#Finsubito news – Confartigianato Taranto, oltre la crisi ex Ilva: “Mancano 4.770 imprese artigiane”


L’associazione di categoria denuncia le fragilità del tessuto produttivo ionico e chiede agli enti un piano di interventi verificabile entro un mese. Paolillo: “La crisi siderurgica ha aggravato le debolezze, ma non le ha create”

La crisi dell’ex Ilva rischia di presentare a Taranto un conto pesantissimo. Ma, accanto alle conseguenze della vicenda siderurgica, c’è un altro bilancio da fare: quello delle imprese che non sono nate e del lavoro che non è stato creato. È da qui che parte l’analisi di Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, che richiama l’attenzione sulle fragilità strutturali dell’economia ionica e sulle responsabilità delle scelte locali.

“La nostra economia era fragile già prima del 2012. La crisi siderurgica ne ha aggravato le debolezze, non le ha inventate. Non possiamo attribuire alla fabbrica anche gli errori delle scelte locali”, afferma Paolillo in una nota.

I numeri elaborati da Confartigianato sui dati InfoCamere 2025 restituiscono un divario significativo. La provincia di Taranto conta 13,6 imprese artigiane attive ogni mille abitanti, contro le 19,1 di Brindisi, le 20,7 di Bari e le 22,3 di Lecce. Se il territorio ionico raggiungesse la stessa densità di imprese artigiane del Leccese, a parità di popolazione potrebbe contare circa 4.770 attività in più. Una stima teorica, precisa l’associazione, che non rappresenta una previsione di nuove aperture.

Un’elaborazione distinta sui dati INPS 2025, che comprendono anche soci e collaboratori familiari iscritti alla gestione artigiani, porta invece a oltre 5.500 posizioni teoriche aggiuntive, applicando alla popolazione tarantina la densità registrata nel Leccese. Ipotizzando, a titolo puramente illustrativo, un dipendente in più per ciascuna di queste posizioni, si arriverebbe a oltre 11mila persone complessivamente coinvolte. Non si tratta di posti di lavoro disponibili né di una previsione occupazionale, ma di una simulazione. Una dimensione che richiama, inevitabilmente, quella del lavoro legato alla grande industria.

Il ridimensionamento del tessuto economico emerge anche dall’andamento del commercio. Tra il 2012 e il 2025, a Taranto il numero delle attività di vendita, tra negozi e ambulanti, è diminuito del 23%. Una contrazione che interessa anche le altre province pugliesi: -22,6% a Brindisi, -29% a Bari e -18,2% a Lecce.

È un fenomeno diffuso, ma per Confartigianato impone una riflessione sulle condizioni in cui operano le attività di vicinato e sulle politiche adottate negli anni. “Abbiamo fatto abbastanza per evitare la chiusura di tante attività e creare le condizioni perché altre potessero nascere?”, è la domanda posta da Paolillo.

Secondo il segretario generale dell’associazione, per anni le scelte urbanistiche e commerciali hanno favorito l’espansione dei grandi poli di vendita senza garantire condizioni altrettanto favorevoli ai negozi di prossimità. Sono cambiati i consumi ed è cresciuto il commercio online, ma accessibilità, parcheggi e collegamenti dipendono anche dalle decisioni locali.

“A Taranto siamo arrivati al paradosso di rendere spesso più facile comprare altrove che raggiungere i negozi delle nostre strade”, sostiene Paolillo, che richiama anche il peso delle decisioni rinviate nel tempo. Tra i temi sollevati da Confartigianato c’è la realizzazione della BRT, il sistema di trasporto rapido su autobus. L’associazione teme che la modifica degli accessi e la riduzione dei posti auto, in assenza di alternative adeguate, possano aggravare le difficoltà delle attività lungo il percorso.

La richiesta è di intervenire subito nelle aree già interessate dai disagi, predisponendo soluzioni per la sosta breve, il carico e scarico delle merci e l’accessibilità ai negozi. “Un trasporto pubblico migliore deve conquistare i cittadini, non mettere in difficoltà chi vive e lavora lungo il percorso”, afferma Paolillo.

Per Confartigianato, il primo sostegno alle imprese consiste nel metterle nelle condizioni di lavorare. Servono accessi adeguati, parcheggi, locali e spazi produttivi utilizzabili, oltre a costi sostenibili e strumenti capaci di accompagnare chi investe. Tra le priorità indicate figurano il completamento del PUG, il Piano urbanistico generale, la revisione della programmazione commerciale sulla base di dati aggiornati e coerenti con la realtà cittadina, il recupero degli immobili pubblici e l’attuazione del Piano delle Coste.

Quest’ultimo, secondo l’associazione, potrebbe contribuire ad aprire nuove opportunità nei comparti del turismo, della nautica e dei servizi legati al mare. Sul fronte economico, Paolillo sollecita inoltre interventi su tributi, tariffe e incentivi, nei limiti consentiti, con particolare attenzione alle strade che stanno perdendo attività commerciali. “Non si può parlare di sviluppo senza rendere possibile fare impresa”, sottolinea il segretario generale.

La sfida, aggiunge, non è soltanto favorire nuove aperture, ma permettere alle aziende di consolidarsi, investire e durare nel tempo. Per farlo servono credito, formazione, accesso ai mercati e imprese solide, qualificate e regolarmente abilitate, anche di piccole dimensioni, capaci di collaborare e generare occupazione.

Artigianato, commercio, porto, nautica, cantieristica, pesca, mitilicoltura, turismo e servizi non devono restare settori separati, ma diventare parte di filiere collegate. Taranto, secondo Confartigianato, dispone già di competenze e risorse su cui costruire nuove prospettive, ma nessun grande investimento, da solo, potrà garantire un futuro a tutti.

Resta aperta la questione del futuro industriale. Tempi, impianti e livelli occupazionali dell’ex Ilva non sono ancora definiti, osserva Paolillo. Anche in uno scenario di decarbonizzazione, la siderurgia potrà continuare a rappresentare una componente dell’economia locale, ma non potrà essere l’unico riferimento per le prospettive di sviluppo.

La tutela dei lavoratori e dell’indotto resta indispensabile, ma la creazione di alternative economiche non può essere rinviata. “La crisi industriale durerà anni. Il resto dell’economia non può restare fermo”, è la posizione espressa dal rappresentante di Confartigianato.

Nel ragionamento dell’associazione rientra anche il tema dei nuovi investimenti e del loro impatto sul territorio. Richiamando la manifestazione del 17 ottobre sui temi della salute, del lavoro e della partecipazione, Paolillo sostiene che ogni progetto debba essere valutato anche per le possibili conseguenze sul porto, sulle imprese e sui cittadini. Da qui la contrarietà di Confartigianato all’ipotesi di un rigassificatore a Taranto, sia a terra sia galleggiante, e la richiesta al Comune e alla Regione di chiarire le rispettive posizioni.

L’ultima questione sollevata da Paolillo riguarda il rapporto tra i progetti annunciati per Taranto e quelli effettivamente realizzati. Le visioni per la città dei prossimi dieci anni, sostiene, non possono prescindere dalla verifica di quanto è stato promesso in passato: alcuni interventi sono stati portati a termine, altri sono rimasti sulla carta. “Prima di immaginare un altro futuro, dovremmo chiederci: che fine hanno fatto quelli che avevamo già immaginato?”, osserva il segretario generale di Confartigianato.

Per questo l’associazione chiede al Comune e agli altri enti competenti, ciascuno per le proprie responsabilità, di rendere pubblico entro un mese un quadro degli interventi: cosa è pronto, cosa è fermo, cosa deve essere corretto, chi deve intervenire e con quali scadenze.

Nel documento richiesto dovrebbero trovare spazio il PUG, il Piano delle Coste, la programmazione commerciale, i parcheggi, i tributi, gli incentivi, gli immobili pubblici e le aree produttive. L’obiettivo dichiarato è superare la fase degli annunci e arrivare a impegni verificabili. “Non un altro tavolo né un documento di buone intenzioni, ma decisioni e tempi verificabili”, afferma Paolillo.

Confartigianato annuncia che porterà le proposte delle imprese e seguirà l’attuazione degli interventi. La conclusione è un richiamo alla necessità di misurare lo sviluppo attraverso risultati concreti. “Di occasioni perdute ne abbiamo già contate abbastanza. Cominciamo a contare le imprese che aprono, quelle che crescono e le persone che trovano lavoro”.


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