Rientrano le proteste degli autotrasportatori, dopo quattro giorni di blocchi in diverse zone del Sud Italia. In Sicilia i trasporti sono ripresi. In Calabria, a Cosenza, frutta e verdura tornano nei negozi. Anche in Basilicata sono riprese le consegne di prodotti freschi e carne nella maggior parte dei supermercati, ma restano attivi alcuni blocchi in provincia di Matera.
Situazione cambiata anche in Campania: diversi blocchi sono stati rimossi e i rifornimenti, in gran parte, sono ripartiti. Il caro carburante sta unendo la protesta degli autotrasportatori a quella dei pescherecci in molti porti dell’Adriatico: ieri a Termoli si è svolta la manifestazione nazionale delle marinerie, che potrebbe rendere ancora più difficile reperire pesce fresco a livello nazionale.
Arrivano, intanto, i primi interventi del Governo. Un Consiglio dei ministri straordinario ha approvato un pacchetto da 175 milioni di euro per il settore: nuovi fondi che si aggiungono ai crediti d’imposta già promessi mesi fa ma non ancora erogati. Matteo Salvini rassicura: «A giorni verranno saldati i primi importi»; ci sono più di «32 mila domande su circa 99 mila imprese totali». Quelle firmate, non sono “promesse”, chiarisce Giorgia Meloni, ma «risorse che già stanno arrivando». I blocchi, però, prosegue il capo del Governo, «devono essere rimossi» perché «chi vuole lavorare deve poterlo fare».
Le proteste si stanno riducendo ma restano alcuni camion fermi in Campania, Puglia e Molise, dove la mobilitazione durerà almeno fino al 27. Molti autotrasportatori, che speravano in interventi più incisivi ( come un taglio al prezzo dei carburanti), giudicano il decreto «insufficiente».
Critiche le opposizioni. Piero De Luca (Pd), dice che «la montagna ha partorito il topolino» di provvedimenti del tutto «inadeguati» e quasi offensivi per chi chiede soluzioni vere, e sottolinea che gran parte dei fondi erano già stati stanziati ma mai erogati, e che con il gasolio aumentato di oltre il 50 percento i nuovi fondi non bastano.
Per Giuseppe Conte «fino all’altro giorno» il Governo Meloni «faceva finta di non vedere» le proteste, e adesso lascia «qualche briciola»; e poi: la Meloni «non incontra agricoltori, autotrasportatori e studenti, confeziona solo video patinati e ben costruiti».
Intanto, dopo di violenze, i saccheggi e le devastazioni per le proteste del “caro vita” Milano corre ai ripari. Domani, molti commercianti terranno le serrande abbassate e le vetrine protette con pannelli di compensato. Come a Parigi. In via Torino, già devastata dai facinorosi, c’è chi sta ancora decidendo se aprire o meno. Nel Quadrilatero della moda e nelle vie dello shopping la paura è che la protesta convocata per sabato possa sfociare di nuovo nella violenza.
Ma il Governo ha già varato il nuovo decreto Sicurezza. La firma di Mattarella ha chiuso la fase dell’approvazione del decreto, che introduce nuove disposizioni contro le violenze durante le manifestazioni e rafforza gli strumenti di prevenzione nei confronti dei minori. Tra le novità figura il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, che punisce con la reclusione da due a cinque anni e una multa da 10 mila a 20 mila euro chi, all’interno di un gruppo di almeno cinque persone, provochi danni e utilizzi o lanci oggetti pericolosi creando un concreto rischio per l’incolumità pubblica. Previste aggravanti per chi agisce a volto coperto, e arriva anche il fermo preventivo anche per i minorenni.
Il nuovo decreto impone anche il principio “chi rompe paga”: per i danni a beni pubblici il prefetto può imporre il pagamento, mentre per danni ai privati, può ottenere un decreto ingiuntivo immediato. E se il responsabile è minorenne possono essere chiamati a rispondere anche i genitori. Per i minori non imputabili (sotto i 14 anni) è prevista una sanzione amministrativa ai genitori da 500 a mille euro, raddoppiabile in caso di reiterazione del reato.
Il Governo ha anche disposto l’invio a Milano di 500 militari in più, in gran parte paracadutisti della Folgore. Reparti di élite, quindi, che arriveranno sabato e resteranno in città fino al 31 dicembre, affiancando polizia e carabinieri nei pattugliamenti e nella sorveglianza dei luoghi sensibili.
Sul ruolo dei militari si è aperto, però, un confronto dentro il Governo. Guido Crosetto aveva chiesto che, per tre mesi, i reparti impiegati a Milano potessero espletare funzioni di polizia giudiziaria, così da intervenire direttamente. Ma Sergio Mattarella si è opposto. Il ministro della Difesa ha commentato dicendosi «deluso» e preoccupato: «Avrei voluto che i reparti avessero avuto la possibilità di disporre degli strumenti necessari per affrontare la situazione e la possibilità di usarli». Crosetto ha poi citato, in particolare, la proibizione per i militari di utilizzare taser e spray urticante. In definitiva, i soldati potranno svolgere servizi di vigilanza e pattugliamento, anche insieme alle forze dell’ordine, ma non avranno i poteri investigativi e di arresto propri di polizia e carabinieri.
Dal centrosinistra critiche anche sul tema sicurezza. Per Conte il Governo avrebbe «fallito sull’ordine pubblico». Elly Schlein condanna le violenze ma sostiene che la maggioranza le stia usando per «coprire le voci» di chi protesterebbe pacificamente perché non «arriva a fine mese».
Nel Campo Largo emergono anche nuove tensioni interne. Secondo il Corriere della Sera Elly Schlein avrebbe annunciato la propria disponibilità a candidarsi alle primarie nel corso dell’assemblea del Pd; iniziativa che avrebbe irritato Conte, che avrebbe reagito a caldo, commentando: «Questo non me lo aveva detto. A che gioco stanno giocando?». E poi: «Mi auguro che ci siano altri candidati alle primarie, altrimenti rischiamo di andare verso una prospettiva divisiva».
Un confronto diretto tra i due, soprattutto se articolato su più turni, rischierebbe in effetti di accentuare le divisioni già profonde tra le diverse componenti degli elettori centrosinistra e di rendere più complicato un eventuale successivo “lavoro comune” del Campo Largo. Netta la risposta della Schlein: «Se non ci sono le primarie, c’è il metodo usato in tutte le democrazie occidentali, il capo del partito che prende più voti governa». A intervenire nel dibattito anche la vecchia guardia del Pd: Romano Prodi, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha invitato la coalizione a «definire il prima possibile contenuti e tempi».
Altro tema della settimana è quello delle pensioni. Dal 2027 andare in pensione sarà un più difficile e, a parità di contributi ed età, l’assegno sarà più basso. Cambiano anche i requisiti: per la pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi dal 2028. Per la pensione anticipata ordinaria occorreranno nel 2027 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne; dal 2028 si salirà rispettivamente a 43 anni e un mese e 42 anni e un mese. Previste, comunque, eccezioni per alcune categorie di lavoratori gravosi e usuranti.
Per il Campo Largo e i sindacati la dinamica conferma che si va in pensione sempre più tardi e con assegni più bassi, mentre il Governo continua a parlare di «superamento della Fornero senza farlo davvero». Queste le parole di Stefania Filetti, segretaria confederale della Cgil, che parla di «perdite» che si tradurranno inevitabilmente in «migliaia di euro di reddito in meno». Per il centrodestra è un meccanismo automatico «inevitabile», già mitigato dalla legge di Bilancio precedente che ha spalmato l’aumento di età su due anni invece di farlo di colpo.
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