#Finsubito news – Sì, esiste il programma del Pd. L’agenda Schlein in 105 punti


Eccolo, il programma del Pd. In esclusiva. Dopo aver chiesto al partito dove fosse, abbiamo scoperto, come ci ha detto il portavoce della segretaria del Pd, che il programma “coincide con il discorso di Elly Schlein alla Direzione del 2 ottobre”. Lo abbiamo ascoltato, trascritto e ordinato: 105 proposte, divise in 18 capitoli. Alcune prevedibili, altre meno. Si propone di indicizzare gli scaglioni Irpef all’inflazione; abolire gli stage extracurriculari gratuiti; ripristinare Opzione donna; tutelare le pensioni di chi ha carriere discontinue. Per la scuola: libri gratuiti anche alle superiori, psicologi negli istituti, educazione all’affettività obbligatoria. Per gli studenti, trasporto pubblico gratuito. E ancora: stipendi più alti a medici e insegnanti nelle aree interne, una legge contro le ondate di calore, recupero delle case popolari vuote, stop al subappalto a cascata. Per le imprese, autorizzazione unica entro 90 giorni per gli investimenti, prezzi energetici più stabili, maggiore indirizzo politico sulle partecipate pubbliche, mobilitazione del risparmio privato verso investimenti produttivi. Non manca una notevole spruzzatina di grillismo: stop al Ponte sullo Stretto, tasse sugli extraprofitti energetici, contrarietà all’obiettivo Nato del 5 per cento del pil. Il capitolo più debole è quello dei conti: non c’è una quantificazione complessiva della spesa né un prospetto delle coperture. Si citano i 13 miliardi del Ponte, in parte da spostare sul dissesto idrogeologico, e gli 800 milioni dei centri in Albania da destinare alle assunzioni nella polizia. Ma non bastano a finanziare tutte le misure strutturali. Sull’Ucraina resta una differenza rispetto al M5s: Schlein conferma il sostegno al paese aggredito e rifiuta una pace che sia una resa alla Russia. Chiede un negoziatore unico europeo. Il sostegno agli aiuti militari è implicito, non compare nel discorso, ma Schlein lo ha ribadito in altre occasioni. Il programma, insomma, dice molto di ciò che il Pd vorrebbe fare. Meno di quanto costerebbe e delle scelte necessarie per realizzarlo. Eccolo qui, in formato integrale: 105 punti, 26 mila battute.

Introdurre il salario minimo legale. Stabilire una soglia sotto la quale la retribuzione non possa scendere e, contemporaneamente, rafforzare i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative. Il salario minimo deve contrastare lo sfruttamento e sostenere la contrattazione, non sostituirla.

Sperimentare la riduzione dell’orario a parità di salario. Promuovere una diversa organizzazione del lavoro che consenta di ridurre il tempo lavorato senza diminuire la retribuzione. Affiancare alla redistribuzione della ricchezza una maggiore disponibilità di tempo per le persone e per le famiglie.

Ridurre drasticamente i contratti precari. Seguire il modello spagnolo attraverso un confronto con imprese e sindacati, cercando un accordo che limiti la precarietà. La qualità del lavoro deve essere parte della strategia di crescita, insieme alla formazione e al rafforzamento dei salari.

Contrastare il part-time forzato. Intervenire sulle condizioni di chi lavora a tempo parziale senza averlo scelto, con particolare attenzione alle donne, maggiormente colpite da questa forma di precarietà.

Nuovi diritti per i rider. Rafforzare le tutele del lavoro organizzato attraverso le piattaforme digitali. L’innovazione tecnologica non deve diventare uno strumento per riprodurre forme di sfruttamento prive di adeguate protezioni.

Abolire gli stage extracurriculari gratuiti. Eliminare il lavoro non retribuito nei percorsi extracurriculari, accogliendo la richiesta delle organizzazioni giovanili.

Contrastare il lavoro povero. Superare un modello di competitività fondato sulla compressione dei salari. Migliorare le retribuzioni deve contribuire a sostenere i consumi, l’innovazione e la crescita, anziché essere considerato un obiettivo separato dalla politica economica.

Ripristinare Opzione donna. Riattivare lo strumento di pensionamento anticipato per le lavoratrici.

Una garanzia pensionistica per i giovani. Proteggere le generazioni che hanno carriere precarie e discontinue, evitando che la fragilità del lavoro si traduca anche nell’assenza di una prospettiva previdenziale adeguata.

Rafforzare il welfare degli autonomi. Estendere le tutele sociali dei lavoratori autonomi e delle partite Iva, riconoscendo che anche in queste categorie esistono condizioni di povertà e vulnerabilità. Superare una divisione tra lavoratori maggiormente protetti e lavoratori privi di garanzie sufficienti.

“Introdurre il salario minimo, ripristinare Opzione donna, rafforzare il welfare degli autonomi”. Coperture? Misteri

Più formazione, responsabilità delle imprese e controlli. Rafforzare la prevenzione degli infortuni attraverso una maggiore formazione, una più chiara assunzione di responsabilità da parte delle aziende e un aumento degli ispettori.

Gratuito patrocinio per i familiari delle vittime. Garantire assistenza legale ai familiari di chi muore sul lavoro, affinché la possibilità di ottenere giustizia non dipenda dalle disponibilità economiche della famiglia.

No al subappalto a cascata. Superare il sistema introdotto nel Codice degli appalti, contrastando l’allungamento delle catene nelle quali il lavoro diventa meno sicuro, più ricattabile e più esposto alle infiltrazioni mafiose.

Applicare pienamente la legge contro il caporalato. Dotare il contrasto allo sfruttamento delle risorse e delle strutture necessarie. L’attuazione della legge deve accompagnare la protezione concreta dei lavoratori, a partire dai braccianti.

Rafforzare i presidi contro mafia e corruzione. Innalzare le garanzie di legalità, anziché ridurle. La lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e allo sfruttamento del lavoro deve essere parte integrante dell’azione di governo.

Indicizzare gli scaglioni Irpef all’inflazione. Contrastare il fiscal drag e restituire ai contribuenti il maggiore prelievo prodotto dall’aumento nominale dei redditi. L’adeguamento degli scaglioni deve evitare che il recupero dell’inflazione si traduca automaticamente in una maggiore pressione fiscale.

Rimettere al centro la progressività. Far contribuire in proporzione maggiore chi dispone di più risorse, secondo il principio costituzionale della capacità contributiva. Superare un’impostazione fiscale che favorisce la rendita e penalizza il lavoro, l’impresa e l’innovazione.

Ridurre le tasse sul lavoro e sulle imprese contrastando l’evasione. Allargare il rispetto degli obblighi fiscali anche a chi li elude, evitando che il finanziamento dei servizi continui a gravare sui contribuenti che pagano regolarmente: dipendenti, pensionati, autonomi e imprenditori onesti. Contrastare i condoni, che premiano l’evasione a danno di chi adempie ai propri obblighi.

Un maggiore contributo dagli extraprofitti energetici. Chiedere alle grandi società energetiche e petrolifere di contribuire maggiormente in relazione ai profitti eccezionali realizzati mentre famiglie e altre imprese affrontavano l’aumento delle bollette.

“Indicizzare gli scaglioni Irpef all’inflazione, ridurre le tasse sul lavoro, più contributo dagli extraprofitti” energetici

Una strategia per la crescita fondata su tre assi. Ridurre il costo dell’energia, far ripartire gli investimenti e migliorare la qualità del lavoro e della formazione. Difendere il futuro manifatturiero del paese e tenere insieme crescita economica, redistribuzione e conversione ecologica.

Accelerare le rinnovabili per ridurre il legame tra elettricità e gas. Aumentare la produzione da fonti rinnovabili e sganciare il più possibile il prezzo dell’elettricità da quello del gas. La riduzione del costo energetico deve essere una priorità della politica industriale.

Un’unità di missione nazionale per gli impianti. Mettere insieme governo e regioni e coinvolgere i territori prima delle decisioni sulla localizzazione. La partecipazione delle comunità deve entrare nella fase di preparazione degli interventi.

Benefici immediati per i territori che ospitano le rinnovabili. Prevedere sconti sull’energia per le famiglie e quote di energia per le piccole e medie imprese locali. La presenza di un impianto deve produrre vantaggi riconoscibili per la comunità che lo ospita.

Un nuovo ruolo per l’Acquirente Unico. Consentirgli di stipulare contratti di lungo termine per assicurare alle piccole e medie imprese prezzi dell’energia più stabili e competitivi. Affrontare così non soltanto il livello dei prezzi, ma anche l’incertezza che pesa sulle decisioni delle imprese.

Utilizzare la flessibilità per l’energia. Impiegare i 14 miliardi di euro di flessibilità per intervenire sul costo energetico.

Autorizzazione unica in tutta Italia. Estendere il modello della ZES agli investimenti in tecnologia e conversione ecologica sull’intero territorio nazionale. Prevedere un solo sportello capace di fornire una risposta entro 90 giorni, rendendo più semplice e prevedibile la decisione di investire in Italia.

Missioni strategiche per le partecipate pubbliche. Assegnare alle grandi società partecipate indirizzi coerenti con le priorità della politica industriale. Deve essere la politica a definire l’orientamento strategico delle imprese pubbliche, non il contrario.

Mobilitare il risparmio verso l’economia reale. Orientare una parte dei 1.700 miliardi di euro depositati sui conti correnti degli italiani verso investimenti produttivi, in particolare nell’innovazione delle piccole e medie imprese.

Reintrodurre Formazione 4.0. Sostenere l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori e fare della formazione uno degli strumenti della trasformazione produttiva, accanto alla qualità dell’occupazione e all’innovazione.

Approvare la legge sul “Diritto a restare”. Costruire un insieme di interventi che permetta ai giovani di scegliere di vivere e lavorare in Italia, anziché essere spinti all’estero da contratti precari, salari bassi e assenza di prospettive.

Salari e innovazione delle imprese. Affiancare agli aumenti salariali un fondo per l’innovazione delle imprese, all’interno del pacchetto di misure destinato alle nuove generazioni. La possibilità di restare deve poggiare anche sulla qualità delle opportunità lavorative.

Borse di studio, ricerca e dottorati. Rafforzare le borse di studio per le università del Sud e finanziare nuove borse di ricerca e di dottorato. Offrire opportunità a chi rischia di lasciare il paese perché non trova condizioni adeguate per proseguire il proprio percorso.

Casa e trasporto pubblico. Integrare le misure per il lavoro e lo studio con un sostegno all’accesso alla casa. Rendere gratuito il trasporto pubblico locale per gli studenti, riprendendo le esperienze regionali richiamate nel discorso, a partire da Emilia-Romagna e Campania.

Affrontare le cause materiali del calo delle nascite. Intervenire sulla precarietà, sui redditi insufficienti, sulle difficoltà abitative, sulla carenza di servizi e sulle penalizzazioni professionali delle madri. Rendere possibile la scelta di costruire una famiglia attraverso condizioni di vita e di lavoro più sicure.

Moltiplicare gli asili nido e renderli gratuiti. Ampliare l’offerta fino a renderla accessibile a tutti i bambini. Il servizio deve essere parte delle politiche per l’infanzia, per le famiglie e per il lavoro delle donne.

Congedo paritario retribuito al 100 per cento. Garantire a entrambi i genitori un congedo pienamente retribuito, superando un’organizzazione della cura che ricade soprattutto sulle madri.

Una legge per le aree interne. Contrastare lo spopolamento portando servizi nei territori che rischiano l’abbandono. Prevedere retribuzioni migliori per medici, infermieri e insegnanti che vi lavorano, per renderne possibile l’arrivo e la permanenza.

Il rilancio del Sud come condizione della crescita nazionale. Ridurre i divari territoriali e contrastare l’autonomia differenziata. Il riscatto del Mezzogiorno deve essere parte della strategia per l’intero paese, non un capitolo separato dalle politiche nazionali.

Ripristinare e aumentare il fondo per gli affitti. Reintrodurre il sostegno alle locazioni e portarne la dotazione oltre i precedenti 330 milioni di euro.

Recuperare le case popolari inutilizzate. Realizzare un piano di manutenzione del patrimonio pubblico, intervenendo sugli alloggi che restano vuoti perché hanno bisogno di lavori piccoli o medi. Rimetterli rapidamente a disposizione delle persone che hanno diritto a una casa e sono ancora in graduatoria.

Una legge sugli affitti brevi. Dare ai sindaci strumenti per contrastare la speculazione nelle città. Rafforzare la possibilità delle amministrazioni locali di intervenire sul fenomeno attraverso una disciplina nazionale.

Fare dell’azione climatica una priorità del programma comune. Tenere insieme giustizia sociale e giustizia climatica, concentrando l’attenzione su chi dispone di minori risorse per proteggersi o riprendersi dalle conseguenze di un’alluvione, di un’ondata di calore o di un’altra emergenza.

Proteggere le persone dalle ondate di calore. Approvare una legge dedicata, con particolare attenzione agli anziani e alle persone fragili. La protezione dai rischi climatici deve essere considerata parte della sicurezza dei cittadini.

Contrastare il consumo di suolo. Approvare una legge nazionale per limitare la cementificazione e proteggere il territorio.

Un grande piano contro il dissesto idrogeologico. Rafforzare la prevenzione, anziché concentrare le risorse soprattutto negli interventi successivi alle emergenze. La difesa del territorio deve diventare una politica continuativa.

Spostare risorse dal Ponte alla protezione del territorio. Fermare il progetto del Ponte sullo Stretto e destinare una parte dei circa 13 miliardi previsti ad altre priorità, a cominciare dalla prevenzione del dissesto idrogeologico.

Mobilità sostenibile ed economia circolare. Sostenere entrambe come componenti della conversione ecologica e del cambiamento del modello di sviluppo.

Unire protezione e prevenzione. Considerare la sicurezza un diritto di tutti, soprattutto delle persone più fragili. Affiancare al contrasto dei reati politiche capaci di intervenire sulle condizioni di marginalità e abbandono.

Rafforzare gli organici e i presidi delle forze dell’ordine. Aumentare la presenza sul territorio ed evitare che le responsabilità dell’ordine pubblico vengano scaricate sui sindaci senza strumenti adeguati.

Più presidi sociali ed educativi. Potenziare il lavoro con il terzo settore e l’educativa di strada. Costruire le politiche di prevenzione attraverso il confronto con gli amministratori locali e con chi opera nei quartieri.

Recuperare gli spazi abbandonati. Investire nella rigenerazione urbana, migliorare l’illuminazione e restituire funzioni ai luoghi vuoti o degradati. La qualità degli spazi pubblici deve essere parte della politica della sicurezza.

Destinare alla polizia le risorse dei centri in Albania. Superare il progetto dei centri e utilizzare gli 800 milioni di euro per assumere più personale nelle forze di polizia.

Cambiare la Bossi-Fini. Modificare le disposizioni che producono irregolarità e affiancare al rispetto delle leggi una diversa capacità di governare gli ingressi. Aprire vie di accesso sicure, regolari e regolate.

Condividere l’accoglienza a livello europeo. Affermare il principio per cui chi entra in Italia entra nell’Unione europea. Ripartire le responsabilità tra gli stati membri, evitando che la collocazione geografica faccia ricadere l’accoglienza prevalentemente sui paesi di primo ingresso.

Contrastare gli squilibri del Patto europeo su migrazione e asilo. Riprendere la battaglia contro un sistema che aumenta gli oneri dei paesi di confine. Collegare i benefici dell’appartenenza all’Unione alla disponibilità a partecipare alla solidarietà europea.

“La sicurezza? Tempo di contrastare gli squilibri del Patto europeo su migrazione e asilo”

Portare la spesa sanitaria pubblica al 7 per cento del Pil. Rafforzare il Servizio sanitario nazionale e garantire che la possibilità di curarsi non dipenda dalle disponibilità economiche. Il finanziamento pubblico deve impedire che la carenza di personale e l’allungamento delle liste d’attesa spingano chi può permetterselo verso il privato e costringano gli altri a rinunciare alle cure.

Cinque miliardi aggiuntivi per assumere medici e infermieri. Intervenire subito sulla mancanza di personale negli ospedali e nei servizi sanitari. Le assunzioni devono essere una priorità del rafforzamento della sanità pubblica, insieme al cambiamento del modello di assistenza.

Una sanità più vicina alle persone. Spostare il baricentro dell’assistenza verso il territorio, aumentando i servizi di prossimità e sviluppando le Case della comunità e gli Ospedali di comunità. Il rilancio della sanità non deve riguardare soltanto le risorse, ma anche il modo in cui vengono organizzate e offerte le cure.

Più assistenza domiciliare e servizi per la non autosufficienza. Adeguare l’assistenza all’invecchiamento della popolazione, rafforzando le cure a domicilio e i servizi destinati alle persone non autosufficienti. La cura deve essere una responsabilità collettiva, non un compito lasciato esclusivamente alla persona malata o alla sua famiglia.

Investire nella salute mentale. Aumentare le risorse, rafforzare gli organici e garantire strutture adeguate anche nei territori che ne sono sprovvisti. Colmare la carenza di professionisti deve accompagnarsi alla costruzione di un’offerta di cura effettivamente accessibile.

Una scuola aperta a tutti. Garantire a ogni bambina e bambino lo stesso diritto a un’istruzione di qualità, senza separazioni fondate sulla cittadinanza o sull’origine. Contrastare l’introduzione di tetti agli alunni stranieri e fare della scuola il primo luogo di emancipazione sociale.

Edifici sicuri, più spazi e classi meno affollate. Realizzare un grande investimento nell’edilizia scolastica, mettendo in sicurezza gli edifici e ampliando gli spazi disponibili. Creare così le condizioni per ridurre il numero degli alunni per classe, anziché affrontare le difficoltà della scuola attraverso la separazione degli studenti.

Insegnanti e mediatori culturali. Prestare maggiore attenzione alle condizioni e alle retribuzioni degli insegnanti e aumentare la presenza dei mediatori culturali. L’inclusione deve essere sostenuta con personale e strumenti adeguati.

Tempo pieno e autonomia scolastica. Estendere il tempo pieno dove manca e contrastare il dimensionamento che sottrae autonomia agli istituti, soprattutto nei territori marginalizzati. La scuola deve contribuire a interrompere la trasmissione della povertà da una generazione all’altra.

Psicologi nelle scuole. Rafforzare il sostegno psicologico agli studenti, rispondendo alla domanda di ascolto e assistenza espressa dalle nuove generazioni.

Educazione all’affettività e alle differenze. Renderla obbligatoria, riconoscendo alla scuola un ruolo nella prevenzione del bullismo e della violenza di genere. La prevenzione deve accompagnare gli interventi legislativi e il contrasto ai comportamenti violenti.

Un diritto allo studio che comprenda i costi della frequenza. Rendere gratuiti i libri di testo anche alle scuole superiori e includere mense e trasporto scolastico nelle politiche per il diritto all’istruzione. Garantire una borsa di studio a tutti gli studenti idonei, eliminando la condizione degli idonei non beneficiari.

Difendere l’università pubblica. Contrastare i tagli ai finanziamenti e la riforma dei concorsi universitari. Rafforzare il ruolo dell’università nella formazione e nella produzione di conoscenza.

Dare stabilità alla ricerca. Ridurre la precarietà dei ricercatori e rendere più solide le prospettive di chi lavora nella ricerca. Considerare la conoscenza scientifica una condizione necessaria per governare la transizione ecologica e quella digitale.

“Educazione all’affettività e alle differenze. Renderla obbligatoria nelle scuole. Prevenzione della violenza di genere”

Una guida pubblica della trasformazione tecnologica. Non lasciare alle sole grandi aziende private la definizione delle regole e degli indirizzi dell’intelligenza artificiale. Governarne lo sviluppo per impedire che ricchezza, potere e conoscenza si concentrino ulteriormente in poche mani.

Redistribuire i benefici dell’AI. Utilizzare la tecnologia per migliorare la vita delle persone, i processi produttivi e il lavoro, facendo in modo che i vantaggi arrivino all’intera società. La regolazione pubblica deve accompagnare l’innovazione, non rinunciarvi.

Un centro europeo di ricerca. Mettere insieme le migliori competenze dei 27 paesi membri, superando la frammentazione degli sforzi nazionali.

Un modello europeo alternativo a quelli americano e cinese. Sviluppare un’intelligenza artificiale coerente con il modello sociale europeo, fondata sulla trasparenza e sul pieno rispetto dei diritti fondamentali.

Applicazioni nella pubblica amministrazione e nella sanità. Disporre di sistemi affidabili da utilizzare, tra l’altro, nel contrasto all’evasione fiscale e nel miglioramento dell’efficacia delle diagnosi.

Tenere insieme diritti sociali e diritti civili. Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di vivere in condizioni di uguaglianza. Contrastare le discriminazioni anche per le loro conseguenze nell’accesso al lavoro, nella possibilità di avviare un’impresa e nell’utilizzo dei servizi.

Riconoscere i figli delle coppie omogenitoriali. Colmare il vuoto normativo attraverso una disciplina nazionale, senza lasciare la tutela dei bambini alle sole iniziative dei sindaci.

Approvare il matrimonio egualitario. Estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso.

Una legge nazionale sul fine vita. Dare una risposta legislativa alla richiesta di regolazione della materia, affiancando e superando la frammentazione delle iniziative regionali.

Difendere la libertà di scelta delle donne. Tutelare l’interruzione volontaria di gravidanza e contrastare l’ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori.

Una legge sul consenso. Stabilire che un rapporto sessuale senza consenso costituisce violenza. Affiancare l’intervento legislativo all’educazione all’affettività e alla prevenzione.

Una giustizia più efficiente. Continuare a intervenire sui problemi di funzionamento della giustizia, senza considerare esaurito il tema dopo il contrasto alla riforma costituzionale del governo.

Difendere i pesi e contrappesi della Costituzione. Tutelare il ruolo del Parlamento, del presidente della Repubblica, della magistratura e degli organi di controllo. Contrastare l’indebolimento della Corte dei conti e la compressione delle prerogative parlamentari attraverso il ricorso continuo a decreti e voti di fiducia.

Contrastare il premierato. Opporsi alla concentrazione del potere e difendere l’equilibrio costituzionale tra le istituzioni.

Restituire agli elettori la scelta dei parlamentari. Reintrodurre le preferenze e contrastare i capilista bloccati. La rappresentanza non deve essere ridotta alla sola scelta di un capo.

Difendere la parità di genere. Garantire regole elettorali che tutelino la presenza delle donne e contrastare l’eliminazione delle disposizioni dirette a questo obiettivo.

Opporsi alle distorsioni della nuova legge elettorale. Contrastare il premio di maggioranza sproporzionato, l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio, la ridefinizione dei collegi esteri e l’aumento delle firme necessarie per presentare le liste. Difendere il pluralismo e la possibilità di partecipare alla competizione elettorale.

Una Rai indipendente dai partiti. Approvare la riforma del servizio pubblico presentata insieme alle altre opposizioni. Garantire autonomia dalla politica e attuare realmente il Media Freedom Act, tutelando il pluralismo dell’informazione.

Sostenere il cinema. Portare avanti l’intervento legislativo dedicato al settore e difendere il ruolo della cultura, contrastando l’occupazione politica delle sue istituzioni.

Rilanciare il multilateralismo. Difendere il diritto internazionale, la diplomazia, il dialogo e la cooperazione. Contrastare la sostituzione delle regole comuni con i rapporti di forza tra gli stati.

Restituire centralità alla vocazione europea dell’Italia. Rafforzare il ruolo internazionale del paese attraverso l’Unione europea e superare una posizione di subalternità a Trump, a partire da dazi, energia e spesa militare. L’Unione deve conservare la propria natura di progetto di pace ed esercitare un’iniziativa più incisiva.

Continuare a sostenere il popolo ucraino. Contrastare l’aggressione russa e lavorare per una pace giusta, che non coincida con la resa alle ragioni dell’aggressore.

Un negoziatore unico europeo per l’Ucraina. Nominare subito una figura incaricata di rappresentare l’iniziativa diplomatica dell’Unione. Non lasciare alle trattative tra Trump e Putin la definizione del futuro della sicurezza ucraina ed europea. Lavorare a una soluzione negoziale senza attendere l’esaurimento del conflitto sul campo.

Riconoscere lo stato di Palestina accanto a Israele. Fare del riconoscimento una premessa per costruire una pace duratura. Sanzionare le scelte del governo Netanyahu e superare una situazione nella quale la tregua non impedisce il proseguimento delle morti a Gaza.

Dare seguito alla sentenza sul caso Regeni. Chiedere all’Egitto la consegna alla giustizia dei condannati e il pagamento del risarcimento previsto. Difendere la dignità e i diritti dei cittadini italiani anche all’estero.

Superare l’unanimità nell’Unione europea. Eliminare i veti nazionali che impediscono decisioni comuni. Quando non esistono le condizioni per modificare i trattati, procedere con le cooperazioni rafforzate tra gli stati disponibili a una maggiore integrazione.

Proseguire gli investimenti comuni oltre il PNRR. Promuovere programmi europei sul modello del Next Generation EU, con l’ambizione di mobilitare risorse dell’ordine di 800 miliardi di euro ogni anno. Affrontare a livello europeo le sfide che i singoli paesi non possono sostenere da soli.

Investire nei beni comuni europei. Destinare le risorse condivise a infrastrutture, energia, sanità e intelligenza artificiale. Costruire un grande piano industriale e sociale europeo, accompagnato da un piano per l’innovazione.

Una difesa comune, non 27 riarmi separati. Sviluppare una capacità europea condivisa, distinta dalla corsa agli armamenti di singoli stati con eserciti scoordinati. Contrastare l’obiettivo della spesa militare al 5 per cento del Pil e attribuire priorità al rafforzamento dei servizi pubblici, a partire dalla sanità.

Rafforzare la capacità europea di contrastare i monopoli. Limitare la concentrazione del potere economico e utilizzare la dimensione dell’Unione per proteggere il modello sociale europeo.

Un modello di sviluppo che tenga insieme crescita e redistribuzione. Cambiare il modello neoliberista e collegare giustizia sociale, protezione ambientale, innovazione e investimenti. Redistribuire ricchezza, conoscenza, potere e tempo, rendendo più sicura la vita delle persone.

La Costituzione come riferimento del programma. Assumerne la piena attuazione, articolo per articolo, come impegno comune: lavoro dignitoso, uguaglianza, salute, istruzione, diritti e partecipazione democratica.

Un patto vincolante tra gli alleati e con gli elettori. Costruire un programma comune che non sia una semplice somma di proposte o un accordo tra sigle. Unire le misure concrete a una visione del futuro dell’Italia e dell’Europa.

Scrivere il programma attraverso la partecipazione. Coinvolgere cittadini, sindacati, imprese, terzo settore, associazioni, amministratori locali e nuove generazioni. Portare il confronto fuori dalle sole sedi dei partiti.

Prima il programma, poi la guida. Individuare una leadership che rappresenti l’intera alleanza, riconoscendo il peso elettorale delle diverse forze. In assenza di un accordo sul principio della guida al partito più votato, ricorrere alle primarie.

Governare con l’alleanza progressista, non con larghe intese. Presentarsi uniti alle elezioni e assumere la responsabilità del governo attraverso una vittoria della coalizione.


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