Ieri, dopo le elezioni americane di mid term, le Borse sono schizzate verso l’alto: a Wall Street il Dow Jones è cresciuto del 3,03 per cento e Milano di oltre il due per cento. Tutti contenti. Ma è solo un’euforia passeggera o la realtà è destinata veramente a cambiare?
Un primo dato significativo, è rappresentato dall’andamento invece negativo registrato ieri dalle cryptovalute, che sembra confermare il trend di assestamento verso il basso.
Più che un sistema di pagamento, le crypto rappresentano un vero e proprio metodo di investimento caldeggiato dall’inquilino della Casa Bianca, ostile a qualsiasi tipo di regolamentazione. Al contrario della tendenza che va emergendo altrove, a cominciare dall’Europa.
Probabilmente, dunque, si tratta dell’inizio di una fase riflessiva destinata a produrre meno guadagni fantasmagorici ed una riconsiderazione dell’importanza del settore.
Il debito pubblico degli Stati Uniti difficilmente potrà abbandonare la strada di crescita che lo ha portato a superare i 40 triliardi di dollari, cioè circa il 125 per cento del Pil. Condizione difficile e non certo superabile in tempi brevi, che obbligherà il presidente della Fed, Kevin Warsh, a un bagno di sano realismo.
Per contrastare l’inflazione, infatti, dovrebbe aumentare i tassi, ma una simile decisione si rifletterebbe negativamente sul costo degli interessi sui Treasury Bond e sulla crescita dell’economia, oltre ad essere sgradito al presidente.
Per combattere l’inflazione potrebbe essere utile una revisione della politica dei dazi. Ma è difficile pronosticare una sostanziale inversione di tendenza, dato che i dazi sono stati venduti come uno strumento per la tutela delle imprese americane.
Certo, qualche limatura sarà inevitabile, soprattutto per i beni di più largo consumo, ma anche i democratici avevano costruito una rete di sicurezza per le industrie, l’Inflation Reduction Act di Biden nel 2022. Un sistema di protezione riccamente finanziato per ostacolare la concorrenza estera.
D’altra parte, non è escluso possa crearsi l’attesa di un ridimensionamento dei dazi e, di conseguenza, qualche cambiamento nelle prospettive di investimento.
I motivi
Uno dei motivi, se non il principale, della sconfitta repubblicana è stato il prezzo del carburante. Certo, se si risolvesse rapidamente la crisi mediorientale, il problema potrebbe assumere un’importanza minore.
Però, nonostante il diverso assetto politico del parlamento il potere di iniziativa militare rimane sempre una prerogativa del Presidente, quindi non si può escludere la possibilità di nuove azioni in quel quadrante.
Se ciò accadesse, sarebbe difficile ipotizzare un calo strutturale del costo del petrolio. In ogni caso, i danni causati fino a oggi dalla guerra sono tali da richiedere tempo per essere superati.
Le conseguenze più interessanti del nuovo quadro politico americano, riguardano il tema dell’intelligenza artificiale.
È nota l’assoluta contrarietà del presidente Trump a qualsiasi sua forma di regolamentazione e di controllo, perché considerata lo strumento principe per ottenere la sovranità tecnologica, e quindi anche strategica, sul resto del mondo e principalmente sulla Cina.
Ma, di fronte alla preoccupazione, che si sta ormai trasformando in aperta ostilità in molte parti del mondo ed anche in ampi settori degli Stati Uniti, nei confronti delle Big Tech, è assai probabile che il nuovo Congresso non si dimostri insensibile. E ciò per due ordini di motivi.
In primo luogo, per il timore che le macchine possano prevaricare sulle decisioni umane e provocare qualche disastro irrimediabile.
Secondariamente, perché la corsa alla IA, oltre a causare la furibonda reazione dei territori dove dovranno essere collocati i data center, sta provocando l’effetto, e siamo solo all’inizio, di prosciugare il risparmio disponibile nel mondo, per indirizzarlo allo sviluppo dei suoi sistemi.
Con la conseguenza di moltiplicare le difficoltà di finanziamento per tutte le altre imprese, ma soprattutto di creare delle zone grigie all’interno dei bilanci degli attuali monopolisti del settore e di quelli che vi si vanno affacciando.
Laddove, a fronte degli ingentissimi investimenti finanziari ottenuti dal mercato, anche grazie ai capitali ricavati dall’emissione di titoli azionari, non corrisponde altrettanta solidità nei conti e nelle prospettive di guadagno. Insomma, una situazione non molto lontana da quella che diede origine alla grande crisi finanziaria di inizio secolo.
Il nuovo parlamento, poi, è composto da una classe di politici più giovani, che conoscono l’intelligenza artificiale e la usa. E proprio grazie a questa condizione, sono in grado di recepire l’allarme che è stato lanciato dai loro coetanei che hanno assunto responsabilità in quel settore.
E anche per questo, al fine di fronteggiare questa rischiosa situazione, non è escluso che il potere legislativo si faccia promotore di iniziative di regolamentazione in materia. Iniziative, tuttavia, che, ragionevolmente, troveranno il veto presidenziale.
Ove ciò avvenisse, i mercati finanziari potrebbero essere costretti ad attraversare, tra Scilla e Cariddi, un percorso insidioso contraddistinto da un eccesso di volatilità, che non potrebbe non travolgere anche l’intero mercato, non solo americano.
Viceversa, chi opera nel mercato potrebbe considerare il prossimo biennio come l’occasione d’oro per speculare sui titoli tecnologici, nella consapevolezza che le elezioni presidenziali americane del 7 novembre 2028 potrebbero cambiare il quadro di riferimento.
In questo caso, l’Esecutivo potrebbe non intervenire, lasciando crescere la “bolla” a dismisura, per poi attribuire la responsabilità della sua esplosione a chi verrà dopo.
Si aprirebbe allora una insperata finestra di opportunità per chi si vuole arricchire rapidamente, a condizione però che sia in grado di scappare al momento giusto.
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