In Friuli Venezia Giulia quasi una pensione su due è sotto i 1.000 euro lordi. Il dato è emerso mercoledì 16 settembre 2026 durante una tavola rotonda sulle prospettive del sistema pensionistico, organizzata dallo Spi Cgil Fvg nell’ambito della XVI Festa regionale di Liberetà. Al confronto hanno partecipato il direttore regionale dell’Inps Marco De Sabata, il segretario generale Bressan, Natalino Giacomini per lo Spi regionale, Lorenzo Mazzoli della segreteria nazionale e il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga. A fotografare la situazione è stato Giacomini, che ha descritto un quadro segnato da “criticità profonde”: in Fvg circa il 45-46 per cento delle pensioni si colloca sotto i 1.000 euro lordi, una condizione aggravata dall’inflazione e da una rivalutazione degli assegni giudicata insufficiente. “I pensionati non sono un bancomat — è stato sottolineato — ma spesso sono diventati un ammortizzatore sociale”.
Il calo del potere d’acquisto
Sul tema della rivalutazione è intervenuto Bressan, secondo il quale da anni le pensioni subiscono un’erosione determinata anche dai meccanismi di indicizzazione. L’inflazione, ha osservato, non si misura soltanto con il carrello della spesa: “C’è anche il carrello della farmacia”. A pesare è anche il fiscal drag, che secondo i calcoli illustrati da Bressan ha determinato in tre anni una perdita di circa 708 euro su una pensione da 16 mila euro lordi. Per gli assegni più bassi, ha aggiunto, non basta parlare di recupero del potere d’acquisto: occorre discutere di un vero e proprio aumento della capacità di spesa.
Anche Mazzoli ha richiamato il tema della pressione fiscale. A parità di reddito lordo, ha osservato, il trattamento fiscale può produrre differenze significative tra pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi. Per una parte delle persone la scelta quotidiana rischia di diventare quella fra le spese sanitarie e il carrello della spesa.
Lo spettro delle pensioni povere
Il nodo pensionistico riguarda soprattutto il futuro. La combinazione fra invecchiamento della popolazione, calo demografico e diffusione del lavoro povero e precario mette sotto pressione il gettito contributivo. Piga ha evidenziato il peggioramento delle condizioni salariali rispetto agli anni della riforma Dini e il livello più basso dei redditi dei giovani di oggi. Salari bassi e carriere discontinue significano minori contributi versati e, domani, pensioni più basse. “Il lavoro è stato abbandonato dalla politica”, ha sostenuto Piga, indicando nella difesa dei redditi e nella questione salariale temi centrali anche per affrontare la questione previdenziale. In Fvg si arriva oggi a circa 70 pensionati ogni 100 lavoratori, un rapporto destinato a crescere. È il terreno sul quale, secondo lo Spi, rischia di incrinarsi il patto solidaristico tra generazioni. “A rischio c’è la tenuta del sistema a ripartizione, e sui pensionati di domani stiamo creando una vera e propria bomba a orologeria, fatto di assegni inferiori al minimo anche per chi lavora”. Paradossale, ha commentato Bressan, “che nonostante questi dati qualcuno parli con tanta insistenza di remigrazione, tanto più in una regione dove 14 mila imprese sono condotte da cittadini stranieri e dove senza dipendenti immigrati moltissime imprese sarebbero costrette a chiudere”.
Il bonus regionale: dal 2027 soglia a 1.000 euro netti
Tra le novità emerse dal confronto c’è quella relativa al bonus pensionistico della regione Friuli Venezia Giulia, portato a 450 euro annui. Dal 2027 la misura sarà ulteriormente estesa: la soglia di accesso, oggi collegata al trattamento minimo — circa 620 euro — verrà portata a 1.000 euro di reddito pensionistico netto. Nella nuova bozza di convenzione in fase di definizione, ha spiegato Giacomini, il riferimento viene precisato come importo netto e non lordo. Lo Spi giudica positivamente l’estensione del provvedimento, pur definendolo un «tampone» utile ma non sufficiente, e ricordando come sia rimasta inascoltata la richiesta di un innalzamento della soglia Isee. Il bonus viene erogato in automatico a chi è in possesso dei requisiti, senza bisogno di presentare domanda, ma è indispensabile essere in possesso dell’Isee.
Previdenza complementare e lavori usuranti
De Sabata ha sottolineato che il tasso di sostituzione — il rapporto tra l’ultimo reddito da lavoro e l’importo della pensione — con il sistema contributivo può arrivare al massimo al 70 per cento, ma essere anche molto inferiore in presenza di redditi bassi e lavoro discontinuo, un problema che riguarda soprattutto i giovani e le donne. Da qui, per il direttore regionale dell’Inps, la necessità di una maggiore educazione previdenziale e della conoscenza degli strumenti di previdenza complementare. De Sabata ha inoltre richiamato il tema della legalità fiscale e contributiva, sottolineando la necessità di aumentare la base contributiva e di contrastare il lavoro irregolare e l’evasione. Mazzoli ha invitato a interrogarsi sull’equità di un sistema che tratta allo stesso modo percorsi lavorativi profondamente differenti per condizioni e usura. Sulla previdenza complementare, ha ricordato che i lavoratori iscritti a un fondo pensione sono solo 4,5 milioni, praticamente 1 su 4, e solo il 21 per cento degli aderenti sono giovani.
Non autosufficienza, il Fvg come laboratorio
La tavola rotonda ha affrontato anche il tema della non autosufficienza, che secondo le stime dell’Inps riguarda in Italia circa 4 milioni di persone, con un impatto che coinvolge circa 10 milioni considerando anche i familiari. “I disabili non devono essere considerati un peso — ha detto De Sabata — ma una risorsa, sostenendo loro e le famiglie nell’accesso al welfare e anche attraverso un potenziamento degli strumenti normativi che favoriscono il loro accesso al mercato del lavoro”. In Fvg è attivo da quest’anno a Monfalcone il primo centro medico-legale interprovinciale dell’Inps, un’esperienza che punta a ridurre i disagi per gli utenti. Tra i nodi aperti anche il costo del certificato medico introduttivo per l’accertamento della disabilità, spesso ingente. L’obiettivo, ha spiegato De Sabata, è semplificare gli accertamenti e ridurre l’impatto delle procedure sui nuclei familiari. La discussione avviata dall’Inps con le rappresentanze dei pensionati e i patronati, secondo il direttore, può contribuire a fare del Friuli Venezia Giulia un laboratorio avanzato sulle politiche per la non autosufficienza.
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