#Finsubito news – San Nicola Arcella, fari sui canoni


Comune San Nicola Arcella

SAN NICOLA ARCELLA (Cs) – Per i prossimi vent’anni, ogni lampione acceso a San Nicola Arcella potrebbe accompagnarsi a un impegno di spesa destinato a pesare sui bilanci di più amministrazioni. Rinnovare gli impianti è l’obiettivo dichiarato dal Comune. Prima di sottoscrivere la concessione, però, il revisore dei conti chiede di chiarire quanto costerà davvero l’operazione, quali rischi resteranno all’ente e se il contratto sarà compatibile con un risanamento finanziario che arriva fino al 2038.

È questo il nodo del project financing per la pubblica illuminazione di San Nicola Arcella, sul quale Pierdamiano Dima, organo di revisione economico-finanziaria, è intervenuto con il verbale n. 3 del 3 novembre 2026. Il documento segue la segnalazione inviata il 30 ottobre dall’ingegnere Filiberto Forestieri, che si è rivolto al revisore e al responsabile finanziario in qualità di cittadino residente.

La richiesta più rilevante riguarda la firma: il revisore prescrive di «non procedere alla stipula della convenzione né all’assunzione di obbligazioni definitive prima della conclusione delle verifiche contabili e finanziarie».

Non si tratta di un parere definitivo contrario né di un annullamento della gara. È un intervento istruttorio e di vigilanza che chiede documenti, risposte motivate e verifiche prima di perfezionare l’operazione.

Il progetto e le ragioni del Comune

La determinazione dell’Area tecnica n. 146 dell’8 ottobre 2026 approva l’aggiornamento del progetto di fattibilità e indice la gara. L’intervento riguarda gestione degli impianti, fornitura elettrica, adeguamento normativo ed efficientamento energetico; nell’oggetto compare anche la produzione di energia da impianti fotovoltaici su edifici e terreni pubblici.

L’amministrazione descrive una rete obsoleta, bisognosa di interventi complessivi, e dichiara di non disporre delle risorse umane, strumentali e finanziarie necessarie per provvedere autonomamente. Gli obiettivi indicati sono sicurezza, riduzione dei consumi e contenimento dell’inquinamento luminoso.

La determina ricostruisce anche la revisione dei costi: a fronte di una spesa annua rilevata di 116mila euro oltre IVA, il progetto aggiornato propone un canone di 101.800 euro oltre IVA. L’atto reca il parere favorevole di regolarità tecnica del responsabile Salvatore Francesco Adduci e quello contabile del responsabile finanziario Vincenzo Di Leone, con attestazione della copertura finanziaria.

Come si compone il canone ventennale

Il quadro economico suddivide il corrispettivo annuo in tre componenti: 32.200 euro per l’energia, 18.300 euro per manutenzione e gestione e 51.300 euro per l’ammortamento dei lavori iniziali. Il valore dei canoni su vent’anni è indicato in 2.036.000 euro, al netto dell’IVA.

Secondo la ricostruzione contenuta nella segnalazione di Forestieri, l’investimento previsto dal piano economico-finanziario ammonta a 698.080,35 euro e sarebbe finanziato interamente attraverso un mutuo del concessionario, remunerato tramite la componente fissa del canone.

Su questo passaggio è necessaria una distinzione: il revisore riprende tali dati ai fini dell’istruttoria, riservandone la verifica documentale, senza certificarne esattezza e completezza. Precisa inoltre che diversi elaborati progettuali sono stati esaminati nei limiti in cui risultano richiamati e descritti nella segnalazione.

Chi sopporta i rischi se qualcosa non funziona

La questione centrale riguarda la distribuzione dei rischi tra Comune e concessionario. Dima chiede di approfondire l’eventuale assenza o insufficienza di riduzioni automatiche del canone quando il servizio non è disponibile, le clausole di rimborso dell’investimento in caso di risoluzione e la copertura del debito del privato attraverso pagamenti fissi.

Tra gli aspetti da verificare figurano anche l’eventuale assenza di capitale proprio e la ripartizione del rischio legato al prezzo dell’energia e dei benefici prodotti dai risparmi.

Il punto, per il revisore, resta aperto: senza un’analisi tecnica motivata e sottoscritta dai responsabili competenti, «non è possibile concludere che l’operazione sia neutrale ai fini dell’indebitamento e della contabilità dell’Ente».

Il verbale, dunque, non accerta che il Comune stia contraendo un debito attraverso la concessione: chiede di verificare se la struttura concreta del contratto possa comportare tale qualificazione.

Il risanamento fino al 2038 e i conti da dimostrare

La durata ventennale del rapporto supera l’orizzonte del piano di riequilibrio 2019-2038. Per questo il revisore domanda una proiezione annuale degli oneri lungo tutta la concessione, con particolare evidenza degli esercizi successivi al 2038.

La verifica dovrà considerare anche scenari sfavorevoli: indicizzazioni, ritardi, contenziosi, recesso e indisponibilità del servizio. Il semplice confronto tra spesa attuale e canone proposto, osserva Dima, non basta a dimostrare la convenienza.

Occorrono consumi effettivamente fatturati, prezzi verificabili e un confronto con alternative realistiche, compreso l’appalto tradizionale. Viene inoltre richiesta una riconciliazione tra canoni, investimento e quadro economico, per escludere possibili duplicazioni nel conteggio dei lavori.

Nel complesso, il verbale elenca quindici voci di documentazione e attestazioni da acquisire. Chiede anche coerenza tra gli atti sulle garanzie e sulla decorrenza dei pagamenti, nonché di non corrispondere la quota legata all’investimento prima della realizzazione, verifica e collaudo delle opere, salvo una puntuale base normativa e contrattuale.

Forestieri: «L’amministrazione produca i documenti»

Forestieri distingue l’esigenza di rinnovare la rete dalla scelta dello strumento finanziario.

«Non contesto l’obiettivo di rinnovare l’illuminazione, che è necessario, e questo lo vedono pure i sassi», dichiara. La contestazione riguarda l’assunzione di un vincolo ventennale senza avere dimostrato, a suo giudizio, la compatibilità con il risanamento e la convenienza rispetto alle alternative.

«Contesto che un Comune che sta ancora ripianando il disavanzo fino al 2038 si impegni per vent’anni senza aver dimostrato che l’operazione è compatibile con il piano di riequilibrio e che è davvero conveniente per l’Ente rispetto alle alternative, a cominciare da un appalto tradizionale. È quello che ha chiesto l’organo di revisione. 

«Ora mi aspetto che l’amministrazione produca i documenti richiesti e che il Consiglio comunale ne discuta in trasparenza prima di qualsiasi firma», aggiunge.

Il revisore si riserva di esprimere un parere favorevole, favorevole con condizioni oppure non favorevole dopo l’esame del fascicolo completo.

La necessità di migliorare l’illuminazione trova spazio tanto nella determina quanto nelle dichiarazioni di Forestieri. Il passaggio ancora da chiarire è come realizzarla con un contratto sostenibile nel tempo: perché vent’anni di servizio significano anche vent’anni di risorse pubbliche da programmare e giustificare.


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