“Dotare la Regione Umbria di un quadro normativo moderno e organico che, superando la legge 11/2009 e allineando l’ordinamento regionale alle recenti disposizioni comunitarie, garantisca gli strumenti necessari per raggiungere i nuovi obiettivi stabiliti a livello europeo e nazionale”: lo ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, stamani, in Seconda commissione per illustrare il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale che detta “Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell’economia circolare e della bonifica delle aree inquinate”.
Come ha spiegato in apertura la presidente della commissione, Letizia Michelini, il Ddl in questione si incardina all’interno di un percorso di lavoro che vedrà una fase partecipativa con specifiche audizioni, sin dalla prossima settimana, che interesseranno anche il Piano regionale dei rifiuti di cui l’atto in discussione oggi rappresenta una sostanziale cornice.
Il Piano rappresenta lo strumento di programmazione concreto che ci darà una panoramica completa dell’applicazione diretta rispetto all’impiantistica della nostra regione”.
De Luca, nell’illustrare dettagliatamente il documento legislativo – riferisce un comunicato della Regione – ha tenuto a sottolineare come il documento in esame tragga origine dall’aggiornamento e dalla rielaborazione del testo proposto dalla precedente legislatura, con “l’obiettivo di preservare e valorizzare il percorso di ascolto e sintesi svolto con la comunità regionale”.
Per questo, l’assessore ha ringraziato l’ex consigliere regionale Daniele Carissimi poiché – ha sottolineato – ” fu proprio lui a costruire l’impalcatura di questa legge.
L’obiettivo è improntare una riforma legislativa fondamentalmente centrata sull’attuale quadro europeo rispetto all’economia circolare. Quindi – ha spiegato – si tratta della costruzione di un’architettura che definisce le competenze, gli strumenti di pianificazione, di concertazione e di partecipazione, stabilendo anche le modalità di monitoraggio e di verifica del raggiungimento degli obiettivi, partendo dal presupposto che non si può prescindere dalle leve sistematiche in cui è realmente possibile operare, quindi in primo luogo quella economica”.
De Luca è entrato quindi nel merito dell’articolato spiegando come la proposta di legge in questione sia propedeutica al Piano regionale dei rifiuti che verrà adottato entro questo mese dalla Giunta arrivando dunque, di seguito, sul tavolo della Seconda commissione.
Come ha spiegato l’assessore e come scritto nella relazione che accompagna l’atto, il sistema di gestione dei rifiuti, da sempre al centro dell’attenzione delle politiche europee, è stata oggetto di un’ulteriore evoluzione con l’adozione del cosiddetto Pacchetto sull’economia circolare del 30 maggio 2018 e della Regolamento (Ue) 2024/1781 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024 ‘requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili’.
Vengono delineate nuove sfide e traguardi in termini di riciclo, recupero dei materiali e riduzione del conferimento in discarica. Questi obiettivi costituiscono il punto di riferimento per l’azione delle Regioni, che devono operare nel rispetto delle competenze loro attribuite dalla legislazione vigente.
In questo scenario, il disegno di legge si propone di dotare la Regione Umbria di una legislazione al passo con i tempi, capace di promuovere lo sviluppo di modelli socio-economici improntati alla sostenibilità e alla circolarità dell’intera filiera produttiva. L’intento è quello di superare la logica lineare del ‘cradle to grave’ (dalla culla alla tomba) e di abbracciare un approccio circolare, ‘cradle to cradle’ (dalla culla alla culla), in cui la materia viene recuperata. Vengono così previste una serie di disposizioni che, da un lato, considerano l’intero ciclo di vita dei prodotti, intervenendo fin dalle fasi di progettazione e produzione per prevenire la generazione di rifiuti. Dall’altro lato, si interviene sulla gestione dei rifiuti stessi, privilegiando il recupero come risorsa e incentivando il reinserimento nei processi produttivi.
Particolare attenzione – prosegue il comunicato diffuso dall’ufficio stampa dell’Assemblea legislativa – viene riservata ad una corretta gestione dei rifiuti non solo come strumento per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela della salute, ma anche come motore di nuove opportunità economiche e come garanzia di un rapporto equilibrato tra cittadini, generazioni future e risorse naturali.
Gli strumenti di natura programmatoria assumono in tale contesto un ruolo fondamentale: al Piano di gestione integrata dei rifiuti, che si amplia in ‘Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti e dell’economia circolare’ (Prec) e al ‘Piano regionale di bonifica dei siti contaminati’ (Prebo) che ne costituisce parte integrante, si affiancano strumenti volti a favorire le politiche di prevenzione dei rifiuti: primo tra tutti, la ‘Strategia regionale di prevenzione della produzione dei rifiuti’ (Prev), nonché altri strumenti, quali la progettazione ecocompatibile, la diffusione di centri per il riuso, le piattaforme di condivisione, la creazione e il sostegno di reti per il riutilizzo e la riparazione, nonché l’introduzione di sistemi di cauzione-rimborso e di riconsegna-ricarica.
La proposta legislativa mira a ridurre al minimo la quantità di rifiuti, garantendo un’elevata qualità e quantità della raccolta differenziata, ma anche nuovi e più ambiziosi obiettivi, sia in termini di miglioramento qualitativo e quantitativo di raccolta, differenziata che di recupero e riduzione dello smaltimento in discarica. Viene introdotta una forte spinta verso l’eco-fiscalità non soltanto attraverso la graduale estensione sul territorio regionale della tariffazione puntuale, ma anche attraverso una completa ridefinizione del tributo speciale per il conferimento dei rifiuti solidi (la cosiddetta ‘ecotassa’), prevedendo un sistema di sconti in favore dei comuni con elevati livelli di raccolta differenziati per quanto concerne i rifiuti urbani, ed in considerazione di maggiori percentuali di recupero a valle di trattamento per quanto concerne gli inerti.
Viene introdotto inoltre, il ‘contributo ambientale’ calcolato come percentuale della tariffa unica di conferimento agli impianti, da ripartire in quota parte, ai comuni sede degli impianti di recupero e di smaltimento, per il superamento del disagio ambientale connesso alla presenza degli stessi; ad Arpa per lo svolgimento delle attività in materia ambientale e per la restante parte alla Regione da destinare alle finalità della legge e prioritariamente ad attività di studio e ricerca e alle analisi sul rifiuto a smaltimento al fine di supportare le politiche di prevenzione.
A questi strumenti si affiancano meccanismi di premialità/penalità per i Comuni che raggiungono o meno i traguardi stabiliti dagli strumenti di pianificazione. Una diretta applicazione del principio del ‘chi inquina paga’, volta a incentivare concretamente i comportamenti virtuosi e disincentivare quelli dannosi, superando l’attuale paradigma. Vengono introdotte le Comunità dell’economia circolare (Cec), intese come agglomerati produttivi regolati da patti di sviluppo quinquennali per favorire la simbiosi industriale e lo scambio di sottoprodotti. Inoltre viene posta grande attenzione alla governance partecipativa e al coinvolgimento di cittadini, attori socio-economici e operatori del settore. Oltre all’Osservatorio regionale dei rifiuti viene istituita la Consulta regionale per la transizione ecologica del ciclo dei rifiuti e prevede specifiche iniziative di informazione, educazione e sensibilizzazione, da attuarsi anche attraverso la diffusione di materiali didattici nelle scuole e campagne di comunicazione focalizzate sul riuso, sull’impronta ambientale e sulla valutazione del ciclo di vita dei prodotti.
Nel disegno di legge vengono fissati obiettivi progressivi per quanto riguarda la raccolta differenziata, il riciclo effettivo, la riduzione dei conferimenti in discarica e la riduzione del rifiuto residuo. In particolare, Raccolta differenziata: raggiungimento del 75% entro il 2028, dell’80% entro il 2030 e dell’85% entro il 2035; Riciclo effettivo: recupero di materia pari al 60% entro il 2028, salendo al 70% nel 2035; Riduzione dei conferimenti in discarica: abbattimento drastico fino al 10% entro il 2035; Riduzione del rifiuto residuo: l’obiettivo è scendere a 100 kg/abitante/anno di rifiuto urbano residuo (Rur) entro il 2030 e a 60 chilogrammi entro il 2035.
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