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Le stime SITEB indicano una produzione di 34,8 milioni di tonnellate di conglomerato bituminoso, in aumento del 3,6%, e un valore della manutenzione stradale in crescita del 5,3%. Stabili 40mila occupati, mentre gli impianti salgono a 430. L’associazione lancia l’allarme sulla revisione dei prezzi negli appalti pubblici e chiede una maggiore applicazione dei criteri ambientali minimi
Il settore italiano delle pavimentazioni stradali si avvia a chiudere il 2026 con una crescita dei volumi produttivi e del valore delle attività di manutenzione, ma l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia rischia di compromettere la redditività delle imprese e la sostenibilità economica degli appalti pubblici. È il quadro che emerge dall’analisi semestrale di SITEB – Strade Italiane e Bitumi, presentata a Bologna il 7 ottobre in occasione dell’apertura di Asphaltica 2026, il salone dedicato alle tecnologie e alle infrastrutture stradali, promosso dall’associazione insieme a BolognaFiere. Secondo le prime stime, nel 2026 la produzione italiana di conglomerato bituminoso raggiungerà 34,8 milioni di tonnellate, contro i 33,6 milioni del 2025, registrando un incremento del 3,6%. Ancora più sostenuta la crescita del valore economico delle attività di produzione e posa in opera per la manutenzione stradale, destinato a raggiungere 4 miliardi di euro, rispetto ai 3,8 miliardi dell’anno precedente, con un aumento del 5,3%. Il settore conferma così una dinamica positiva, sostenuta dall’attività di manutenzione delle infrastrutture viarie, pur in un contesto caratterizzato da forti pressioni sui costi industriali.
Produzione a 34,8 milioni di tonnellate, aumentano gli impianti
La crescita prevista per il 2026 consolida il recupero rispetto ai livelli precedenti alla pandemia. Nel 2019 la produzione nazionale di conglomerato bituminoso si attestava a 30,1 milioni di tonnellate, mentre il valore della produzione e posa in opera per la manutenzione era pari a 2,26 miliardi di euro. Le stime per il 2026 indicano quindi un volume produttivo superiore di circa il 15,6% rispetto al 2019, mentre il valore economico del comparto risulta cresciuto di circa il 77% in termini nominali. Il confronto con il 2021 mostra invece una situazione differente: in quell’anno la produzione aveva raggiunto 37,6 milioni di tonnellate, un livello ancora superiore a quello previsto per il 2026. La crescita del fatturato settoriale, pertanto, non coincide necessariamente con un aumento proporzionale dei volumi realizzati e deve essere letta anche alla luce dell’evoluzione dei prezzi. Sul fronte occupazionale, SITEB stima una sostanziale stabilità, con 40mila addetti, lo stesso livello del 2025 e in aumento rispetto ai 32mila del 2019. Prosegue invece l’espansione della capacità produttiva. Gli impianti di produzione dell’asfalto salgono a 430, contro i 415 dello scorso anno e i 400 del 2024, con un incremento del 3,6% su base annua.
Bitume, prezzi da 420 a oltre 700 euro a tonnellata
La principale criticità per le imprese riguarda l’andamento dei costi industriali. Secondo SITEB, nei primi otto mesi del 2026 il prezzo del bitume è aumentato del 65-70%, passando mediamente da circa 420 euro a oltre 700 euro per tonnellata. Il bitume rappresenta una componente essenziale del conglomerato utilizzato per la realizzazione e la manutenzione delle pavimentazioni stradali. Le sue oscillazioni di prezzo si riflettono quindi direttamente sui costi di produzione. A questa pressione si aggiunge quella dei prodotti energetici, in particolare petrolio e gas, che incidono sia sul funzionamento degli impianti sia sulle attività di trasporto e movimentazione dei materiali. In Italia, secondo l’associazione, gli impianti per la produzione di asfalto sono alimentati per circa il 50% a gas metano e per il restante 50% a olio combustibile. L’effetto combinato dell’aumento delle materie prime e dell’energia determina un incremento dei costi operativi che, secondo gli operatori, non trova un corrispondente riconoscimento nei meccanismi di aggiornamento economico dei contratti.
Appalti pubblici, revisione prezzi giudicata insufficiente
Il problema assume particolare rilevanza nel mercato dei lavori pubblici, dove i contratti prevedono condizioni economiche definite e strumenti specifici per compensare le variazioni dei costi. SITEB richiama l’attenzione sul meccanismo TOL 5 – Tipologie omogenee di lavorazioni, utilizzato nell’ambito della revisione dei prezzi dei lavori pubblici e predisposto dall’Istat. Secondo l’associazione, il sistema non sarebbe in grado di rappresentare adeguatamente gli aumenti effettivamente sostenuti dalle imprese. A fronte di rincari del bitume che hanno raggiunto il 65-70%, le variazioni riconosciute attraverso il meccanismo si attesterebbero, secondo SITEB, nell’ordine del 3-4%. Le percentuali si riferiscono a grandezze differenti e non sono direttamente sovrapponibili: da un lato il prezzo di una singola materia prima, dall’altro l’aggiornamento relativo alle lavorazioni considerate nel loro complesso. La distanza tra i due valori è tuttavia indicata dagli operatori come un segnale delle difficoltà nel recuperare gli incrementi dei costi industriali. Il rischio, secondo l’associazione, è che questa situazione generi tensioni economiche nell’esecuzione dei contratti e renda più difficile garantire continuità e sostenibilità alle attività di manutenzione stradale.
Donghi: «A rischio la sostenibilità economica degli appalti»
«Il 2026 conferma la vitalità del comparto delle infrastrutture stradali, con una produzione di conglomerato bituminoso in crescita e un valore della produzione e posa in opera che raggiunge i 4 miliardi di euro», sottolinea Raffaella Donghi, presidente di SITEB. La crescita dell’attività produttiva, osserva Donghi, convive però con una situazione industriale complessa. «Le imprese stanno affrontando una forte crescita dei costi energetici, del trasporto e delle materie prime, con il bitume che ha registrato aumenti in alcuni casi pari anche al 70%». La presidente richiama quindi la necessità di intervenire sui sistemi di revisione dei prezzi per evitare che l’aumento dei costi si traduca in difficoltà nella realizzazione delle opere. «Il rischio è che, non riuscendo i meccanismi oggi disponibili per la revisione dei prezzi a intercettare la reale dinamica dei costi, si creino tensioni nella realizzazione delle opere pubbliche, mettendo sotto pressione la sostenibilità economica degli appalti».
CAM Strade, progressi sull’economia circolare ma applicazione ancora incompleta
Accanto alla questione economica, SITEB pone l’attenzione sull’attuazione dei Criteri ambientali minimi per le strade (CAM Strade), a quasi due anni dall’entrata in vigore del relativo decreto. Secondo l’associazione, il provvedimento ha contribuito a favorire l’adozione di tecnologie orientate al recupero e riutilizzo dei materiali, alla riduzione dei consumi energetici e al contenimento dell’impronta ambientale delle attività di costruzione e manutenzione. L’introduzione dei criteri ambientali rappresenta un passaggio importante per l’evoluzione industriale della filiera, chiamata a coniugare prestazioni tecniche, durabilità delle pavimentazioni ed efficienza nell’utilizzo delle risorse. L’applicazione delle disposizioni incontra tuttavia difficoltà operative. Secondo SITEB, numerosi enti proprietari delle strade, in particolare piccoli Comuni e Province, non avrebbero avuto a disposizione tempi, competenze e strumenti sufficienti per adeguarsi alle nuove prescrizioni. Di conseguenza, nonostante il carattere obbligatorio dei criteri, la loro applicazione risulterebbe ancora frequentemente disattesa.
Innovazione e manutenzione, la sfida della sostenibilità
Il tema dei CAM Strade si inserisce in una trasformazione più ampia del settore delle infrastrutture viarie, nella quale assumono crescente importanza il recupero dei materiali e le tecnologie capaci di ridurre i consumi energetici. Per SITEB, l’efficacia delle nuove disposizioni dipende anche dalla capacità delle amministrazioni pubbliche di programmare gli interventi e predisporre procedure coerenti con i requisiti ambientali. «Il CAM Strade rappresenta un’importante occasione per accelerare la trasformazione del settore, perché valorizza il recupero dei materiali, l’economia circolare e le tecnologie capaci di ridurre i consumi energetici e limitare l’impronta carbonica», afferma Donghi. La presidente sottolinea però la necessità di accompagnare gli obblighi normativi con competenze, strumenti operativi e una programmazione adeguata, soprattutto per gli enti locali di dimensioni minori. Allo stesso tempo, la sostenibilità ambientale deve procedere insieme a quella economica delle imprese, attraverso condizioni contrattuali che consentano di realizzare gli interventi mantenendo standard adeguati di qualità e durabilità.
Asphaltica 2026, la filiera delle infrastrutture si confronta a Bologna
Il confronto sui costi industriali e sulle prospettive della manutenzione stradale accompagna l’edizione 2026 di Asphaltica, manifestazione che riunisce a Bologna operatori, imprese e protagonisti della filiera delle infrastrutture viarie. I dati presentati da SITEB delineano un comparto che mantiene una capacità produttiva significativa, con 34,8 milioni di tonnellate di asfalto previste nel 2026, 4 miliardi di euro di valore delle attività e 40mila occupati. L’incremento dei volumi e degli impianti conferma la vitalità del settore, ma non elimina le criticità legate all’andamento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. La sfida per i prossimi mesi sarà quindi conciliare continuità degli investimenti nella manutenzione stradale, equilibrio economico degli appalti e applicazione delle nuove regole ambientali. Tre condizioni che, secondo SITEB, risultano decisive per garantire infrastrutture sicure e durature e consentire alle imprese di sostenere gli investimenti necessari all’innovazione del comparto.
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