Assumere un giovane lavoratore in Italia comporta per una piccola impresa un costo che può superare gli 180 euro per ogni 100 euro netti ricevuti dal dipendente. È quanto emerge da una simulazione realizzata dalla CNA, che confronta il costo del lavoro giovanile in sei Paesi europei.
L’analisi prende in considerazione una piccola azienda con cinque addetti che assume a tempo indeterminato un 25enne single e senza figli, garantendogli uno stipendio netto annuo di 24mila euro.
Il risultato colloca l’Italia al primo posto, tra i Paesi esaminati, per il costo complessivo sostenuto dall’impresa.
Per assicurare al giovane 24mila euro netti all’anno, il datore di lavoro italiano deve sostenere una spesa stimata di circa 43.500 euro, considerando retribuzione, imposte, contributi previdenziali e trattamento di fine rapporto.
La CNA richiama così l’attenzione non soltanto sul peso del costo del lavoro, ma anche sulla difficoltà delle piccole imprese nel programmare assunzioni sostenibili nel lungo periodo.
Italia, Germania e Francia: quanto costa assumere un giovane
Il confronto internazionale mostra differenze significative tra i sistemi fiscali e contributivi.
A parità di retribuzione netta annua, l’Italia presenta il costo aziendale più elevato tra i sei Stati considerati.
| Paese | Costo aziendale per 24.000 euro netti annui | Costo per 100 euro netti |
|---|---|---|
| Italia | 43.500 € circa | Oltre 180 € |
| Germania | 42.800 € | 178 € |
| Portogallo | 41.100 € | 171 € |
| Spagna | 40.700 € | 170 € |
| Francia | 39.900 € | 166 € |
| Irlanda | 30.400 € | 127 € |
La differenza più marcata riguarda l’Irlanda, dove la spesa stimata per garantire lo stesso reddito netto è inferiore di circa 13.100 euro rispetto all’Italia.
Anche Francia, Spagna e Portogallo presentano costi più contenuti, mentre la Germania si colloca su valori relativamente vicini a quelli italiani.
Il confronto riguarda un profilo specifico e non rappresenta una graduatoria generale del costo del lavoro per tutte le categorie di dipendenti.
Bonus assunzioni, il costo cresce del 16% quando finiscono gli incentivi
Secondo la CNA, uno dei problemi principali del sistema italiano è rappresentato dalla durata limitata delle agevolazioni contributive.
La simulazione considera un’ipotesi di esonero contributivo pari a 6mila euro all’anno per i primi due anni di assunzione.
Durante il periodo agevolato, il costo per l’impresa scenderebbe da circa 43.500 a 37.500 euro annui.
Alla conclusione del beneficio, tuttavia, la spesa tornerebbe al livello ordinario.
L’aumento sarebbe di circa il 16%, pur mantenendo invariato lo stipendio netto del lavoratore.
Questo passaggio rischia di creare difficoltà soprattutto alle aziende di dimensioni ridotte, che devono pianificare il costo del personale sulla base di risorse economiche spesso limitate.
Il problema non riguarda quindi esclusivamente l’accesso al lavoro, ma anche la sostenibilità del rapporto negli anni successivi.
Oltre 200mila euro in cinque anni per un giovane dipendente
L’analisi della CNA prende in esame anche l’impatto economico di un’assunzione stabile su un periodo più lungo.
Mantenendo costante lo stipendio netto di 24mila euro all’anno e ipotizzando l’utilizzo completo dell’agevolazione biennale, il costo aziendale complessivo supera 200mila euro in cinque anni.
Nello stesso periodo, il lavoratore percepirebbe 120mila euro netti.
La differenza comprende il peso della fiscalità, della previdenza e delle altre componenti del costo del rapporto di lavoro.
Per le micro e piccole imprese, la prevedibilità di queste spese diventa un elemento determinante nella scelta di assumere nuovo personale e investire nella sua formazione.
La CNA sottolinea che un sistema basato su incentivi temporanei può favorire l’avvio di nuovi contratti, ma non garantisce necessariamente condizioni stabili nel medio periodo.
Francia e Portogallo, le alternative ai bonus temporanei
Lo studio analizza anche alcuni strumenti utilizzati negli altri Paesi europei per sostenere l’occupazione.
In Francia è previsto un meccanismo strutturale di riduzione dei contributi a carico dei datori di lavoro, con benefici decrescenti in funzione della retribuzione.
Il sistema si applica ai salari inferiori a tre volte il minimo previsto e può accompagnare il rapporto lavorativo anche dopo i primi anni.
La differenza rispetto a un incentivo limitato nel tempo consiste nella maggiore continuità della riduzione contributiva.
In Portogallo, invece, accanto alle misure di sostegno alle assunzioni opera il sistema IRS Jovem, che prevede agevolazioni fiscali personali per i giovani fino a 35 anni.
I benefici possono essere distribuiti su un periodo che arriva a dieci anni, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sui redditi dei lavoratori più giovani.
Si tratta di strumenti differenti, che intervengono rispettivamente sul costo aziendale e sulla tassazione personale.
Irlanda, contributi più contenuti e previdenza graduale
Il caso irlandese presenta caratteristiche particolarmente diverse da quelle italiane.
Nella simulazione della CNA, l’Irlanda registra il costo aziendale più basso, con circa 30.400 euro necessari per garantire al dipendente 24mila euro netti annui.
Un elemento rilevante è rappresentato dal livello relativamente contenuto della contribuzione ordinaria a carico dell’impresa nel profilo esaminato.
Il sistema previdenziale integrativo MyFutureFund prevede inoltre un’introduzione graduale dei versamenti, con aliquote destinate a crescere progressivamente.
Questo meccanismo consente di distribuire nel tempo parte degli oneri contributivi.
La CNA utilizza il confronto europeo per evidenziare come la struttura e la durata delle misure di sostegno possano influenzare le decisioni delle imprese.
CNA, Costantini chiede misure stabili per l’occupazione giovanile
A commentare i risultati è stato Dario Costantini, presidente nazionale della CNA, che ha sollecitato un cambiamento nelle politiche dedicate all’occupazione dei giovani.
Secondo Costantini, la continua introduzione di bonus con durata limitata può determinare oscillazioni importanti nei costi aziendali.
“È necessario superare la logica della continua successione di incentivi temporanei” ha dichiarato il presidente, sottolineando che queste misure possono favorire l’ingresso nel mercato del lavoro, ma generare difficoltà quando cessano.
Per l’associazione, le micro e piccole imprese hanno bisogno di condizioni economiche prevedibili, indispensabili per pianificare le assunzioni e valorizzare le competenze dei nuovi dipendenti.
La richiesta riguarda quindi interventi capaci di accompagnare il rapporto di lavoro nel tempo, evitando aumenti improvvisi degli oneri.
Occupazione giovanile, la sfida è rendere sostenibili i contratti stabili
Il confronto elaborato dalla CNA mette in evidenza una questione centrale per le politiche del lavoro.
Ridurre il costo iniziale di un’assunzione può incoraggiare le imprese ad assumere, ma non risolve necessariamente il problema della sostenibilità economica del contratto negli anni successivi.
Il passaggio da 37.500 a oltre 43.500 euro annui, nell’ipotesi analizzata, mostra quanto possa incidere la scadenza delle agevolazioni.
Per la CNA, il sostegno all’occupazione giovanile dovrebbe quindi concentrarsi maggiormente sulla stabilità delle condizioni fiscali e contributive.
“Non basta incentivare l’assunzione di un giovane, occorre rendere sostenibile anche la sua permanenza in azienda” ha concluso Costantini.
L’associazione propone così di valutare l’efficacia delle politiche occupazionali non soltanto attraverso il numero dei nuovi contratti, ma anche considerando la loro capacità di trasformarsi in rapporti di lavoro duraturi.
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