Il regime agevolato per i Paperoni esteri che si trasferiscono in Italia ha attirato molti super ricchi nel Paese, ma adesso il fisco tricolore corre al riparo per evitare la fuga di portafogli.
L’articolo 17 del ddl Bilancio 2027, come approvato dal consiglio dei ministri e bollinato dalla Ragioneria di Stato, prevede infatti una tassa sulle plusvalenze finanziarie per i Paperoni che lasciano il Paese. Non si parla di società o imprenditori, per i quali è già disciplinata l’uscita dai confini nazionali con patrimonio al seguito; ma di persone fisiche, privati che hanno un portafoglio da almeno 800mila euro.
Nello specifico, si tratta di un’imposta sui redditi di natura finanziaria che sono maturati durante il periodo della residenza fiscale in Italia: è necessario esser rimasti qui per almeno sei dei dieci anni antecedenti il trasferimento. L’aliquota è prevista al 26% e si applica sulle plusvalenze, ossia il guadagno tra il prezzo d’acquisto e il valore attuale dei titoli, anche se queste sono potenziali, ossia non sono state ancora realizzate attraverso la vendita dei titoli stessi. Di fatto, si tassa il guadagno non venduto perché, una volta all’estero, lo Stato non potrebbe più tassarlo. Quindi più che un prelievo è un lucchetto dove lo Stato si tiene la chiave.
Sono due, però, le condizioni previste dal governo nel ddl Bilancio 2027 affinché scatti la exit tax. Da un lato, il valore complessivo dei beni finanziari posseduti (fra cui, partecipazioni, titoli, strumenti finanziari) deve essere almeno pari a 800 mila euro. Da segnalare che nel caso dei titoli di Stato, la base imponibile è ridotta al 48,08% salvaguardando così la tassazione di favore al 12,5%. Dall’altro lato, il soggetto passivo deve essere stato residente in Italia per almeno sei dei dieci anni antecedenti al trasferimento della residenza.
La manovra prescrive, inoltre, che il pagamento vada fatto entro 180 giorni dal trasferimento della residenza fuori dall’Italia. Ma se il soggetto in questione va a risiedere in un Paese Ue o in un Paese che ha accordi di collaborazione fiscale con l’Erario tricolore, può richiedere il «differimento del versamento al momento della cessione dei beni, subordinatamente al versamento di un acconto pari al 50 per cento dell’imposta dovuta e alla contestuale prestazione di un’idonea garanzia». Quindi si paga subito la metà del dovuto e ci si impegna a saldare al momento in cui si vendono gli investimenti. Nel caso di trasferimento in Ue il differimento vale per 5 anni, verso un altro Paese con accordi di collaborazione per 10.
Se durante questi periodi di tempo non vengono ceduti i titoli, quindi non si concretizzano le plusvalenze, l’imposta non è più dovuta e quindi scatta la restituzione degli anticipi.
Anche per questo aspetto, la relazione tecnica della manovra, applica una serie di calcoli prudenziali. Il calcolo parte da un gettito potenziale dell’exit tax di 13,47 milioni di euro, arrivando, tra le possibile trattenute a titolo di acconto e l’ipotesi di dover restituire gli acconti non verificandosi la plusvalenza, a un gettito di 3,37 milioni nel 2027, che sale a 6,74 dal 2028 al 2031 per poi scendere di nuovo alla metà dal 2032.
Il regime agevolato per i Paperoni che si trasferiscono in Italia
Questa normativa si inserisce, quasi in controcorrente, in una cornice fiscale particolarmente attrattiva per i Paperoni, offerta dall’Italia. Si tratta di una flat tax a 300 mila euro per gli High Net Worth Individuals che trasferiscono la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni trascorsi all’estero negli ultimi dieci, sui redditi esteri. A cui si aggiunge una serie di esoneri e semplificazioni. Non hanno, ad esempio, gli obblighi di monitoraggio fiscale e dal pagamento dell’imposta sul valore degli immobili esteri e delle attività finanziarie estere. Il regime prevede inoltre l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni relativamente ai beni e ai diritti situati all’estero, limitatamente ai periodi d’imposta di efficacia del regime. Restano invece soggetti alla normale tassazione gli atti che riguardano beni e diritti esistenti sul territorio italiano.
Negli ultimi anni l’Italia è diventata sempre più attrattiva a livello globale come dimostrano i dati raccolti dallo studio studio «Towards Italy. L’Italia e l’attrazione di Hnwi, manager e talenti» redatto da Assonime. La platea dei beneficiari è infatti cresciuta in modo progressivo dall’introduzione della novità fiscale: tra il 2017 e il 2025 è passata da 94 a 2.468 soggetti. E si stima che il ritmo di crescita si confermerà da qui al 2040 al livello osservato nel 2025, pari a circa 500 nuovi beneficiari l’anno, toccando quindi quota 7.000 tra 15 anni.
Da questi grandi numeri deriva un impatto esistente e potenziale significativo per il sistema Paese. Partendo dal gettito generato dall’imposta sostitutiva sui redditi esteri dei neo residenti, si parla di 771 milioni di euro dal 2017 al 2025 (di cui 238 milioni solo nel 2025) e di 16,5 miliardi di flat tax complessivi fino al 2040.
Si somma poi, come impatto fiscale diretto, la tassazione ordinaria Irpef sui redditi di fonte italiana dichiarati dal 33,8% dei Paperoni neo-residenti nel Paese. Il gettito passerebbe dai 225 milioni raccolti dal 2017 (di cui circa 36 milioni nel 2025) ai 3,8 miliardi del 2040.
I Paperoni stranieri, inoltre, effettuano investimenti nel mercato immobiliare italiano. Tanto che 44,7% dei neo-residenti ha acquistato almeno un immobile per un prezzo medio stimato intorno ai 3,8 milioni, per un valore complessivo di 4,1 miliardi tra il 2017 e il 2025. A cui vanno aggiunti i 90 milioni di gettito sulle compravendite. E ancora: i super ricchi hanno versato tra i 4 e i 9 milioni di Imu all’anno e garantito all’erario italiano un gettito Iva sulle ristrutturazioni effettuate di 100 milioni.
Allargando lo sguardo al 2040, il valore degli acquisti immobiliari effettuati dai Paperoni toccherebbe quota 16,8 miliardi, con relativi 616 milioni di gettito sulle transazioni. Il gettito Imu ammonterebbe a un valore compreso tra 150 e 338 milioni e l’Iva sulle ristrutturazioni potrebbe raggiungere i 422 milioni. Ciò si tradurrebbe in un’impennata delle ricadute del regime forfettario per i super ricchi che si trasferiscono in Italia dai 5,3 miliardi di euro del 2025 a 38,4 miliardi nel 2040, grazie anche alle attese di un più che raddoppio del bacino dei beneficiari della flat tax nei prossimi 15 anni. Non resta che attendere la reazione al nuovo lucchetto fiscale pensato dall’Italia. (riproduzione riservata)
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