intenti che promette di cambiare il volto dell’area orientale della città e di accompagnare una crescita dei passeggeri fino a 17,3 milioni l’anno entro il 2035.

La cifra dell’operazione è significativa: oltre 250 milioni di investimenti complessivi, dei quali 230 coperti da risorse private. Novantatré milioni saranno destinati alle infrastrutture di volo, 62 milioni all’ampliamento del terminal e 95 milioni a viabilità, edifici aeroportuali e sostenibilità ambientale. Il piano prevede inoltre l’acquisizione di circa 170 mila metri quadrati di nuove aree necessarie allo sviluppo dello scalo.

Mentre i Campi Flegrei continuano a convivere con il bradisismo e Ischia è ancora impegnata nel delicato percorso di ricostruzione e messa in sicurezza dopo il terremoto del 2017 e la frana del 2022, il nuovo Masterplan dell’aeroporto di Napoli Capodichino assume un significato che va ben oltre i confini della città. Dietro i 250 milioni di euro di investimenti annunciati da GESAC e approvati da ENAC si intravede infatti una partita che riguarda direttamente anche le isole del Golfo: Ischia, Procida e Capri.Per anni il dibattito sullo scalo napoletano è stato ricondotto esclusivamente ai numeri del traffico aereo. Oggi il quadro è cambiato. Il nuovo terminal intercontinentale, il potenziamento della viabilità, l’integrazione con la metropolitana e una crescita prevista di passeggeri che possa fare di Capodichino il principale punto di accesso a un territorio che vive di turismo ma che, allo stesso tempo, deve confrontarsi con fragilità geologiche e infrastrutturali sempre più evidenti.Per le isole partenopee la questione è tutt’altro che marginale.

Ogni anno una quota significativa dei visitatori che raggiungono Ischia, Procida e Capri atterra prima a Napoli. Da lì si trasferisce verso i porti cittadini per imbarcarsi sugli aliscafi e sui traghetti diretti alle tre isole. Migliorare l’accessibilità dello scalo significa dunque incidere direttamente sulla capacità del sistema turistico insulare di attrarre visitatori, soprattutto internazionali.

La creazione di un terminal dedicato ai voli extra Schengen da 15 mila metri quadrati, pensato per sostenere la crescita dei collegamenti intercontinentali, potrebbe infatti rafforzare ulteriormente i flussi provenienti da Nord America, Medio Oriente e Asia, mercati che negli ultimi anni hanno contribuito all’espansione del turismo campano.Ma sarebbe un errore leggere il progetto soltanto in chiave turistica.

Gli sciami sismici che interessano i Campi Flegrei hanno riportato al centro del dibattito il tema della resilienza delle infrastrutture strategiche dell’area metropolitana. In uno scenario caratterizzato da emergenze naturali sempre più frequenti, aeroporti, porti, collegamenti ferroviari e vie di fuga diventano elementi di sicurezza territoriale prima ancora che strumenti economici.

Da questo punto di vista assume un valore particolare l’insistenza con cui il Masterplan lega lo sviluppo dello scalo alla mobilità urbana e metropolitana. La futura connessione diretta tra aeroporto e rete su ferro, insieme al ridisegno della viabilità di accesso e all’interramento di Viale Maddalena, punta infatti a rendere più efficiente e meno vulnerabile il sistema dei collegamenti dell’intera area napoletana.

Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha definito l’aeroporto «un’infrastruttura strategica per la nostra regione e la sua crescita, un motore fondamentale per l’attrattività turistica e degli investimenti, lo sviluppo internazionale delle imprese e l’occupazione», sottolineando come la Regione stia investendo nel miglioramento della viabilità e dell’accessibilità attorno allo scalo.

Una lettura condivisa dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha evidenziato il ruolo della futura stazione della metropolitana di Capodichino come elemento capace di collegare direttamente aeroporto, Stazione Centrale e rete urbana. Un’infrastruttura che potrebbe ridurre tempi e criticità per milioni di viaggiatori diretti anche verso le isole del Golfo.

Se Ischia guarda con interesse all’aumento dei collegamenti internazionali, la riflessione assume un significato ancora più delicato alla luce delle vicende che hanno segnato l’isola negli ultimi anni.

La ricostruzione post sisma, la gestione del dissesto idrogeologico dopo la tragedia di Casamicciola e la necessità di sostenere l’economia turistica richiedono infatti reti di collegamento sempre più robuste con la terraferma. Un aeroporto capace di accrescere la propria competitività internazionale può tradursi in nuove opportunità per l’intero comparto ricettivo isolano, ma anche in una maggiore capacità di risposta logistica in situazioni di emergenza.

Anche Procida, reduce dall’esperienza di Capitale Italiana della Cultura e impegnata a consolidare la propria immagine internazionale, potrebbe beneficiare della crescita dei flussi aerei. Lo stesso vale per Capri, destinazione ormai globale che vede nell’accessibilità uno dei principali fattori competitivi.

Nel Masterplan c’è poi un altro elemento che merita attenzione: la sostenibilità. Oltre 13 milioni di euro saranno destinati a interventi ambientali, dall’efficientamento energetico alla produzione da fonti rinnovabili attraverso un nuovo impianto fotovoltaico da 20 mila metri quadrati. Una scelta che prova a rispondere alle crescenti richieste di equilibrio tra sviluppo turistico e tutela del territorio, tema particolarmente sensibile proprio nelle isole dove la pressione antropica rappresenta una delle maggiori criticità.

L’amministratore delegato di GESAC, Roberto Barbieri, ha spiegato che «questo Piano guarda oltre i confini dell’aeroporto», perché lo scalo «cresce insieme alla città, migliorandone l’accessibilità, contribuendo alla rigenerazione delle aree circostanti e creando nuovi spazi e nuove connessioni a beneficio della comunità».

Ed è probabilmente proprio questa la chiave di lettura più interessante per Ischia, Procida e Capri. Capodichino non è più soltanto l’aeroporto di Napoli. Sta diventando il terminale di un sistema territoriale che comprende il Golfo, le sue isole e le sue fragilità.

In una fase storica segnata dal bradisismo flegreo, dalle ferite ancora aperte di Ischia e dalla necessità di sostenere un turismo sempre più internazionale senza compromettere l’equilibrio dei territori, il Masterplan da 250 milioni rappresenta una scommessa che riguarda l’intera Campania. E che le isole, più di chiunque altro, seguiranno con attenzione nei prossimi anni.


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