Agricoltura e finanza tra opportunità e criticità – Soldi


L’agricoltura è sempre più al centro delle attenzioni del mercato dei capitali e la finanza, se ben governata, può rappresentare un’occasione per l’azienda agricola che vuole svilupparsi. L’impresa agricola contemporanea è in piena metamorfosi e giocherà sempre più un ruolo strategico nella sicurezza degli approvvigionamenti, non solo di beni alimentari. Le aziende agricole, pilastro dell’economia reale e non astrazione finanziaria, sono e resteranno protagoniste della produzione di energia rinnovabile, con la riconversione degli scarti agricoli e con la possibilità di produrre energia fotovoltaica, tramite sistema agrivoltaico. Date le esigenze di decarbonizzazione e la necessità per le grandi aziende di rispettare i criteri Esg, il settore primario, per la sua naturale capacità di stoccare carbonio, è bersaglio ideale per fondi di investimento che si focalizzano sulla sostenibilità.

 

Il rapporto fra finanza e agricoltura è stato il filo conduttore di un convegno che si è tenuto lo scorso 7 settembre a Gonzaga (Mn), durante la Fiera Millenaria. L’incontro, dal titolo “L’agricoltura del terzo millennio si confronta con la grande finanza tra criticità e opportunità”, è stato organizzato da Fondazione Gian Paolo Tosoni e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Mantova.

 

Confronto fra finanza e agricoltura

 

“La finanza – ha detto Gianni Allegretti, presidente della Fondazione Gian Paolo Tosoni, durante il convegno – si è accorta di quanto può valere l’agricoltura”, mentre l’avvocato Maria Cristina D’Arienzo, responsabile delle Politiche Creditizie di Confagricoltura, gli ha fatto eco: “Oggi da parte dei mercati di capitali c’è interesse verso imprese che generano valore ambientale e sociale. L’agricoltura può diventare protagonista.

 

Ciò che va evitato, sempre per l’avvocato Maria Cristina D’Arienzo, è che l’agricoltura si finanziarizzi perché ciò comporta il rischio che la terra e l’azienda agricola diventino asset speculativi. Eppure l’interesse del capitale per l’agricoltura può, se ben gestito, avere dei vantaggi: l’apporto di capitale consente di finanziare investimenti in innovazioni come tecnologie destinate ad efficientare gli input agricoli o come l’intelligenza artificiale; ci può essere apporto di capitale di rischio che consolida la struttura patrimoniale dell’azienda; può esserne favorito l’accesso ai mercati esteri o il rafforzamento all’interno della filiera.

 

“L’importante – ha avvertito l’avvocato – è che l’azienda non perda il controllo strategico. Al centro devono rimanere la visione e l’autonomia dell’imprenditore agricolo, l’identità della produzione, il legame con il territorio. Di fronte a interventi finanziari come potrebbe essere il private equity, il rischio di perdere autonomia c’è. In questo caso gli investitori entrano nel capitale dell’azienda agricola e possono anche arrivare a condizionare la strategia dell’azienda”. Con il private equity l’investitore in pratica diventa socio dell’azienda su cui investe, non si tratta di un prestito di denaro per permettere all’impresa in questione di crescere. “Fra finanza e agricoltura c’è da considerare anche il rischio di conflitto di orizzonte temporale. I cicli produttivi dell’agricoltura hanno tempi medio lunghi, la finanza ha il fine del rendimento e tempi brevi. Le dinamiche sono diverse”, ha sottolineato Maria Cristina D’Arienzo di Confagricoltura.

 

Fra le vie emerse, durante l’incontro mantovano, per evitare che la minaccia si concretizzi c’è l’aggregazione e, in particolare, strumenti come le reti d’impresa e i contratti di filiera. Questi infatti attraggono la finanza e, grazie alla massa critica creata, permettono alle aziende agricole di mantenere l’autonomia. I contratti di filiera riducono l’incertezza, stabilizzano i ricavi aumentando la bancabilità delle aziende. Le reti d’impresa sono collaborazioni fra aziende, senza fusione. Fra i vantaggi ci sono l’abbattimento dei costi di produzione e l’efficientamento. “L’agricoltura italiana ha bisogno di essere finanziata, non finanziarizzata”, ha scandito ancora l’avvocato Maria Cristina D’Arienzo. L’azienda agricola si trova quindi in tensione fra bisogno di capitali, rischio del private equity e necessità di difendere la sua autonomia.

 

D’altra parte, è stato sottolineato, rispetto ad altri settori, il tasso di deterioramento del credito in agricoltura è più basso. La qualità del credito concesso alle aziende agricole è quindi migliore. Il tasso di deterioramento permette infatti di valutare la rischiosità del credito. Secondo dati della Banca d’Italia, a dicembre 2024, il tasso di deterioramento del settore primario era all’1,56% rispetto all’1,86% del totale economia.

 

Finanza alternativa e strutturata, garanzie pubbliche e strumenti come “Ismea Investe” possono sbloccare liquidità. Rispetto a quest’ultima possibilità, Ismea finanzia, a condizioni di mercato, in via minoritaria, su aumenti di capitale, prestiti obbligazionari, mutui o strumenti finanziari partecipativi per progetti di sviluppo. Una novità 2026 è la possibilità data dalla Legge 34/2026 di “cartolarizzare le scorte”, ovvero di ottenere liquidità immediata, senza contrarre debiti con le banche, ma sfruttando il magazzino. È un’operazione adatta a quelle società che hanno in invecchiamento prodotti a lunga stagionatura e di valore come ad esempio formaggi, salumi o vini. È una soluzione principalmente rivolta a cooperative, Op e società di capitali, come Spa o Srl. L’importante è che siano strutturate e che dispongano di un magazzino “interessante”. “La Legge 34/2026 – ha detto Gianni Allegretti, presidente della Fondazione Gian Paolo Tosoni – ha permesso di creare valore da un bene che fino ad oggi era considerato un freno. Grazie alla norma si genera liquidità immediata”.

 

Le garanzie pubbliche aiutano le imprese agricole a ottenere credito dalle banche perché gli istituti di credito sanno di poter contare su una garanzia, in caso di insolvenza rispetto a un prestito. Hanno il vantaggio di abbattere il rischio per le banche e di ridurre i tassi di interesse per l’azienda. “Oggi – ci ha detto l’avvocato Maria Cristina D’Arienzo – sia Ismea che il Medio Credito Centrale, Fondo PMI gestiscono fondi di garanzia per sostenere il settore primario. Se l’agricoltore non dispone di adeguate garanzie proprie, una garanzia pubblica può affiancare il finanziamento bancario. La presenza della garanzia riduce il rischio per la banca, facilita la concessione del credito e contribuisce ad ottenere condizioni più vantaggiose, compreso un tasso di interesse più contenuto”.

 

Un momento dell’incontro “L’agricoltura del terzo millennio si confronta con la grande finanza tra criticità e opportunità”

(Fonte foto: Barbara Righini – AgroNotizie®)


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