Case popolari con problemi strutturali, famiglie preoccupate per la propria sicurezza e migliaia di appartamenti pubblici inutilizzabili mentre cresce l’emergenza abitativa. La protesta degli inquilini di via Pasubio a Rivoli si trasforma in uno scontro sulla gestione dell’edilizia residenziale pubblica. La CGIL Torino chiede le dimissioni del presidente di ATC Piemonte Centrale, Maurizio Pedrini, accusando i vertici dell’Agenzia di non aver garantito risposte adeguate alle necessità degli assegnatari e di aver perso importanti opportunità di finanziamento per il recupero degli immobili.
La richiesta arriva al termine del presidio organizzato venerdì 23 ottobre dalla CGIL e dal SUNIA Torino, insieme ai residenti delle case popolari di via Pasubio, dove da tempo vengono segnalate criticità legate alla manutenzione e alle condizioni degli edifici.
Alla mobilitazione hanno partecipato Igor Piotto, della segreteria della CGIL Torino, Roberta Cipriani, segretaria provinciale del SUNIA Torino, il sindaco di Rivoli Alessandro Errigo e la consigliera regionale Nadia Conticelli.
Al centro della protesta ci sono i tre condomìni dei civici 51, 53 e 55 di via Pasubio, nei quali vivono complessivamente 36 nuclei familiari, di cui 22 assegnatari ATC e 14 proprietari privati. Gli stabili sono da tempo oggetto di segnalazioni e verifiche tecniche per problemi che interessano anche i solai degli appartamenti.
La situazione ha alimentato un crescente clima di preoccupazione tra gli abitanti, che chiedono interventi risolutivi e garanzie sulla sicurezza delle proprie case.
Secondo quanto comunicato dall’Agenzia territoriale per la casa, tra luglio e il 7 ottobre sono state effettuate le prime verifiche sui solai, facendo emergere in alcuni appartamenti la necessità di rimuovere porzioni di intonaco deteriorato.
ATC sostiene di aver già avviato gli interventi di messa in sicurezza negli alloggi di propria competenza, invitando i proprietari privati a intervenire sulle parti di loro responsabilità. L’Agenzia attende inoltre gli esiti completi delle perizie sulla staticità degli edifici, dai quali dipenderanno le decisioni definitive.
Tra le possibilità resta anche quella di un trasferimento temporaneo o definitivo di alcuni residenti, qualora gli accertamenti tecnici dovessero renderlo necessario. Una soluzione che, al momento, non è stata ancora disposta.
Per la CGIL, tuttavia, quanto sta accadendo a Rivoli rappresenta soltanto una parte di un problema molto più ampio, che riguarda l’intero patrimonio di edilizia residenziale pubblica torinese.
Secondo i dati richiamati dal sindacato, nella città di Torino sarebbero circa 1.600 gli alloggi inagibili, un numero che salirebbe a 2.900 considerando l’intera area metropolitana. Appartamenti attualmente inutilizzabili proprio mentre numerose famiglie incontrano difficoltà sempre maggiori nell’accesso al mercato immobiliare.
Tra affitti economicamente insostenibili e condizioni di disagio sociale, la disponibilità di abitazioni pubbliche rappresenta una risorsa fondamentale. Ma una parte consistente di questo patrimonio, denuncia il sindacato, non può essere assegnata perché necessita di interventi di recupero e manutenzione.
«In una fase di emergenza abitativa, avere migliaia di appartamenti che non possono essere utilizzati significa rinunciare a una risorsa fondamentale. Anche considerando la complessità degli interventi necessari, il recupero di questi immobili potrebbe rappresentare una risposta concreta, seppure non sufficiente da sola, alla domanda di casa che arriva dal territorio», dichiara Igor Piotto.
La questione, secondo la CGIL, non riguarda soltanto lo stato di conservazione degli edifici, ma anche le scelte amministrative e la capacità di utilizzare le risorse disponibili.
Il sindacato punta infatti il dito contro il mancato accesso di ATC Torino a circa 50 milioni di euro di finanziamenti destinati alla riqualificazione del patrimonio abitativo.
La vicenda riguarda un programma nazionale finanziato attraverso risorse del PNRR e altri strumenti, per uno stanziamento complessivo di circa 1,381 miliardi di euro. Nell’ambito della procedura sono stati ammessi 124 progetti, ma quelli presentati da ATC Piemonte Centrale sono rimasti esclusi.
Secondo quanto emerso sulla gestione del bando, le candidature dell’Agenzia torinese sono arrivate quando le risorse disponibili erano ormai esaurite, pur nell’ambito dei termini previsti dalla procedura. Una circostanza che ha impedito l’accesso a finanziamenti potenzialmente destinati al recupero e all’efficientamento degli alloggi popolari.
Una mancata opportunità da circa 50 milioni di euro che la CGIL considera particolarmente grave alla luce delle condizioni in cui versa una parte del patrimonio abitativo pubblico.
Le critiche del sindacato si concentrano anche sull’indirizzo complessivo seguito dall’Agenzia nella gestione degli immobili.
«Nel caso di ATC non siamo di fronte a un ente privo di competenze: il problema è la direzione che viene data alla sua attività. Da anni denunciamo un’impostazione che sembra privilegiare la patrimonializzazione, anziché la risposta ai bisogni abitativi. Troppo spesso, di fronte a una necessità concreta, la soluzione prospettata è quella di chiedere alle persone di mettere risorse proprie per riscattare l’abitazione. Ma chi vive una condizione di difficoltà economica, spesso, quelle risorse non le ha. È proprio per questo che esiste l’edilizia residenziale pubblica», afferma Piotto.
Una posizione netta, che mette in discussione un modello di gestione ritenuto dal sindacato poco rispondente alle esigenze delle persone che non hanno la possibilità economica di acquistare o affittare una casa sul mercato privato.
Per la CGIL Torino, la priorità deve tornare a essere quella di garantire abitazioni dignitose, sicure e accessibili, attraverso un programma di manutenzioni, il recupero degli immobili inutilizzati e una strategia complessiva capace di affrontare la crescente domanda di alloggi pubblici.
Non si tratta, secondo il sindacato, di intervenire soltanto sulle singole emergenze, ma di costruire una politica abitativa che tenga insieme investimenti, responsabilità istituzionali e tutela delle famiglie più vulnerabili.
Una prospettiva che coinvolge direttamente il futuro dei condomìni di via Pasubio, dove gli abitanti continuano ad attendere risposte definitive sulle condizioni strutturali degli edifici e sull’eventuale necessità di lasciare temporaneamente o stabilmente le proprie abitazioni.
La richiesta di un cambiamento nella gestione dell’edilizia pubblica si traduce così in una precisa presa di posizione nei confronti della guida di ATC.
«Proprio per questo la gestione promossa da ATC non può più essere ritenuta minimamente accettabile: in un contesto tale, un cambio di direzione nell’edilizia residenziale pubblica può essere rappresentato soltanto dalle dimissioni del Presidente dell’ente», conclude Igor Piotto.
Una richiesta esplicita, che porta il confronto dal piano delle manutenzioni a quello delle responsabilità amministrative.
Da parte sua, ATC Piemonte Centrale, nelle comunicazioni relative agli edifici di via Pasubio, ha ribadito di seguire gli approfondimenti tecnici e di voler assumere le decisioni necessarie sulla base delle perizie, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza dei residenti e limitare i disagi.
Restano dunque due posizioni differenti: da una parte il sindacato e i residenti che chiedono interventi e un cambio di gestione, dall’altra l’Agenzia che richiama la necessità di completare gli accertamenti strutturali prima di definire il futuro degli edifici.
Nel mezzo ci sono le famiglie che abitano nelle case popolari e quelle che attendono un alloggio, in un territorio dove la difficoltà di accesso alla casa continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali.
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