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La Commissione europea presenta la strategia per pesca e acquacoltura, che occupano oltre 200 mila persone nell’Unione. Tra le priorità, ammodernamento delle flotte, tracciabilità digitale entro il 2029 e regole più coerenti per gli allevamenti
Dare alle imprese un orizzonte sufficientemente stabile per investire, ridurre la dipendenza energetica e garantire un reddito alle comunità della pesca. La Commissione europea affida alla «Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura», presentata il 20 ottobre, una strategia che collega competitività economica e salute degli ecosistemi. Il perimetro comprende l’intera filiera: dalla produzione alla trasformazione, fino alla distribuzione e al consumo.
La base occupazionale supera le 200 mila persone nell’Unione, con quasi 124.500 addetti nella pesca e circa 76 mila nell’acquacoltura, ai quali si aggiungono i lavoratori delle attività a valle. La Commissione punta a rafforzare tanto l’offerta quanto la domanda di prodotti ittici europei, intervenendo sulle condizioni produttive, sull’accesso ai finanziamenti e sulla trasparenza del mercato.
Per il commissario alla Pesca e agli Oceani Costas Kadis, redditi equi e ambiente marino sano dipendono l’uno dall’altro. Il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto riconduce questa prospettiva alla prosperità delle comunità costiere: innovazione, resilienza e tutela delle risorse devono sostenere occupazione di qualità e valore economico nel lungo periodo.
Il primo passaggio industriale riguarda l’energia. Fino al 2030, la strategia concentra gli interventi sull’efficienza nell’uso delle risorse, sullo sviluppo di tecnologie e competenze e sull’impiego dei combustibili puliti disponibili. Dal 2030 l’attenzione si sposterà sulla diffusione su scala più ampia delle tecnologie a basse o zero emissioni, accompagnata da finanziamenti, infrastrutture e modernizzazione delle flotte.
È un percorso che investe anche le regole sulla capacità di pesca. La Commissione valuterà come distinguere meglio la capacità effettiva di cattura da quella destinata a finalità sociali o ambientali, per rispondere alle esigenze della transizione energetica e migliorare sicurezza e condizioni di lavoro a bordo. È inoltre previsto l’aggiornamento delle linee guida del 2014 sull’equilibrio fra capacità della flotta e possibilità di pesca. L’obiettivo è consentire agli Stati membri una gestione più adeguata delle flotte, accompagnando gli investimenti in imbarcazioni efficienti e sicure.
Sul fronte economico, la strategia comprende innovazione e diversificazione dei redditi, anche attraverso attività come il pescaturismo. Per l’acquacoltura, Bruxelles preparerà uno strumento legislativo e lavorerà con gli Stati membri a un quadro regolatorio più coerente, con l’intento di aumentare la certezza per le imprese e favorire gli investimenti.
La sostenibilità della produzione resta legata alla disponibilità delle risorse. La Commissione riconosce che l’obbligo di sbarco, che impone di portare a terra le catture delle specie soggette alla disciplina, non ha prodotto i risultati attesi nel monitoraggio delle catture indesiderate, soprattutto per le modalità di applicazione pratica. Per affrontare il problema saranno valutate innovazione tecnologica e attività di pesca pienamente documentate, anche attraverso un confronto dedicato con gli operatori. Una migliore conoscenza di quando e dove avvengono queste catture dovrebbe aiutare pescatori, ricercatori e autorità a individuare misure di prevenzione più efficaci.
La digitalizzazione attraversa anche il mercato. Entro il 2029, la Commissione intende promuovere la tracciabilità digitale di tutti i prodotti lungo la catena di approvvigionamento. La finalità è rafforzare trasparenza e fiducia, sostenere il valore commerciale delle produzioni e consentire ai consumatori scelte più informate. Il rafforzamento della domanda europea diventa così parte della politica industriale del settore, insieme alla continuità dell’approvvigionamento alimentare.
L’accesso al capitale costituisce un altro punto decisivo. Nel futuro bilancio europeo 2028-2034 è proposta una riserva minima di 2 miliardi di euro per le funzioni fondamentali della Politica comune della pesca, nell’ambito dei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali. Tra le destinazioni indicate figurano pesca e acquacoltura sostenibili e ripristino degli ecosistemi marini. Si tratta di una proposta finanziaria, alla quale la strategia affianca il sostegno del Fondo europeo per la competitività e misure per mobilitare investimenti privati.
La Commissione prevede inoltre interventi per la piccola pesca, anche attraverso il futuro Ocean Act, e un rafforzamento della ricerca. Il monitoraggio in tempo reale, anche mediante intelligenza artificiale, dovrà contribuire ad anticipare la disponibilità degli stock e a rendere più stretto il rapporto fra scienza, imprese e amministrazioni.
Il capitale umano completa il quadro. Sono previsti standard armonizzati di formazione e certificazione nell’Unione e, per il prossimo anno, una strategia per il ricambio generazionale nella blue economy. Il tema è attrarre giovani in attività che richiedono nuove competenze e offrire una prospettiva professionale coerente con la trasformazione produttiva.
La dimensione internazionale comprende il contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, il rafforzamento delle regole e una nuova generazione di accordi di partenariato per la pesca sostenibile. Bruxelles intende utilizzare le relazioni internazionali e il peso del mercato europeo per diversificare gli approvvigionamenti e proteggere la filiera dalla concorrenza sleale.
La Visione 2040, che dà attuazione al Patto europeo per gli oceani presentato nel giugno 2025, apre ora la fase delle scelte territoriali. La Commissione invita Stati membri e autorità nazionali e regionali a tradurne gli indirizzi in misure adeguate alle diverse realtà produttive: è in questo passaggio che finanziamenti, regole e infrastrutture dovranno incontrare le esigenze concrete delle imprese e delle comunità costiere.
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