Permesso di costruire in sanatoria e ordine di demolizione | Articoli


La Cassazione chiarisce che il permesso di costruire in sanatoria ottenuto dopo una condanna definitiva per abuso edilizio non comporta automaticamente la revoca dell’ordine giudiziario di demolizione. Infatti, nel caso di specie di un fabbricato in cemento armato realizzato al posto di una costruzione in tufo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

L’articolo si focalizza su una sentenza relativa ad un abuso edilizio riguardante un fabbricato realizzato in cemento armato al posto di una precedente costruzione in tufo. Il proprietario era stato condannato nel 2007, con ordine giudiziario di demolizione divenuto definitivo nel 2009 e dopo aver ottenuto un permesso di costruire in sanatoria, chiede di revocare sia la condanna sia la demolizione.
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso precisando che la sanatoria ottenuta successivamente ad una condanna non cancella – automaticamente – una sentenza penale ormai definitiva.


Il fabbricato in cemento armato al posto di quello in tufo

Un permesso di costruire in sanatoria edilizia produce automaticamente effetti su una sentenza penale ormai definitiva e sull’ordine di demolizione che ne costituisce parte integrante?
Tale tema viene affrontato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.31898/2026 dove la vicenda tratta un fabbricato realizzato in cemento armato al posto di una precedente costruzione in tufo, in difformità dalla pratica edilizia del 2002. Per l’opera, il proprietario fu condannato nel 2007 per abuso edilizio, con ordine di demolizione divenuto definitivo nel 2009. Successivamente ottenne un permesso di costruire in sanatoria e, in un secondo procedimento, fu prosciolto nel 2010 per intervenuto rilascio del permesso in sanatoria. Da qui la richiesta di eliminare anche la precedente condanna e l’ordine di demolizione.

Il permesso di costruire in sanatoria non cancella una condanna definitiva

Per la Suprema Corte però il ragionamento del ricorrente non regge infatti viene chiarito che “(…) il permesso a costruire in sanatoria, che non è stato prodotto nel giudizio di legittimità ai fini dell’autosufficienza del ricorso, è intervenuto dopo il 20 ottobre 2009 allorché il Giudice ha impartito l’ordine di demolizione, integrando il dispositivo di condanna irrevocabile, ma prima della seconda sentenza di proscioglimento, e quindi non è utilmente valutabile in questa sede con il rimedio previsto dall’art. 669 cod. proc. pen., per il limite posto dal comma 8. Il ricorrente ha evidenziato, poi, una contraddittorietà nella stessa ordinanza impugnata che ha rigettato l’istanza di revoca dell’ordine di demolizione nonostante abbia dato atto, da un lato, che l’istanza per il permesso in sanatoria era stata presentata in data 23 maggio 2003 e, dall’altro, che l’ordine di demolizione era stato notificato il 26 marzo 2004. Suggestivamente ha, inoltre, osservato che, a voler seguire il ragionamento del Giudice, si sarebbe dovuta chiedere la sanatoria solo (o anche) dopo che il Comune aveva emesso l’ordine di demolizione. (…) È certo che il Comune ha ordinato la demolizione in relazione all’istanza di rilascio del permesso in sanatoria, come rappresentato dallo stesso ricorrente a pag. 4 dell’istanza depositata per l’incidente di esecuzione. Sta di fatto che il Giudice ha ritenuto il difetto di legittimazione ad agire del ricorrente a fronte della perdita del bene abusivo, acquisito dal Comune nei novanta giorni dall’ordine di demolizione ineseguito (…) e che il ricorrente non si è confrontato con tale parte della motivazione.”

Il permesso di costruire in sanatoria, nel caso esaminato, non ha consentito di revocare l’ordine penale di demolizione, perché è intervenuto dopo la condanna divenuta definitiva e il ragionamento del ricorrente non consente di rimettere in discussione quella decisione sulla base di un fatto successivo. Infatti, il giudice aveva rilevato che l’immobile era stato acquisito dal Comune e che il ricorrente aveva quindi perso la legittimazione ad agire, punto non contestato.
Inoltre, nel caso di specie la presunta contraddizione tra domanda di sanatoria e ordine comunale di demolizione non può essere verificata infatti il ricorrente non aveva allegato né la domanda, né l’ordine comunale, né il permesso in sanatoria.

In sintesi…

Ottenere un permesso di costruire in sanatoria non equivale sempre a cancellare le conseguenze di un abuso edilizio già accertato in sede penale, soprattutto se si è persa la titolarità del bene e quindi la possibilità di richiedere la sanatoria stessa.

Scarica la sentenza in allegato

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FAQ Tecniche: Permesso di costruire in sanatoria e ordine di demolizione penale | Ingenio

Che cos’è un permesso di costruire in sanatoria?
È il provvedimento che può regolarizzare opere eseguite senza permesso o in difformità, quando ricorrano le condizioni stabilite dalla legge. Nel sistema del d.P.R. 380/2001 l’accertamento di conformità è disciplinato dall’art. 36. Va distinto dal condono edilizio straordinario. [Verificare specifica tecnica/norma]

Il rilascio della sanatoria elimina sempre l’ordine giudiziario di demolizione?
No. La sentenza evidenzia che il rilascio successivo del titolo non produce una revoca automatica dell’ordine inserito in una condanna penale irrevocabile. Occorre valutare cronologia, contenuto del titolo e specifico rimedio processuale attivato.

Qual è la differenza tra ordine amministrativo e ordine giudiziario di demolizione?
L’ordine amministrativo è adottato dall’amministrazione nell’esercizio della vigilanza edilizia; quello giudiziario consegue alla sentenza penale di condanna per reato edilizio. Hanno presupposti e percorsi di impugnazione distinti, pur potendo riguardare il medesimo manufatto.

Perché l’acquisizione del bene al Comune è determinante?

Nel caso esaminato, il giudice dell’esecuzione aveva rilevato la perdita della legittimazione del ricorrente dopo l’acquisizione del bene abusivo. La Cassazione ha considerato decisivo il mancato confronto del ricorso con questo argomento. L’acquisizione è collegata all’inottemperanza all’ordine amministrativo nei termini di legge.

Quali verifiche deve svolgere il tecnico prima di presentare una pratica di sanatoria?

Occorre ricostruire con precisione lo stato legittimo, l’epoca dell’abuso, il titolo originario, la disciplina urbanistica applicabile e l’eventuale presenza di ordinanze o procedimenti penali. Va inoltre verificata la titolarità del richiedente sul bene e la documentazione disponibile.

Quali documenti non devono mancare in un procedimento di questo tipo?

Sono essenziali domanda di sanatoria, provvedimento comunale, titolo rilasciato, atti relativi all’ordine di demolizione e documentazione sulla proprietà o sull’acquisizione. Nel caso trattato, la mancata allegazione di documenti decisivi ha impedito la verifica della dedotta contraddizione.

Qual è l’errore principale da evitare?

Non bisogna ritenere che una sanatoria successiva cancelli, di per sé, ogni conseguenza amministrativa e penale dell’abuso. Prima di agire occorre verificare se la decisione sia definitiva, se il bene sia ancora nella disponibilità dell’interessato e quale strumento processuale sia concretamente utilizzabile.


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