Negli ultimi cinque anni i Battery Energy Storage System (BESS) hanno registrato significativi progressi tecnologici. Ma il cambiamento più evidente è il passaggio da una fase dominata dall’innovazione delle batterie e dalla riduzione dei costi a una in cui diventano determinanti l’integrazione tecnologica, la flessibilità operativa, la stabilità della rete e la capacità di garantire rendimenti nel lungo periodo.
È quanto emerso dal confronto tra i relatori di un convegno tenutosi nell’ambito di Energyear e dedicato all’evoluzione della tecnologia BESS.
Dalle celle LFP ai container da 7 MWh
Pietro Peterlana (Jinko) ha quantificato la trasformazione avvenuta negli ultimi cinque anni, partendo dall’esperienza della propria azienda nel mercato dei sistemi di accumulo. Jinko ha fatto il suo ingresso in questo settore nel 2021, lanciando una prima linea di soluzioni basate sulla tecnologia al litio-ferro-fosfato (LFP), con container da 20 piedi e una capacità di 2-2,5 MWh.
Oggi, a parità di dimensioni, si è arrivati a circa 7 MWh, con una riduzione dei costi del 50% nell’arco di quattro-cinque anni. Come ha osservato Peterlana, l’economia di scala della tecnologia LFP «ha portato a un efficientamento di queste celle, a una densità energetica notevole dei sistemi dei container da 20 piedi, portando addirittura allo sviluppo di quattro generazioni di prodotti nel giro di 5 anni».
Parallelamente, si è investito molto nell’ottimizzazione dei container, per renderli più sicuri e bancabili. «Si vuole offrire sul mercato un prodotto che garantisca prima di tutto la sicurezza», uno dei temi fondamentali soprattutto nel contesto europeo, «e capace di garantire una durata di vita e un’operatività che superi anche i vent’anni», ha spiegato.
Accumulo di lunga durata: la sfida delle otto ore
Uno dei passaggi più interessanti del confronto ha riguardato due diversi orizzonti di innovazione: gli accumuli di lunga durata nel futuro prossimo e le batterie al sodio in una prospettiva più lontana.
Giorgio Guglielmino (HiTHIUM) ha illustrato lo sviluppo di prodotti in grado di garantire almeno otto ore di autonomia, per rispondere alle esigenze dei mercati che richiedono questa prestazione. La crescente incidenza delle fonti rinnovabili, soprattutto in Europa, rende infatti necessarie capacità di accumulo più prolungate.
«Abbiamo valori del 50-60% di energia e carico a regime che arriva dalle rinnovabili. Non bastano più 2-3 ore per riuscire a coprire con della stabilità la rete: servono autonomie ben più lunghe». È una necessità che, secondo Guglielmino, riguarda anche i data center per l’intelligenza artificiale: i loro carichi di lavoro possono generare profili di consumo dinamici, accentuando la richiesta di flessibilità e continuità energetica.
Batterie al sodio: le prospettive oltre il litio
Guardando più lontano, l’attenzione si concentra sulle batterie agli ioni di sodio. Questa tecnologia presenta potenziali vantaggi legati alla reperibilità della materia prima, a una minore esposizione alle oscillazioni dei prezzi e a un elevato numero di cicli di carica e scarica. Potrebbe quindi diventare competitiva rispetto al litio.
Sebbene la densità energetica sia ancora inferiore a quella delle batterie agli ioni di litio, con la nuova generazione di celle al sodio «si nota un valore di cella in rapida discesa rispetto al litio, quindi il punto di contatto potrebbe arrivare già tra qualche anno», ha osservato Guglielmino.
Tuttavia, il confronto tra i relatori ha evidenziato che tempi e modalità di questa transizione restano incerti. Nei prossimi 2-3 anni potrebbe quindi aumentare la diversificazione tecnologica, anziché affermarsi un unico nuovo standard.
Efficienza, sicurezza e bancabilità: cosa chiedono gli investitori
L’evoluzione delle celle LFP, le economie di scala e la riduzione dei prezzi delle materie prime hanno permesso di concentrare più energia negli stessi volumi, migliorando al tempo stesso la competitività economica degli impianti.
Emilio Manzoni (Sungrow) ha però introdotto una distinzione significativa: l’aumento della capacità dei container è il progresso più visibile, ma non necessariamente il più importante. Il salto qualitativo riguarda anche l’efficienza energetica, l’integrazione delle piattaforme, la sicurezza e la durata operativa. Il mercato, quindi, non acquista soltanto più MWh per container, ma sistemi progressivamente più sofisticati e affidabili.
Anche le richieste degli investitori sono cambiate: non cercano più soltanto prestazioni tecniche, ma garanzie sulla capacità del progetto di generare i ricavi attesi. Diventano centrali la sicurezza, la bancabilità del partner, la solidità finanziaria, la capacità esecutiva e la gestione dei rischi.
Manzoni ha posto particolare enfasi sull’esecuzione dei progetti e sulla qualità delle organizzazioni che li realizzano. Sul fronte della sicurezza ha richiamato una distinzione essenziale: non basta dichiarare che un sistema è sicuro; occorre valutare la sua capacità di prevenire, gestire e contenere eventuali anomalie, evitando la propagazione degli incidenti e riducendone le conseguenze.
Il ruolo del PCS e il sostegno dell’accumulo alla rete
Il Power Conversion System (PCS), pur rappresentando una quota relativamente contenuta dell’investimento complessivo in un BESS, sta acquisendo un’importanza strategica.
Come ha spiegato Kamil Leszczewski (Sineng Electric), fino a pochi anni fa il PCS era considerato soprattutto un dispositivo per convertire l’energia e gestire i flussi bidirezionali tra batteria e rete. Oggi questa visione è cambiata profondamente. La progressiva crescita delle fonti rinnovabili rispetto alla generazione tradizionale riduce infatti l’inerzia fornita dalle macchine sincrone e accresce le esigenze di stabilizzazione del sistema elettrico.
In questo contesto i PCS devono integrare funzionalità grid-forming, consentendo ai BESS di contribuire attivamente alla regolazione della tensione e della frequenza, rispondere rapidamente ai disturbi e sostenere la stabilità della rete.
Non si tratta soltanto di sviluppare nuovi algoritmi di controllo, ma anche di riprogettare l’elettronica di potenza, impiegando semiconduttori e componenti in grado di gestire sovraccarichi e condizioni transitorie.
Leszczewski ha posto attenzione sul rinnovato valore del PCS. Non è più un elemento accessorio rispetto alle batterie: diventa uno dei fattori principali per assicurare la compatibilità dei Battery Energy Storage System con le reti future e la capacità di fornire servizi di valore.
Cybersecurity, controlli e manutenzione a lungo termine
Dal convegno è emerso un altro aspetto determinante: i BESS sono ormai parte integrante delle infrastrutture elettriche critiche. Lo ha sottolineato Stefano Domenicali (Ingeteam), osservando che i Battery Energy Storage System oggi «sono parte dell’infrastruttura di rete e quindi devono integrarsi nel rispetto della cybersecurity».
Particolarmente importante è l’integrazione tra PCS e Power Plant Controller (PPC): non basta disporre di componenti tecnologicamente avanzati, ma è indispensabile che comunichino e reagiscano in modo coordinato.
I requisiti dei gestori di rete sono in continua evoluzione e diventano sempre più severi, richiedendo simulazioni dinamiche e verifiche approfondite prima della messa in servizio. Da qui uno dei messaggi più concreti dell’intervento: scegliere oggi una piattaforma meno costosa ma non aggiornabile può comportare rischi tecnici ed economici molto maggiori in futuro.
Domenicali ha inoltre sottolineato l’importanza di strutture locali di assistenza e manutenzione, capaci di garantire la continuità operativa dell’impianto nel corso degli anni.
Oltre il CAPEX: conta l’energia erogata nel tempo
Nell’evoluzione dei BESS cambia anche il parametro con cui si valutano gli investimenti: al CAPEX iniziale si affianca il costo dell’accumulo lungo l’intera vita utile. Lo ha spiegato Luca Roffi (Risen), sottolineando come il settore stia passando da una valutazione incentrata sul costo di investimento per kWh a un’analisi dell’energia effettivamente erogata e del relativo costo nell’arco della vita dell’impianto.
Roffi ha evidenziato che non esiste una configurazione standard ottimale per ogni progetto: i sistemi devono essere dimensionati e progettati in base alle caratteristiche dell’impianto e ai servizi energetici che dovranno offrire.
In quest’ottica cambia anche il ruolo dell’integratore, che non si limita ad assemblare componenti, ma seleziona e coordina tecnologie e partner in funzione delle esigenze specifiche di ciascun progetto.
Prospettive e linee direttrici dell’evoluzione dei Battery Energy Storage System
Dagli interventi emergono alcune direttrici che aiutano a comprendere l’evoluzione del mercato. Innanzitutto, il prezzo per MWh non è più sufficiente a valutare un BESS. La forte riduzione del costo delle batterie ha migliorato la competitività dei sistemi, ma oggi diventano determinanti l’efficienza, la degradazione, la manutenzione, la disponibilità operativa e la vita utile. Un prodotto meno costoso all’acquisto può risultare meno redditizio nell’arco di vent’anni.
Un altro punto riguarda il ruolo dei Battery Energy Storage System: stanno diventando veri e propri asset di rete, non solo di accumulo. Il grid-forming rappresenta uno dei cambiamenti tecnologici più profondi: con l’aumento delle rinnovabili, i BESS dovranno contribuire attivamente alla stabilità elettrica, rendendo PCS e sistemi di controllo sempre più strategici.
La durata dell’accumulo potrebbe diventare il prossimo terreno di competizione. Lo sviluppo di sistemi da 6-8 ore o più risponde alle esigenze delle reti con un’elevata penetrazione delle rinnovabili. Queste soluzioni non sostituiranno necessariamente le configurazioni da 2-4 ore: è plausibile una crescente differenziazione in base alle applicazioni e ai mercati.
Anche la modularità assume un ruolo centrale nella gestione della crescente complessità dei sistemi di accumulo. L’industria concentra sempre più energia nei container, ma aumenta parallelamente l’esigenza di componenti leggeri, sostituibili e riparabili. Il vantaggio competitivo potrebbe quindi spostarsi verso soluzioni più facili da trasportare, gestire e aggiornare.
Sicurezza e cybersecurity diventano requisiti imprescindibili, così come la flessibilità tecnologica. I BESS dovranno essere progettati per adattarsi a cambiamenti oggi non del tutto prevedibili: la possibilità di aggiornare i sistemi sarà essenziale per tutelare gli investimenti e preservare i ricavi nel tempo.
FAQ Battery Energy Storage System – BESS
Perché è importante accrescere i sistemi di accumulo?
L’accumulo energetico facilita l’integrazione delle rinnovabili e può contribuire a contenere e stabilizzare i prezzi dell’energia per i consumatori. Nel medio e lungo periodo aiuta inoltre a gestire le congestioni, a ridurre le limitazioni alla produzione da fonti rinnovabili e a contenere i costi di sviluppo della rete.
L’aumento della capacità di stoccaggio può ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Questo può contribuire a proteggere famiglie e imprese dagli aumenti dei prezzi dell’energia e a liberare risorse pubbliche per altri impieghi.
Da una stima della Commissione europea, entro il 2030 saranno necessari 200 GW di capacità di accumulo per soddisfare il fabbisogno del sistema energetico, rispetto ai circa 55 GW di capacità di accumulo installata all’inizio del 2026.
Quali sono i benefici apportati in particolare dai BESS?
I Battery Energy Storage System contribuiscono a rendere più flessibile la gestione dell’energia elettrica lungo la rete. Possono contenere i costi di generazione, livellare i profili di carico e limitare la necessità di alcuni costosi potenziamenti infrastrutturali.
Integrati con gli impianti rinnovabili, permettono di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso e utilizzarla quando serve, rendendo più programmabile la produzione e sostenendo la rete nelle ore di maggiore richiesta.
Quali sono le ultime decisioni dell’Unione Europea sui sistemi di accumulo?
Il 26 giugno 2026, a margine della riunione del Consiglio dei ministri dell’Energia, è stato firmato in Lussemburgo un accordo tripartito sullo stoccaggio dell’energia.
L’accordo coinvolge il settore pubblico, comprese le istituzioni finanziarie, gli sviluppatori di energie pulite e le industrie consumatrici di energia. L’obiettivo è accelerare nel breve termine la diffusione dei sistemi di accumulo, favorendo l’accesso a prezzi energetici competitivi per imprese e industrie.
L’accordo invita i Paesi firmatari dell’UE a presentare impegni concreti sui volumi di stoccaggio per il periodo 2026-2028, con l’intento di offrire un quadro chiaro e credibile dello sviluppo del settore e un segnale politico a sostegno della sua crescita.
La stessa Commissione europea fa sapere che 17 Paesi dell’UE hanno già presentato impegni in materia di accumulo energetico, espressi in potenza (MW) o capacità energetica (MWh) da installare. Altri cinque Paesi prevedono di fare altrettanto entro la fine del 2026.
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