I numeri diffusi da Confesercenti sulla situazione del commercio ligure e, in particolare, sulla provincia della Spezia, dovrebbero preoccupare tutti, a partire da chi ha responsabilità di governo del territorio. In sei anni, nella nostra provincia, è scomparso il 16,4% delle imprese del commercio al dettaglio. Nel capoluogo il dato arriva al 16,9%. Numeri che non possono essere liquidati come una semplice conseguenza dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori o della crescita dell’e-commerce.
Dietro queste percentuali ci sono negozi che chiudono, lavoratori che perdono il proprio posto, piccoli imprenditori costretti a rinunciare alla propria attività, strade che si impoveriscono e cittadini che vedono diminuire i servizi di prossimità.
A sottolinearlo è Daniele Viviani, segretario generale della Filcams Cgil della Spezia, che richiama le istituzioni a una riflessione sulle scelte politiche, amministrative e urbanistiche che hanno contribuito alla trasformazione del tessuto commerciale cittadino.
“I dati diffusi da Confesercenti dovrebbero far riflettere tutti, soprattutto chi ha responsabilità di governo del territorio. Nella provincia della Spezia, in sei anni, abbiamo perso il 16,4% delle imprese del commercio al dettaglio. Nel capoluogo il dato sale al 16,9%. Non possiamo considerare tutto questo un fenomeno naturale o inevitabile: dietro i numeri ci sono attività che chiudono, lavoratori che perdono il posto e intere strade che si impoveriscono”.
“C’è poi un dato che riteniamo particolarmente significativo: nella provincia della Spezia il lavoro autonomo legato al commercio è diminuito del 21,1%. È il segnale di una trasformazione profonda del nostro sistema commerciale, sempre più concentrato in realtà strutturate e grandi catene e sempre meno caratterizzato dalla presenza del piccolo commercio indipendente. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci quanto di questa situazione sia inevitabile e quanto, invece, sia il risultato di scelte politiche, amministrative e urbanistiche”.
Secondo la Filcams Cgil della Spezia, negli ultimi anni è mancata una vera strategia complessiva di valorizzazione del centro cittadino. Il risultato, evidenzia il sindacato, è una progressiva trasformazione dell’offerta commerciale, con una crescita di ristoranti, bar e attività legate alla somministrazione e una contemporanea scomparsa di negozi e attività commerciali tradizionali.
“Sia chiaro: non abbiamo nulla contro la ristorazione, che rappresenta una componente importante dell’economia e del turismo della nostra città e nella quale lavorano migliaia di persone. Il problema nasce quando una città perde il proprio equilibrio e l’unica risposta alla crescita turistica sembra essere l’apertura dell’ennesimo locale, mentre diventa sempre più difficile trovare negozi, servizi e attività di prossimità. Una città non può vivere soltanto di tavoli apparecchiati”.
“Un centro storico vivo ha bisogno di commercio, artigianato, servizi, cultura, residenza, turismo e lavoro. Ha bisogno di persone che lo frequentino durante tutto l’arco della giornata e durante tutto l’anno. Non basta organizzare qualche evento o registrare l’aumento delle presenze turistiche per poter dire di avere una politica per il centro. Serve un progetto di lungo periodo che metta insieme commercio, turismo, cultura, mobilità, parcheggi, trasporto pubblico, qualità urbana, sicurezza, servizi e occupazione”.
Per il sindacato, la questione non riguarda soltanto la sopravvivenza delle singole attività, ma la qualità della vita e il futuro dell’intera comunità. La progressiva desertificazione commerciale rischia infatti di impoverire il tessuto sociale della città, riducendo i servizi, i luoghi di relazione e le opportunità di lavoro.
“Quando chiude un negozio non perdiamo soltanto una vetrina. Perdiamo un servizio, un presidio sociale, un luogo di relazione e, spesso, un posto di lavoro. Quando una strada perde progressivamente le proprie attività, cambia anche la qualità della vita e aumenta il rischio di una marginalizzazione di intere aree urbane. Per questo le amministrazioni locali devono assumersi le proprie responsabilità e spiegare quale sia la visione di città che intendono costruire per i prossimi anni”
“Non è sufficiente dire che il turismo cresce. Dobbiamo capire che tipo di turismo vogliamo, quale economia intendiamo costruire e soprattutto quale lavoro vogliamo garantire. Il turismo deve essere una risorsa per tutta la città, non un modello economico che produce soltanto consumo veloce e stagionalità. Più turismo deve significare anche più lavoro di qualità, più servizi, più commercio e maggiore ricchezza distribuita sul territorio”.
La Filcams Cgil chiede quindi un cambio di passo e l’avvio di un confronto con le istituzioni, le associazioni di categoria e tutti i soggetti interessati al futuro economico e sociale della città.
“Siamo pronti al confronto con le istituzioni, le associazioni di categoria e tutti i soggetti che hanno a cuore il futuro della Spezia. Ma chiediamo un cambio di passo. La desertificazione commerciale non è soltanto un problema degli esercenti: è un problema di tutta la comunità. Non possiamo accettare che la progressiva scomparsa dei negozi venga considerata un destino inevitabile”
“Se in sei anni abbiamo perso quasi un’attività commerciale su sei, è arrivato il momento di smettere di limitarci a commentare i numeri. Dobbiamo chiederci perché è successo, quali responsabilità ci sono, cosa non è stato fatto e soprattutto cosa vogliamo fare per invertire la rotta. La Spezia ha bisogno di un centro che non sia soltanto una destinazione turistica dove mangiare e bere. Ha bisogno di tornare a essere una città vissuta, abitata e commercialmente viva. Il centro non ha bisogno soltanto di nuovi tavoli: ha bisogno di nuove idee, investimenti e di una precisa volontà politica di valorizzarlo”.
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