Nolan ha imposto innovazioni tecnologiche per realizzare la sua visione. Non è una novità, ma è quasi un atto rivoluzionario in un’epoca in cui la creatività è sempre più piegata agli strumenti disponibili. I precedenti, da Leni Riefenstahl a James Cameron
L’uscita di Odissea di Christopher Nolan, che in Italia sarà nelle sale dal 16 luglio, rappresenta uno di quegli eventi culturali che trascendono il semplice cinema, offrendo l’occasione per riflettere sulle radici della civiltà europea e dell’innovazione che caratterizza l’Occidente.
Il “testo sacro” della cultura europea
Nolan rimette in scena quello che, per noi europei, costituisce probabilmente il più antico e il più influente dei testi fondativi, non limitandosi a portare semplicemente sullo schermo un classico della letteratura. Così come la Bibbia rappresenta il testo sacro per il mondo giudaico-cristiano, l’Iliade e l’Odissea rappresentano il “testo sacro” dell’Europa. L’espressione va intesa non solo in senso religioso, ma soprattutto culturale e civile. Da quei poemi nascono immagini, simboli, archetipi, modelli politici, riflessioni filosofiche e persino il nostro modo di concepire il viaggio, il ritorno, il destino, l’identità e la nostalgia.
Ogni epoca ha sentito il bisogno di raccontare nuovamente Omero: Virgilio, Dante, Joyce e tanti altri si sono confrontati con lui prima di Nolan, che oggi traduce in immagini ciò che per quasi tremila anni è stato affidato esclusivamente alla forza della parola. L’operazione assume un valore ancora maggiore sul piano tecnico. Nolan rivoluziona il modo di filmare, seguendo l’esempio dello stesso Omero, che rivoluzionò il modo di raccontare.
Il ritorno della tecnologia al servizio della visione artistica
Per realizzare The Odyssey ha convinto IMAX a progettare una nuova generazione di cineprese analogiche da 65 millimetri, più leggere e soprattutto abbastanza silenziose da consentire la registrazione dei dialoghi in presa diretta, adeguando così la tecnologia alla propria visione artistica invece di adattare la creatività agli strumenti disponibili. Si tratta, caso sempre più raro nella storia del cinema contemporaneo, di un autore capace di costringere un’intera industria a inseguire la propria immagine e immaginazione, e non di un semplice aggiornamento tecnico.
La rivoluzione della modernità imposta da Leni Riefenstahl
Precedenti illustri dimostrano come questa dinamica abbia accompagnato alcune delle più grandi rivoluzioni cinematografiche, e Leni Riefenstahl rappresenta probabilmente il caso più emblematico. In Olympia è riconosciuto universalmente un valore tecnico straordinario, collocandosi tra le più grandi rivoluzioni nella storia del linguaggio cinematografico. Una vera pioniera, donna, nella Germania degli Anni ‘30.
La Riefenstahl pretese strumenti che semplicemente non esistevano, rifiutando di accettare i limiti imposti dalle pesanti cineprese degli anni ‘30. La Zeiss sviluppò teleobiettivi completamente nuovi; tecnici e ingegneri progettarono binari, carrelli, supporti mobili e perfino custodie subacquee costruite appositamente per le sue esigenze.
L’immaginario come leva per l’innovazione
Fu il desiderio di rappresentare il corpo umano, il movimento e l’ideale classico ed europeo a costringere la tecnologia a compiere un salto evolutivo, e non la disponibilità di nuovi strumenti a suggerire un diverso linguaggio cinematografico. L’analogia con Nolan appare evidente. Entrambi hanno imposto all’industria di costruire strumenti inesistenti per piegare la narrazione visuale alla propria volontà. Nolan porta sullo schermo il viaggio di Ulisse, paradigma dell’uomo occidentale. La Riefenstahl celebra il corpo atletico recuperando l’immaginario dell’antica Grecia.
Da Kubrick a Cameron: i registi dell’innovazione
La storia del cinema, infine, offre numerosi esempi della stessa dinamica. Stanley Kubrick convinse sempre la Zeiss ad adattare gli obiettivi progettati per il programma Apollo della NASA, riuscendo così a girare Barry Lyndon quasi esclusivamente alla luce delle candele. Successivamente trasformò la Steadicam in uno strumento destinato a cambiare il cinema moderno, imponendo modifiche radicali per le riprese di Shining.
James Cameron fece sviluppare un sistema stereoscopico completamente nuovo per Avatar, costruendo insieme agli ingegneri la cosiddetta “virtual camera”, capace di mostrare in tempo reale il mondo digitale durante le riprese.
L’innovazione cinematografica nasce quasi sempre dall’immaginazione di un autore che considera insufficiente la tecnologia disponibile, e solo successivamente arriva nei laboratori di ricerca e nelle produzioni industriali.
The Odyssey tra cultura, tecnica e wokismo
Resta allora una domanda: il film di Nolan riuscirà a restituire anche la profondità culturale di Omero? L’Odissea racconta mostri, naufragi e battaglie, proponendo allo stesso tempo una riflessione sull’uomo, sul potere, sulla guerra, sull’onore, sulla nostalgia, sulla casa, sull’identità e perfino sul ruolo delle donne. Sarà interessante capire se Nolan conserverà la straordinaria ricchezza e profondità omerica oppure sceglierà una reinterpretazione maggiormente allineata alla sensibilità odierna, vittima (o complice, nel caso…) anche lui del wokeismo contemporaneo.
La potenza di Omero oltre le polemiche
L’esito artistico dell’Odissea di Nolan assume, tuttavia, comunque un’importanza relativa rispetto al fenomeno culturale che lo accompagna. Le discussioni nate attorno al casting hanno riportato Omero al centro del dibattito pubblico, spingendo migliaia di persone a confrontarsi su filologia, traduzioni, interpretazioni e fedeltà ai testi, invece di limitarsi a commentare un semplice fatto cinematografico, consapevoli che si tratti non di una telenovela sciacqua cervello ma di qualcosa che è capace ancora di far vibrare le corde dell’anima.
La vitalità metafisica dei poemi emerge proprio da questa capacità di continuare a suscitare appartenenza, discussione e perfino indignazione: tiene vivi, attiva gli animi, scalda come il focolare caro agli indoeuropei. La notizia più importante dell’uscita dell’Odissea di Nolan consiste probabilmente proprio in questo. Il poema fondativo dell’Europa continua a interrogare e innovare il presente, a dividere gli uomini e perfino a costringere la tecnologia a reinventarsi pur di trovare immagini all’altezza della sua grandezza, indipendentemente dal successo o dall’insuccesso del film.
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Guglielmo Pannullo
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