TARANTO – La crisi dell’ex Ilva rischia di travolgere non soltanto migliaia di lavoratori, ma l’intero sistema economico e produttivo della provincia di Taranto. È l’allarme lanciato dalle segreterie territoriali di UGL Metalmeccanici e UGL Chimici, che hanno deciso di rivolgersi direttamente a tutti i parlamentari ionici, chiedendo un’iniziativa politica unitaria per ottenere interventi strutturali a tutela dell’occupazione, delle imprese dell’indotto e delle famiglie.
Il documento è stato trasmesso ai deputati Vito De Palma, Dario Iaia, Giovanni Maiorano e Francesca Viggiano e ai senatori Vita Maria Nocco e Mario Turco, con l’obiettivo di sollecitare modifiche al provvedimento legislativo predisposto per fronteggiare l’emergenza industriale.
Al centro dell’iniziativa c’è il disegno di legge di conversione del decreto legge 16 ottobre 2026, n. 185, contenente misure urgenti per i lavoratori dell’ex Ilva, per le aziende dell’indotto e per il rilancio economico del territorio.
Secondo UGL, il testo attuale non offre garanzie sufficienti rispetto alla durata e alla gravità della crisi. Le disposizioni previste sarebbero inadeguate a sostenere il reddito dei lavoratori, proteggere le imprese maggiormente esposte e affrontare questioni previdenziali e sanitarie rimaste irrisolte negli anni.
Le richieste riprendono le proposte emendative che le organizzazioni sindacali avevano già illustrato il 27 ottobre, durante un’audizione davanti alle Commissioni riunite IX e X del Senato.
Cinque le direttrici sulle quali UGL chiede un intervento parlamentare, a partire dal rafforzamento degli ammortizzatori sociali.
Il sindacato propone di estendere la copertura della cassa integrazione dal 30 giugno 2027 al 31 dicembre 2028, prevedendo inoltre un meccanismo di proroga automatica fino al completamento del piano industriale.
Tra le richieste figura anche un’integrazione economica pari al 70% della retribuzione globale di fatto, accompagnata dal riconoscimento di contribuzione effettiva per i periodi lavorativi caratterizzati dall’esposizione a rischi specifici.
UGL sollecita inoltre il pagamento anticipato del trattamento entro la fine di ogni mese da parte del datore di lavoro, prevedendo un Fondo di Garanzia per sostenere le aziende dell’indotto che attraversano difficoltà di liquidità.
Particolarmente delicata è la situazione delle imprese che lavorano per il siderurgico, molte delle quali, secondo il sindacato, rischiano di non poter beneficiare delle misure previste dalla normativa.
La seconda proposta riguarda infatti l’eliminazione del requisito che impone alle aziende di realizzare almeno il 50% del proprio fatturato attraverso commesse dell’ex Ilva per accedere agli strumenti di sostegno.
Una soglia che, secondo UGL, escluderebbe il 90% delle imprese dell’indotto, lasciando senza adeguate tutele una parte consistente del tessuto produttivo.
Il sindacato chiede quindi di riconoscere la riduzione dell’attività lavorativa attraverso documentazione come il DURC, i contratti e le attestazioni dei committenti.
Un’altra richiesta riguarda il pagamento integrale dei crediti certi, liquidi ed esigibili vantati dalle aziende dell’indotto, attraverso un impegno diretto del Commissario straordinario.
UGL richiama l’attenzione sulle conseguenze del mancato saldo delle somme dovute da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
Secondo le organizzazioni sindacali, i ritardi nei pagamenti stanno mettendo numerose imprese nelle condizioni di non riuscire a sostenere stipendi, contributi previdenziali e obblighi fiscali.
Una situazione che potrebbe determinare una successione di crisi aziendali, fino a compromettere la sopravvivenza di una parte importante dell’economia locale.
Il rischio denunciato è quello di una progressiva desertificazione industriale, commerciale e demografica del territorio, con effetti destinati a estendersi ben oltre i confini dello stabilimento siderurgico.
Il terzo capitolo delle proposte riguarda il riconoscimento delle condizioni di lavoro particolarmente gravose.
UGL chiede che le attività svolte a ciclo continuo integrale negli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure vengano equiparate per legge ai lavori usuranti, consentendo ai dipendenti interessati di accedere anticipatamente alla pensione.
Il beneficio dovrebbe essere esteso anche ai lavoratori delle aziende dell’indotto stabilmente impegnati nelle medesime aree produttive, con il riconoscimento di contribuzione reale anziché figurativa.
La quarta richiesta affronta il problema dell’esposizione all’amianto, una questione che il sindacato considera ancora aperta sotto il profilo dei diritti previdenziali.
Le organizzazioni chiedono la riapertura dei termini previsti dalla legge 257 del 1992, con una rivalutazione contributiva pari a 1,5 per i periodi di esposizione, il ricalcolo delle posizioni INPS e INAIL e il versamento di contributi effettivi.
Le tutele dovrebbero riguardare sia i dipendenti diretti sia quelli dell’indotto che abbiano lavorato per almeno 6 mesi nei reparti censiti.
Il quinto intervento proposto riguarda invece un piano straordinario di esodo volontario e accompagnamento alla pensione.
UGL chiede di prevedere strumenti specifici per i lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici entro 5 anni dalla conclusione dell’amministrazione straordinaria.
Tra le misure indicate figurano un’indennità una tantum pari a 24 mensilità esenti da tassazione e un ponte contributivo effettivo fino a 7 anni per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti o esposti all’amianto.
La proposta attribuisce priorità ai dipendenti con più di 58 anni, alle persone con invalidità e a quelle affette da malattie professionali.
Accanto alla vertenza industriale e occupazionale, UGL denuncia anche le difficoltà dei lavoratori collocati in cassa integrazione nei rapporti con il sistema bancario.
Secondo il sindacato, molti dipendenti interessati dagli ammortizzatori sociali si troverebbero nell’impossibilità di ottenere prestiti o altre forme di finanziamento a causa della propria condizione lavorativa.
Per affrontare questa situazione viene chiesta l’istituzione di un Fondo di Garanzia per l’accesso al credito, destinato a tutelare chi subisce le conseguenze della crisi pur mantenendo un rapporto di lavoro.
Le proposte sono accompagnate da un appello rivolto all’intera rappresentanza parlamentare della provincia.
«Servono misure vere, non solo gestione dell’emergenza. Basta casacche, serve una proposta unica», è il messaggio politico e sindacale che accompagna il documento trasmesso ai 6 parlamentari.
UGL chiede di superare le appartenenze partitiche e le contrapposizioni politiche, anche in vista della campagna elettorale, per costruire una posizione condivisa sulle modifiche da apportare al decreto.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a una proposta congiunta e indivisibile di tutte le forze politiche territoriali, capace di rappresentare le esigenze dei lavoratori e delle aziende coinvolte nella crisi siderurgica.
Il sindacato teme infatti che, senza provvedimenti adeguati, le difficoltà dell’ex Ilva possano trasformarsi in una «bomba sociale che a breve scoppierà», coinvolgendo progressivamente l’intero sistema economico e finanziario tarantino, senza risparmiare le attività commerciali e gli altri settori produttivi.
Da qui la richiesta di trasformare quello che viene considerato un decreto prevalentemente orientato alla gestione dell’emergenza in uno strumento di protezione sociale e rilancio industriale.
La priorità, per UGL Metalmeccanici e UGL Chimici, è impedire che il peso della crisi ricada esclusivamente sui lavoratori e sulle imprese dell’indotto, riconoscendo al tempo stesso adeguate tutele previdenziali a chi ha trascorso anni in condizioni di particolare rischio per la salute.
La lettera ai parlamentari ionici rappresenta quindi un tentativo di portare la vertenza su un terreno di responsabilità politica condivisa.
L’appello conclusivo è a mettere da parte le divisioni e intervenire con urgenza, prima che le conseguenze della crisi industriale compromettano ulteriormente la tenuta occupazionale, economica e sociale della provincia di Taranto.
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