Il testo definitivo della manovra stringe ancora la rivalutazione sopra i 2.447 euro lordi. E con l’inflazione in salita, il risparmio per lo Stato può superare i 3 miliardi.
Il testo della legge di Bilancio 2027 inviato alla Camera rende più severo il taglio alla rivalutazione delle pensioni. Per gli assegni oltre quattro volte il minimo, cioè sopra 2.447,40 euro lordi al mese, le percentuali di adeguamento all’inflazione sono più basse di quelle della prima bozza. A perderci di più sono le pensioni tra quattro e sei volte il minimo. Ma nemmeno le pensioni minime tengono il passo dei prezzi: senza la maggiorazione temporanea che scade a fine 2026, nel 2027 saliranno solo dell’1,48%, poco più di metà del 2,8% di inflazione programmata. La relazione tecnicastima risparmi per 2,66 miliardi in tre anni, quasi la stessa cifra destinata al fondo per la flessibilità in uscita. Ma l’Istat indica un’inflazione già oltre il 5%, e il risparmio reale potrebbe superare i 3 miliardi. Nel testo ci sono anche la proroga dei bonus casa, un bonus mamme da 100 euro al mese, un voucher per i genitori autonomi e il rimborso del bollo per i van delle famiglie numerose.
Come funziona la rivalutazione nel testo definitivo?
La perequazione è l’aumento annuale delle pensioni in base al costo della vita. A gennaio l’Inps applica un aumento provvisorio, calcolato sull’inflazione prevista. L’anno successivo, quando l’Istat diffonde il dato definitivo, fa il conguaglio. Il Programma di finanza pubblica fissa l’inflazione programmata al 2,8%, sulla base dell’indice Foi di agosto.
Le pensioni fino a quattro volte il minimo avranno il 2,8% pieno. Sopra, la manovra riconosce solo una parte dell’inflazione, con percentuali che scendono al crescere dell’assegno:
- tra quattro e cinque volte il minimo, l’85%, cioè un aumento effettivo del 2,380%;
- tra cinque e sei volte, il 53%, cioè +1,484%;
- tra sei e otto volte, il 47%, cioè +1,316%;
- tra otto e dieci volte, il 37%, cioè +1,036%;
- oltre dieci volte, il 32%, cioè +0,896%.
Il meccanismo ricalca quello del 2023 ed è meno favorevole di quello in vigore oggi. Il sistema attuale funziona come l’Irpef: ogni percentuale si applica solo alla parte di pensione che cade nella fascia (100% fino a quattro volte il minimo, 90% tra quattro e cinque, 75% oltre). Con la manovra, invece, la percentuale ridotta si applica all’intero assegno in base alla fascia in cui si colloca.
Cosa è cambiato rispetto alla prima bozza?
Tra la bozza e il testo definitivo tutte le percentuali sono scese: dal 90 all’85% nella prima fascia, dal 60 al 53% nella seconda, dal 50 al 47% nella terza, dal 40 al 37% nella quarta, dal 35 al 32% nell’ultima. La stretta aggiuntiva pesa soprattutto sugli assegni tra quattro e sei volte il minimo.
Una pensione di 3.000 euro lordi al mese, con il sistema attuale, salirebbe di 82,46 euro. Con la manovra sale di 71,40 euro: la perdita è di 11,05 euro al mese. Con la bozza sarebbe stata di 6,85 euro.
Un assegno di 3.600 euro lordi perde 41,88 euro al mese rispetto al sistema attuale, contro i 34,82 previsti dalla bozza. Una pensione di 5.400 euro ne perde 77,16, contro 72,62.
In proporzione, l’ulteriore taglio pesa meno sugli importi più alti. Ma oltre dieci volte il minimo la rivalutazione si ferma comunque a meno dell’1%.
Perché anche le pensioni minime perdono potere d’acquisto?
Il testo definitivo non prevede alcuna rivalutazione extra per le pensioni pari o inferiori al minimo. Il trattamento minimo vale oggi, tecnicamente, 611,85 euro lordi al mese. Quello effettivamente pagato è di 619,80 euro, per effetto di un incremento straordinario temporaneo che si esaurisce nel 2026.
Applicando il 2,8% al minimo tecnico si arriva a 628,98 euro, che dovrebbe essere il minimo di riferimento nel 2027. Rispetto ai 619,80 euro pagati oggi, però, l’aumento è solo dell’1,48%. Senza ulteriori interventi, le pensioni minime crescerebbero di poco più della metà del costo della vita programmato.
Una vedova con la pensione minima riceve oggi 619,80 euro lordi al mese. Nel 2027, se il Parlamento non interviene, ne riceverà 628,98: 9,18 euro in più, a fronte di prezzi che, secondo le previsioni del Governo, crescono del 2,8%.
Cosa succede se l’inflazione supera il 2,8%?
Secondo la relazione tecnica, il taglio vale 885 milioni l’anno nei primi tre anni, 2,66 miliardi in tutto. Negli anni successivi il risparmio scende di poco, fino agli 801 milioni previsti per il 2036. Il taglio è infatti strutturale: una pensione rivalutata meno nel 2027 diventa la base di calcolo più bassa per tutti gli aumenti futuri.
Le stime si basano però sull’inflazione al 2,8%. La stima preliminare dell’Istat indica un’inflazione tendenziale del 5,4%, e quella già acquisita a ottobre è salita al 3,4%. Gli ultimi due mesi dell’anno potrebbero spingere ancora più in alto il dato annuale. Quando arriverà il conguaglio sul dato definitivo, il taglio, che si applica in percentuale sull’inflazione, produrrà risparmi maggiori di quelli previsti: si stima oltre 3 miliardi in tre anni.
A cosa servono i risparmi sulle pensioni?
Il taglio all’indicizzazione e il fondo per la flessibilità in uscita quasi coincidono: 2,66 miliardi da una parte, 2,55 miliardi dall’altra, cioè 850 milioni l’anno per tre anni. Il fondo servirà a finanziare forme di pensionamento anticipato, che saranno definite da un decreto attuativo. Tra le ipotesi c’è l’uscita a 64 anni con il ricalcolo contributivodell’assegno.
Il fondo, però, è a tempo, mentre il taglio alle rivalutazioni produce effetti per sempre. E se il decreto aprirà davvero al pensionamento anticipato, il suo costo diventerà strutturale e dipenderà da quante persone sceglieranno di uscire. La destinazione delle risorse resta ancora aperta.
Cosa cambia per i bonus casa?
L’aumento dal 50 al 65% della detrazione per la riqualificazione energetica non è nel testo inviato alla Camera. Potrà arrivare solo con gli emendamenti in Parlamento.
Il Ddl proroga per il 2027 la detrazione Irpef al 50% per le spese di recupero edilizio, riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico sulle abitazioni principali, e al 36% per gli altri immobili. Prorogato anche il bonus mobili: detrazione del 50% sugli acquisti di mobili per l’immobile ristrutturato, fino a una spesa massima di 5mila euro, senza distinzioni tra prima e seconda casa.
Chi riceve il nuovo bonus mamme da 100 euro?
Dal 2027 le lavoratrici madri con due o più figli e un reddito da lavoro non superiore a 40mila euro l’anno ricevono un’integrazione al reddito di 100 euro al mese, per ogni mese, o frazione di mese, in cui è in corso il rapporto di lavoro o l’attività autonoma. Contestualmente viene abrogato l’esonero contributivo parziale per le lavoratrici madri, oggi in vigore fino al 31 dicembre.
Una commessa con due figli e un reddito di 22mila euro viene assunta il 15 marzo 2027. Riceve il bonus per dieci mesi, marzo compreso, perché conta anche la frazione di mese: 1.000 euro nell’anno.
Come funziona il voucher da 500 euro per i genitori autonomi?
In via sperimentale dal 2027 al 2029, i genitori lavoratori autonomi iscritti all’Inps (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) e gli iscritti alla gestione separata possono ricevere fino a 500 euro al mese per pagare la baby-sittero i servizi per la prima infanzia, come il nido, al posto del congedo parentale. Il voucher si chiede al termine del congedo di maternità o paternità e copre al massimo tre mesi negli undici successivi. Se entrambi i genitori sono autonomi, spetta solo a uno dei due. Non conta ai fini dell’Isee per l’assegno unico. La dotazione è di 15 milioni l’anno.
Per le madri e i padri dipendenti, invece, la manovra interviene sul congedo parentale: i mesi pagati all’80% della retribuzione salgono da tre a quattro.
Una parrucchiera titolare di un salone finisce il congedo di maternità a settembre 2027. Nei mesi successivi iscrive il figlio al nido e chiede il voucher: può ottenere fino a 1.500 euro, 500 euro al mese per tre mesi.
Chi ottiene il rimborso del bollo auto per i van?
Dal 2027 le famiglie numerose che usano un monovolume o un van potranno farsi rimborsare il bollo anche oltre la soglia degli 80 kW. La misura si aggiunge all’esenzione per un’auto fino a 80 kW, che la manovra rende permanente.
Il contributo è pari alla tassa pagata, fino a 385,71 euro, e spetta ai nuclei con più di tre figli, di cui almeno uno minorenne. Vale per una sola auto omologata da sei a nove posti, a benzina o gasolio, anche ibrida, con una potenza fino a 133 kW. Lo eroga l’Inps e non conta ai fini dell’Isee. La relazione tecnica stima 47.553 famiglie beneficiarie.
C’è una condizione: chi ottiene il rimborso perde l’esenzione dal bollo sugli altri veicoli del nucleo.
Una famiglia con quattro figli, il più piccolo di dieci anni, possiede un van a sette posti da 110 kW, con un bollo di 320 euro, e una utilitaria da 55 kW esente. Se chiede il rimborso per il van riceve 320 euro, ma da quel momento deve pagare il bollo anche sull’utilitaria. Conviene fare il conto prima di presentare la domanda.
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