PORTOFERRAIO – Superare la dipendenza dalla stagionalità turistica e costruire per l’Isola d’Elba e per l’intero Arcipelago Toscano una prospettiva di sviluppo economico e industriale di medio-lungo periodo. È l’obiettivo del dossier “Sviluppo industriale e rilancio economico dell’isola d’Elba e delle Isole Minori toscane”, elaborato da Confindustria Toscana Centro e Costa e presentato a Portoferraio nel corso di un incontro che ha riunito istituzioni, imprese ed esperti. Il documento parte da un dato di fondo: nonostante il riconoscimento costituzionale dello svantaggio legato all’insularità, l’economia dell’Elba continua a confrontarsi con criticità strutturali, dalla progressiva contrazione del comparto manifatturiero all’aumento dei costi di trasporto, fino alla difficoltà di trattenere i giovani e alla crescente dipendenza dal turismo stagionale.
Un’economia ancora troppo legata al turismo
Secondo l’analisi di Confindustria, le attività di alloggio e ristorazione rappresentano il 22% del tessuto imprenditoriale locale, mentre il manifatturiero si ferma al 4%. Nell’arco degli ultimi undici anni le imprese manifatturiere sono diminuite del 24,3% e il comparto occupa appena il 4,2% degli addetti isolani, contro una media del 10,3% nelle isole maggiori italiane. Il dossier individua tuttavia alcune filiere sulle quali costruire una strategia di rilancio. In particolare, cantieristica nautica, portualità, turismo nautico e manifattura possono rappresentare, secondo Confindustria, strumenti per diversificare l’economia, destagionalizzare i flussi turistici e creare occupazione qualificata durante tutto l’anno.
La sfida consiste quindi nel recuperare la tradizionale vocazione produttiva dell’isola, adattandola alle nuove esigenze di innovazione, sostenibilità e competitività.
Costi logistici e svantaggio insulare
Uno dei principali ostacoli individuati dal documento riguarda proprio la condizione geografica dell’Elba. La distanza dal continente comporta infatti maggiori costi logistici e difficoltà nella continuità territoriale, aggravate dalla carenza di manodopera specializzata. Secondo i dati contenuti nel dossier, i costi del trasporto marittimo sono aumentati del 7,6% nell’agosto 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un ulteriore impatto determinato dall’introduzione del sistema europeo ETS.
Per Confindustria, il riconoscimento dello svantaggio insulare deve quindi tradursi in strumenti economici e infrastrutturali capaci di compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese. “La reindustrializzazione della Toscana deve abbracciare tutti i territori e in questo senso l’Elba e l’Arcipelago Toscano non fanno eccezione”, ha sottolineato il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli.
L’insularità, ha aggiunto, non può essere considerata una condizione inevitabile o un vincolo insuperabile. Occorre invece riconoscere i costi, compresi quelli meno evidenti legati a infrastrutture inefficienti e regole non adeguate, per mettere le imprese nelle condizioni di investire, innovare e crescere.
ZES e credito d’imposta
Uno dei nodi evidenziati dal dossier riguarda la Zona Logistica Semplificata Toscana. L’inclusione di alcuni territori non è infatti accompagnata, secondo l’analisi, dalla possibilità per i Comuni elbani di accedere al credito d’imposta sugli investimenti previsto per le aree classificate come svantaggiate ai sensi della Carta degli Aiuti a finalità regionale. Il risultato, secondo Confindustria, è una situazione nella quale le imprese possono beneficiare delle semplificazioni amministrative, ma non degli strumenti fiscali destinati a sostenere gli investimenti.
Da qui la richiesta di intervenire sia a livello regionale sia nazionale.
Le proposte per rilanciare l’industria
Sul piano regionale, Confindustria propone la definizione di un Piano regionale di sviluppo industriale per le isole minori, con particolare attenzione a nautica, portualità, manifattura avanzata e logistica sostenibile. Tra le altre misure indicate figurano incentivi specifici per imprese industriali e start-up innovative dell’Elba, una quota mirata dei fondi FESR 2021-2027 per progetti industriali sostenibili, percorsi di formazione finanziati dal FSE+, interventi sulla logistica e sulla digitalizzazione dei servizi merci e una verifica della possibilità di modificare la Carta degli Aiuti 2022-2027 in vista della programmazione successiva.
Sul fronte nazionale la proposta è ancora più articolata. Confindustria chiede l’introduzione di un “Fattore Insulare Industriale”, con premialità nelle misure nazionali di incentivo, e l’estensione alle isole minori dei benefici della ZES Unica.
In alternativa, qualora l’estensione della ZES non fosse immediatamente percorribile, il dossier propone uno strumento specifico per compensare lo svantaggio insulare attraverso un pacchetto composto da credito d’imposta agli investimenti, semplificazione autorizzativa e sostegno ai costi di trasporto e di connettività energetica.
Laviosa: “Serve un’azione coordinata”
Sulla necessità di mettere a sistema le diverse politiche interviene Giovanni Laviosa, presidente della delegazione di Livorno di Confindustria Toscana Centro e Costa. “Serve un’azione coordinata su più livelli per valorizzare le vocazioni industriali dell’isola, a partire da settori chiave come la cantieristica nautica, la portualità e la logistica”, ha affermato.
Laviosa ha indicato nella formazione tecnica e nella qualificazione dei giovani uno degli elementi fondamentali della strategia, esprimendo inoltre apprezzamento per l’iniziativa annunciata dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani relativa a una legge speciale per l’Isola d’Elba e l’Arcipelago Toscano.
Il problema demografico
Accanto alle questioni economiche e infrastrutturali, il dossier pone l’accento sulla dimensione demografica. La popolazione residente nella fascia compresa tra i 25 e i 39 anni è in costante diminuzione, mentre la quota di giovani NEET tra i 15 e i 24 anni raggiunge il 15,6%, rispetto all’11,5% della media regionale. Il rischio individuato è quello di un progressivo impoverimento del capitale umano disponibile sull’isola, con effetti diretti sulla capacità delle imprese di reperire professionalità e sulla possibilità di costruire nuove attività produttive.
Per questo la strategia proposta lega strettamente industrializzazione e formazione, con percorsi rivolti ai giovani disoccupati e programmi di riqualificazione costruiti insieme alle imprese e orientati alle competenze tecniche richieste dal mercato.
Un’agenda condivisa per l’Arcipelago
La giornata di Portoferraio si è conclusa con la formalizzazione dell’adesione all’agenda industriale di Confindustria Toscana Centro e Costa da parte dei Comuni di Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Porto Azzurro e Portoferraio, insieme alle principali associazioni di categoria regionali e locali. L’obiettivo è ora trasformare il confronto in una vera e propria roadmap operativa attraverso la costituzione di un tavolo tematico dedicato allo sviluppo delle isole minori.
Tra i partecipanti all’incontro figurano, oltre a Baroncelli e Laviosa, l’assessora regionale Alessandra Nardini, il direttore IRPET Nicola Sciclone, Giacomo Buzzoni, Corrado Neri, il sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana Bernard Dika, Giuseppina De Lorenzo, Alessandro Gentini, Simone Morganti, il sindaco di Portoferraio Tiziano Nocentini, Enrico Sanna della Fondazione Sanlorenzo e Gian Piera Usai dell’ANCIM.
Il percorso delineato punta quindi a rafforzare le attività produttive, valorizzare l’economia del mare e creare nuove opportunità occupazionali, soprattutto per le giovani generazioni. Una strategia che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe consentire all’Elba di affiancare alla propria vocazione turistica una base industriale più diversificata e meno condizionata dalla stagionalità.
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